AGI - “Sarei molto felice se il mio film potesse riportare l'attenzione sul tema del fine vita, perché è un tema importante, enorme, un tema che ci può riguardare tutti, se uno volesse analizzarlo da un punto di vista strettamente egoistico, e quindi spero che si riporti l'attenzione su questo”. Così Paolo Sorrentino, presentando nella sede di Fremantle il suo ultimo film, ‘La grazia’, interpretato da Toni Servillo, Anna Ferzetti e Milvia Marigliano, in sala in circa 500 copie distribuito da PiperFilm.
Una pellicola presentata con successo a Venezia, in cui il regista partenopeo – anche produttore con la sua Numero 10 insieme a The Apartment (società controllata al 100% da Fremantle) e Piper Film – segue il semestre bianco del presidente della Repubblica Maria De Santis, grande giurista, molto credente, chiamato a fare scelte molto importanti che scuotono la sua coscienza. Tra queste, deve promulgare la legge sull’eutanasia (che ancora in realtà in Italia non c’è) oltre a esaminare due domande di grazia di due assassini reo confessi.
La questione morale e la vita privata del presidente
Molto profondo, recitato spesso con tempi lenti, molte pause e tanti sguardi concessi alle telecamere con sapienza da Servillo in primis, ma anche dagli altri attori tutti molto bravi. La questione morale, che questo presidente dal sapore antico, decisamente “democristiano”, vive con dolore e passione, non è l’unico motore del film. C’è anche l’amore, quello mai sopito per la moglie Aurora scomparsa da otto anni.
Un amore quasi infantile, sofferto per l’assenza della donna e per un tradimento confessato da lei 40 anni fa che ancora rappresenta una ferita fresca nel cuore del Presidente. Accanto a lui la figlia Dorotea, giurista eccelsa anche lei, che gli fa da segretaria, tutrice, infermiera, collaboratrice e assistente. Un rapporto che riporta alla memoria quello dell’attuale presidente con la figlia o altri precedenti, come quello di Scalfaro con la figlia.
L'ispirazione del personaggio De Santis
“Il personaggio di Mariano De Santis non è ispirato a Mattarella perché, a poter essere precisi, anche Scalfaro aveva una figlia e la formazione giuridica – spiega il regista - l'essere cattolici è una costante di molti presidenti della Repubblica, quindi è evidente che non mi sono ispirato a Mattarella, ma, almeno per le coordinate essenziali, si è fatto riferimento a numerosi presidenti della Repubblica. Poi il personaggio, nella scrittura, ha preso una sua vita autonoma, indipendente da qualsiasi riferimento reale”.
La riflessione come antidoto all'affrettatezza politica
Un personaggio di una serietà e di un rigore ‘antichi’, un politico che prima di prendere una decisione importante prende sempre del tempo. Una caratteristica giusta per il personaggio, sottolinea Sorrentino, “senza andare nella deriva opposta che era quella che ai tempi della Prima Repubblica si chiamava immobilismo”.
Oggi, aggiunge, “la risolutezza con la quale si prendono adesso le decisioni politiche mi lascia molti dubbi, tant'è che spesso si assiste a smentite, a contraddizioni del giorno dopo, proprio perché le decisioni mi sembrano un po' troppo affrettate. Quindi mi sembra che il nostro presidente De Santis abbia trovato una via media piuttosto efficace in questa sua frase ricorrente, ‘ho bisogno di un ulteriore tempo di riflessione’, soprattutto quando si affrontano temi delicati come quelli che si affrontano nel film”, aggiunge.
VIDEO DELLA CONFERENZA STAMPA
Il rapporto disilluso di Sorrentino con la politica
‘La grazia’ è un film dal forte connotato politico, senza peraltro avere la pretesa di voler raccontare l’attualità. “Il mio rapporto con la politica è abbastanza disilluso – chiarisce Sorrentino - sono nostalgico, come molti nella mia generazione, di figure politiche che interpretavano la politica come una vocazione piuttosto che come un'occasione, che mi sembra sia il sentimento prevalente, non esclusivo, ma prevalente della politica di oggi”.
“È evidente dal film che io sono legato a una figura di politico un po' più antica rispetto a quello che si vede oggi – spiega ancora Sorrentino - cioè a chi interpreta la politica come una sorta di vocazione e professa dei valori che sono abbastanza invisibili, che vanno dal senso altissimo della responsabilità, dalla frugalità, dalla rinuncia. Sono tutti valori che oggi si sono un po' dispersi in larga parte nei politici attuali”, conclude.