AGI - La scaramanzia nel cassetto e le luci sui gradini. Tredici scalini in ferro più l’ultimo per sbarcare in scena. La scalinata è motorizzata, può scomparire in una manciata di secondi. Ma rimane uno spauracchio per molti artisti (le cadute sono ‘quasi’ una tradizione) al pari del microfono. Buona la ‘prima’ nelle prove generali di ieri. Questa sera il test davanti al pubblico di tutta Italia.
L’architetto e la scenografia
“Ogni scalino è largo 40 centimetri per cinque metri. Sono estremamente comodi. Ho provato anche scalzo a scendere e funziona bene”, confida all’AGI l’architetto Riccardo Bocchini che per la quinta volta a Sanremo ha firmato la scenografia del Festival. Passerella glamour o percorso a ‘ostacoli’. Temuta tanto da diventare materia da tutorial e al tempo stesso ambita rampa di lancio verso le luci della ribalta. Lo scalone dell’Ariston torna così in scena pronto a testare i protagonisti del festivalone. L’ultimo gradino si appoggia su un palco di 250 metri quadrati.
Tutto intorno brilla un laboratorio di tecnologia: 2.800 metri di strip luminosi, ledwall e mixer digitali. Espansione dello spazio ed asimmetria delle linee: i due principi che hanno ispirato l’architetto nel modellare il palcoscenico. “Per ideare questa scenografia - spiega - sono partito dalla musica contemporanea che non è mai statica. Così abbiamo creato uno spazio asimmetrico basato su una sorta di boccascena teatrale che si alzerà allungandosi in tre fascioni, sia in orizzontale e sia in verticale”.
L’obiettivo è creare l’effetto guscio. “Questi tre fascioni motorizzati si innalzano e attraverso il boccascena di incurvano abbracciando tutta la scena. Ho cercato di avvicinare artisti e pubblico con un palco avvolgente e l’orchestra distribuita su tre livelli”.
La centralità della scala
Tra ‘incroci’ e curve, la scala dell’Ariston mantiene invece la sua centralità. “E’ una grande entrata teatrale. I tredici scalini motorizzati e in ferro, a seconda delle esigenze di scena, potranno scomparire”.
Cadute celebri e ironia social
Intanto sui social e pure dietro le quinte del teatro, la ‘scala’ dell’Ariston è uno dei temi più dibattuti. Resiste al tempo e alla memoria. Sono passati 19 anni ma non è stata ancora dimenticato il super capitombolo di Michelle Hunzicher (edizione 2007) subito soccorsa dall’allora conduttore Pippo Baudo. Più recente l’inciampo di Francesca Michielin che già prima della partenza della scorsa edizione rimediò una distorsione alla caviglia. “Non c’è nessun grado di separazione tra me e le scale dell’Ariston: sono caduta anche stavolta”, ironizzò la cantante sui social. Quasi stesso copione per Angelina Mango, vincitrice dell’edizione del 2024. Complici le scarpe con le zeppe alte perse l’equilibrio risalendo le scale. “Sono un po' stanca”, ammise per poi ricevere l’incoraggiamento del pubblico.