AGI - Oggi assistiamo a percorsi divergenti: ci sono registi, come Luca Guadagnino, che realizzano film costosissimi, capaci di montare grandi progetti che però spesso non portano a casa nulla anche all'incasso. Poi c'è chi prova a rifare il cinema americano senza riuscirci. E infine un terzo filone, quello in cui mi riconosco, con budget sostenibili.
Pupi Avati presenta a Roma il suo ultimo film, 'Nel tepore del ballo', e non risparmia critiche a una industria sempre più bistrattata e umiliata anche a livello internazionale come dimostra l'esclusione dal concorso di Cannes.
Il problema dei budget nelle scelte artistiche
"Il problema è che oggi il budget è diventato un peso nelle scelte artistiche - spiega il regista bolognese - mentre il cinema che ho sempre cercato di fare puntava prima di tutto alla qualità, e non è neanche particolarmente incoraggiato dalle istituzioni". Un cinema che, nel caso del nuovo film, torna a concentrarsi sull'uomo e sulle sue fragilità.
Il ritorno al dramma intimista
'Nel tepore del ballo' segna infatti il ritorno del regista al dramma intimista, con la storia di Gianni Riccio, celebre conduttore televisivo travolto da uno scandalo finanziario proprio all'apice della carriera. Tra Roma e Jesolo, il film racconta la caduta pubblica e il confronto con un passato fatto di perdite, ambizioni e di un amore sacrificato. Il film, che sarà in sala dal 30 aprile distribuito da 01 Distribution, vede nel cast anche Giuliana De Sio, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Morena Gentile, Manuela Morabito e con Raoul Bova e con la partecipazione straordinaria di Bruno Vespa e Jerry Calà nel ruolo di se stessi.