AGI - Se osserviamo la linea del tempo del Festival di Sanremo dal 2010 a oggi, non stiamo guardando solo una lista di canzoni, ma la metamorfosi dell'industria discografica italiana. In quindici anni, il palco dell'Ariston è passato dall'essere l'ultimo baluardo del "bel canto" tradizionale a diventare il principale acceleratore della musica fluida, tra urban, indie e pop iper-contemporaneo.
All'inizio degli anni 2010, Sanremo era il terreno di conquista dei talent show (Amici e X Factor). Vincitori come Valerio Scanu (2010) ed Emma (2012) hanno segnato un'epoca in cui il voto da casa, guidato dalle fan-base televisive, dettava legge. La struttura musicale rimaneva però classica: la "ballatona" sanremese era ancora lo standard aureo per la vittoria.
La trasformazione di Sanremo: dal bel canto ai social
Il 2015 segna una prima rottura con l'arrivo de Il Volo, che pur riportando il genere lirico-pop, apre le porte a una visione internazionale del Festival. La vera scossa “tellurica” arriva però nel 2019 con Mahmood. La sua "Soldi" rompe definitivamente gli schemi con introduzioni di sonorità urban e R&B; testi che riflettono la nuova identità multiculturale italiana, struttura ritmica che predilige il "clap" al classico arrangiamento orchestrale esplosivo. Con la direzione artistica di Amadeus, il Festival ha smesso di ignorare le classifiche Spotify. La vittoria dei Måneskin (2021) ha trasformato Sanremo in un esportatore globale di musica, portando il rock (seppur glam e radiofonico) dove non era mai arrivato prima. Negli ultimi anni, la vittoria di artisti come Marco Mengoni (2023) e Angelina Mango (2024) conferma un nuovo equilibrio, ovvero la capacità di unire la qualità vocale a produzioni contemporanee che funzionano sia in radio che sui social media (TikTok in primis). Il cambiamento non è solo estetico, ma strutturale. La giuria delle radio e il peso crescente delle visualizzazioni hanno costretto gli autori a scrivere canzoni con "hook" (i famosi ganci tanto cari agli algoritmi) immediati. Se nel 2010 si aspettava il ritornello al minuto 1:30, oggi la canzone deve catturare l'utente nei primi 15 secondi. Negli ultimi anni, il Festival non si vince più solo all'Ariston, ma su TikTok, Instagram e X. Se tra il 2010 e il 2015 il successo di una canzone si misurava dalle vendite dei CD, oggi il termometro è la viralità dei contenuti brevi. Il rapporto tra Sanremo e i social ha riscritto le regole della competizione in tre punti chiave:
Sanremo e i social: le nuove regole del successo
- FantaSanremo. Nato come gioco di nicchia, è diventato un fenomeno di massa capace di influenzare le performance degli artisti. La ricerca di "punti" attraverso gesti simbolici o outfit specifici genera un engagement senza precedenti, costringendo l'algoritmo di Google e dei social a mantenere il Festival in cima ai trend per l'intera settimana.
- La "TikTokability" del brano. Gli autori oggi scrivono pensando ai "15 secondi d'oro". La vittoria di Angelina Mango (2024) o il successo virale di brani come "Cenere" di Lazza dimostrano come un beat accattivante o una coreografia semplice (pensiamo a "Musica Leggerissima" di Colapesce Dimartino) siano fondamentali per scalare le classifiche globali.
- Il Real-Time Marketing. Sanremo è diventato il terreno di scontro dei brand. Le conversazioni su X (ex Twitter) creano una narrazione parallela che trasforma ogni "stecca" o imprevisto (dal caso Blanco ai fiori, fino ai meme) in un evento mediatico che vive ben oltre la diretta TV. Oggi un brano che non genera "Reels" o "Stories" è considerato un brano a metà. La discografia ha capito che il televoto è solo una parte dell'equazione, la vera vittoria è la persistenza digitale. Un brano può arrivare decimo a Sanremo ma primo su Spotify grazie al passaparola social, cambiando radicalmente il concetto di "successo sanremese".
I brani social-first che hanno dominato gli algoritmi
Ma quali sono i brani “Social-First" che hanno dominato gli algoritmi di TikTok, Instagram e Spotify e che hanno cambiato le regole del gioco dal 2021 a oggi?
- Måneskin – Zitti e Buoni (2021). Il brano dei Måneskin è sicuramente il Big Bang globale. Non solo ha vinto il Festival e l'Eurovision, ma è diventato il suono ufficiale della ribellione Gen Z su TikTok, accumulando miliardi di streaming e trasformando la band in un fenomeno mondiale.
- Colapesce Dimartino – Musica Leggerissima (2021). Il caso studio perfetto di "meme-song". Grazie al balletto iconico e al ritmo ipnotico, il brano è rimasto virale per mesi, dimostrando che l'estetica "indie-cool" funziona meglio della classica melodia sanremese.
- Lazza – Cenere (2023). Arrivato secondo, ma primo ovunque nel mondo digitale. È il brano che ha sdoganato definitivamente il rap/urban a Sanremo, mantenendo il record di permanenza al n.1 della classifica FIMI per settimane post-Festival.
- Annalisa – Sinceramente (2024). La regina del "fischietto" virale. Ogni sua mossa è studiata per diventare un trend, coreografie semplici, ritornelli martellanti e una produzione che sembra nata per essere la colonna sonora di migliaia di Reels.
- Angelina Mango – La Noia (2024). La vittoria della "nuova scuola". Ha saputo mescolare la cumbia con il pop moderno, generando una tempesta perfetta sui social grazie alla sua energia sul palco e alla capacità di intercettare un pubblico giovanissimo.
Sanremo: il Super Bowl della musica italiana
Sanremo, dunque, è passato dall'essere un rito nostalgico per famiglie a diventare il "Super Bowl della musica italiana", capace di dettare i trend dell'intero anno solare.