AGI - Il tema della parità di genere irrompe a Sanremo complice le poche cantanti presenti nel cast 2026. A lanciare il dibattito era stato proprio Carlo Conti che ieri aveva auspicato per il futuro "una maggior presenza" delle artiste in gara. Un auspicio ‘boomerang’ per il direttore artistico che nel corso della conferenza stampa all’Ariston è stato più volte incalzato da una cronista.
"Preferisce gli uomini", lo tallona. "Io mi assumo le responsabilità delle scelte che ho fatto in base alle canzoni che sono state presentate. Evidentemente è un momento discografico dove la presenza maschile è superiore a quella femminile. Io scelgo le canzoni", la replica del direttore artistico.
Il tema riempie, nella giornata, i taccuini dei giornalisti. "I numeri dicono questo, siamo poche", sottolinea Malika Ayane. Ma "essendo un'inguaribile ottimista, penso che sia successa una cosa bella in questo cast: tutte le donne hanno proposte diversissime l'una dall'altra, con identità musicali e personali molto diverse, e questa è già una buona notizia".
Chiude il cerchio la ‘Divina’. E con una lettura che rimanda al mondo dell'antico Egitto suona la carica. "Prendiamoci il potere", sollecita Patty Pravo. "Io ho fatto tutto ciò che mi pareva, nel bene e nel male. Spero che anche le altre donne facciano lo stesso", dice.
"Ieri stavo vedendo una cosa sugli egizi, c'erano tante donne capo, avevano un grande potere. Noi siamo un po' in ritardo. Il potere dobbiamo prendercelo da sole". "Le donne millenni fa erano molto libere, erano capi di Stato, mandavano avanti imperi. Adesso abbiamo questo problema da centinaia d'anni, sarà risolto prima o poi naturalmente", prevede la ragazza del Piper.