AGI - C’è un momento, nella vita di ogni leggenda, in cui il peso del mito decide di accomodarsi in poltrona e lasciare che sia il silenzio a parlare. Quel momento, per Harrison Ford, sembra essere arrivato tra le pieghe di una sceneggiatura televisiva, lontano dalle fruste di Indiana Jones. Durante la conferenza stampa per il lancio della terza stagione di Shrinking (la dramedy di successo su Apple TV+ già rinnovata per una quarta), l’attore più iconico di Hollywood ha lanciato un sasso nello stagno che ha il sapore del congedo definitivo.
“Il tipo di lavoro che siamo in grado di fare qui è straordinario”, ha dichiarato Ford con una voce che mescolava orgoglio e una strana, inedita serenità. "Se la mia carriera finisse qui, sarebbe sufficiente. È un lavoro diverso per me, e lo faccio da molto tempo. Mi nutre, mi fa sentire che quello che stiamo facendo ha valore. Cerco questo nella mia vita e sono felice di averlo trovato”.
Parole che colpiscono come un colpo di scena non scritto
Soprattutto perché arrivano a soli dodici mesi di distanza da un'intervista a Variety in cui l'attore, con la consueta scorza dura, respingeva con vigore l'idea della pensione: "Hanno bisogno anche di vecchi per interpretare i vecchi", diceva allora. Ma a 83 anni, l'incontro con il personaggio di Paul Rhoades sembra aver cambiato le carte in tavola. Il cuore pulsante di questa trasformazione risiede nella sfida umana e professionale di interpretare uno psicologo affetto dal morbo di Parkinson.
L'incontro con Michael J.Fox
Una sfida resa ancora più complessa dalla presenza sul set di Michael J. Fox, che con la malattia convive nella vita reale. "È stato scoraggiante”, ha confessato Ford. "Rappresento un personaggio malato davanti a Michael, che ha la malattia vera. Ho sentito una responsabilità profonda”. L'incontro tra i due titani del cinema è diventato il fulcro emotivo della serie. Ford ha descritto Fox come una forza della natura: "Una grazia e un coraggio indomabili. Spero che la sua energia aiuti a dare colore alla mia interpretazione”.
È forse questo bagno di realtà, questo confronto con la fragilità umana, ad aver convinto Ford che non servono altri blockbuster per rendere grande una carriera già immensa. Se davvero Shrinking dovesse essere l'ultimo atto, la parabola di Harrison Ford rimarrebbe una delle più incredibili di sempre. Negli anni '70, Ford non era che un comprimario deluso, un uomo che aveva scelto di imbracciare martello e pialla come carpentiere per mantenere la famiglia, convinto che il cinema non avesse un posto per lui.
Poi l'incontro con George Lucas, il casting quasi casuale per Han Solo, e l'esplosione di un carisma che ha definito tre generazioni di spettatori. Oggi, quell'ex falegname di Los Angeles sembra pronto a posare gli attrezzi. Se questo sarà davvero il suo buen ritiro, lo farà con la consapevolezza di chi ha trovato, proprio alla fine del viaggio, la cosa più difficile da ottenere a Hollywood: la sensazione che tutto ciò che è stato fatto sia, finalmente, "abbastanza".