AGI - Azzurro come i colori dell’Italia. “Azzurro” come la canzone icona del made in Italy dedicata in coro a Sergio Mattarella da Laura Pausini e dai big dell’Ariston.
Per la prima volta Sanremo entra al Quirinale
Per la prima volta, il Quirinale apre le porte a Sanremo. Outfit elegante (persino J-Ax si è tolto il cappello da cow boy) cantanti e conduttori entrano in tarda mattinata nel Palazzo della Presidenza della Repubblica.
Per un augurio speciale. "Un 'in bocca al lupo' collettivo con assoluta imparzialità", scherza Mattarella meno di 24 ore dopo il successo della sua missione a Cortina.
Mattarella, "la musica leggera è parte del patrimonio culturale italiano"
Dalla neve olimpica alle “Olimpiadi della musica italiana”, per dirla come il direttore artistico Carlo Conti che ha guidato la pattuglia sanremese.
La musica è una "storia importante che ha sempre visto ascolti e coinvolgimenti elevatissimi" grazie alla “Rai che anno dopo anno lo ha fatto entrare nelle case degli italiani". La musica leggera, pop, fa "parte del patrimonio culturale italiano", il sigillo del Presidente della Repubblica accompagnato dai sorrisi e dai cenni di soddisfazione di tutti gli artisti presenti.
Rispetto alle prime edizioni del Festival di Sanremo, ora "c'è da curare il messaggio, l'immagine" che "ogni anno viene scoperta" quando viene messo in onda", quindi spiega il Capo dello Stato "quello che fate è espressione della vostra capacità artistica ma anche impegno per la vita culturale del Paese".
"Nei giorni scorsi sono stato a Cortina e Milano, domani sarà a Nuoro per ricordare il Premio Nobel conferito a Grazia Deledda", sottolinea "si tratta di tre forme diverse di cultura del nostro Paese, unite da un comune filo conduttore".
"L'importanza del Festival travalica le apparenze"
Tra di esse "il Festival raccoglie, esprime e sollecita i giovani a partecipare al mondo della musica leggera e pop" diviene un "appuntamento la cui importanza travalica le apparenze, è sostanziale" e così sarà anche questa volta per "milioni di persone".
Il ricordo della prima edizione
Mattarella ha confessato di ricordarsi molto bene della prima edizione della manifestazione, risalente al 1951 ("avevo 10 anni") ma ancora adesso ha evitato di manifestare le sue preferenze, per equità, riguardo ai cantanti di allora. Ha però rievocato la "voce inconfondibile" del presentatore di quella edizione, Nunzio Filogamo, come anche "il grandissimo trascinamento popolare" che, grazie alla Rai, il Festival ha continuato ad avere anche nelle edizioni successive.
"Per quello che so", ha aggiunto, "oggi mediamente sono 20 i milioni di italiani che lo seguono sera per sera". Questo dimostra quanto la musica leggera, pop, facciano parte del patrimonio culturale italiano.
L'arrivo degli artisti tra emozione e la folla dei fan
Gli artisti arrivano al Quirinale alla spicciolata e schivano i tanti curiosi e i fan a caccia di autografi. Tra i big domina il look delle grandi occasioni. Senza troppi fronzoli. J-Ax si distingue tra le tante giacche, cappotti e cravatte: indossa un cappello da cow boy (che poi si toglierà) e pantaloni con le frange.
Mattarella e la difficoltà nell'imbroccare le note
C’è poi chi non rinuncia agli occhiali da sole e chi (forse per omaggiare i Giochi) ha preferito la tinta oro (olimpico). Mattarella rivela un particolare inedito della sua personalità: ha difficoltà nell'imbroccare le note. Quanto ai cori, li lascia agli altri fin dai tempi della scuola d'infanzia. Inizia l'udienza, la prima a memoria d'uomo che vede gli artisti di Sanremo salire in questa veste i gradini dello Scalone d'Onore del Quirinale.
Saluta Carlo Conti, conduttore e direttore artistico della manifestazione. Con lui Laura Pausini. Presente anche l'ad della Rai Giampaolo Rossi.
Le bizze del microfono
Conti non manca di ricordare il peso della produzione musicale italiana, anche in termini di cultura ed economia. Prende la parola il Capo dello Stato, il microfono accenna a qualche bizza. "Non si preoccupi, Presidente, succede anche a Sanremo. Anche peggio ...", assicura il direttore artistico-presentatore. Il quale, al termine del saluto di Mattarella, rievoca il "Cari amici vicini e lontani" di Nunzio Filogamo e chiama Pausini, a consegnare al padrone di casa - direttamente dagli archivi Siae - la registrazione di "Grazie dei fiori": la canzone con cui Nilla Pizzi vinse la prima edizione del Festival, nel 1951.
Edizione che Mattarella ricorda benissimo, avendo egli allora 10 anni ed avendo passato la sera con l'orecchio incollato alla radio, giacché la televisione ancora non esisteva. Lamenta, la Pausini, che il ruolo di quanti sono impegnati nel pop spesso è misconosciuto: "non sempre veniamo riconosciuti come parte importante della cultura del Paese".
Pausini, facciamo musica non facciamo la guerra
Eppure noi, aggiunge, "facciamo musica, non facciamo la guerra". Il Presidente la consola manzonianamente: "Non sempre l'opinione corrente è quella corretta. 'Il buon senso se ne stava nascosto per timore del senso comune'". "Anche lo sport viene spesso considerato un diversivo, un'attività di relax", aggiunge, "invece è un fenomeno culturale e sociale di grande rilievo".
Il coro 'Azzurro' per Mattarella
Rinfrancato da queste parole, Carlo Conti (pur lasciandosi andare ad una poco precisa lettura del colore azzurro legato alle nazionali sportive italiane: "è il colore della nostra Repubblica") invita tutti i presenti a intonare "Azzurro", capolavoro minimalista ma non troppo di quel genio della musica italiana (pop, leggera, ma che sa di jazz e di poesia) che è Paolo Conte.
Parte Laura Pausini, gli altri seguono. Tutti, meno uno. Lui. "Ricordavo le parole, ma non mi sono associato. Mi hanno insegnato fin dall'asilo a cantare senza emettere suoni", ammette Mattarella, "per non turbare il coro degli altri". Perché ci vuole orecchio.