Bufalino raccontò  Donna Franca  in una sceneggiatura per Hollywood

Bufalino raccontò  Donna Franca  in una sceneggiatura per Hollywood

Ritrovata tra le carte autografe dello scrittore siciliano a 25 anni dalla sua morte, fu commissionata dal produttore cinematografico Edward R. Pressman.

letteratura bufalino  hollywood

© Fondazione Bufalino - Lo scrittore Gesualdo Bufalino

AGI - "Esterno giorno - Parco di Villa Florio//inverno 1929. Il parco appare deserto, le panchine bagnate//Un rastrello abbandonato sul prato, foglie secche sul viale, mulinate dal vento//In un angolo, un'altalena, tesa fra due alberi, dondola vuota. L'obiettivo risale lentamente alla finestra principale del palazzo, dove, dietro i vetri, una faccia di donna appare. E' Franca Florio". Gesualdo Bufalino e Hollywood sembrano, per dirla con Franco Battiato, "mondi lontanissimi" tra loro, ma non e' andata cosi': tra il 1993 e il 1994 lo scrittore di Comiso traccio' una sceneggiatura per Edward R. Pressman, produttore cinematografico americano (tra le sue produzioni c'e' "Wall Street" di Oliver Stone), scoperta adesso negli archivi della Fondazione intitolata all'autore di "Diceria dell'untore".

Il copione, spiega la Fondazione Bufalino, e' un dattiloscritto con correzioni a mano e varianti applicate con lo scotch dallo stesso autore, e reca come titolo: "Io, Franca Florio". Ovvero, la nobildonna siciliana scomparsa nel 1950 che tra gli altri incanto', per eleganza e bellezza, il pittore Giovanni Boldini. Interlocutore del grande scrittore fu Alessandro Camon, figlio di Ferdinando e sceneggiatore, che si era trasferito a Hollywood come produttore esecutivo. Con "Io, Franca Florio", Bufalino non era alla sua prima prova di sceneggiatore.

Tra il 1988 e il 1989 lo scrittore aveva collaborato da consulente con Sandro Bolchi e Lucio Mandarà all'adattamento per la tv del romanzo di De Roberto "I Vicerè" e, successivamente, aveva scritto il "timido abbozzo" di sceneggiatura tratto dal suo romanzo "Argo il cieco". Gesualdo Bufalino attribuì alla sceneggiatura di "Io, Franca Florio" un autonomo valore letterario, e in un appunto del '95 la indicava come testo da inserire nel secondo volume delle "Opere" Bompiani. "Mi emoziona - ha detto il presidente della Fondazione Giuseppe Digiacomo - questa dimensione di Bufalino non solo grande cinefilo ma, addirittura, sbalzato nello spazio e nel tempo dalle poltroncine sgangherate del Cinema Vona di Comiso allo star system di Hollywood".

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Colta e tragica, poichè vide morire tre dei cinque figli, Donna Franca, che Gabriele D'Annunzio definì "L'unica", assistè anche al declino economico della propria famiglia. Bufalino coglie, tra l'altro, tutta la tristezza di quel destino: "L'obiettivo esplora, alle spalle di Franca, il grande salone. Vi sono accatastati mobili e arredi di pregio, coperti da teli bianchi, in attesa di imballaggio. Gli specchi sono tutti, tranne uno, velati. Con la faccia contro il muro quadri dalla ricca cornice. Su una scrivania alla rinfusa scrigni di gioielli, fasci di lettere, vassoi colmi di fatture e conti non pagati, oggetti di ricordo...dappertutto un'aria di desolazione. Franca assiste in piedi vicino al caminetto, silenziosa e con occhi di pietra. E' vicina ai 60 anni, ma conserva sotto le rughe un bagliore di antica bellezza", scrive Bufalino. "...Fuori campo - continua un frammento della sceneggiatura - si ode la sua voce: "Io sono Franca Florio, sono stata Franca Florio, mi chiamavano la regina di Palermo. A quel tempo, a Palermo, le stagioni non erano quattro ma una, e era sempre primavera...".