Doppiatori chiedono garanzie: "Siamo la categoria più a rischio"

Doppiatori chiedono garanzie: "Siamo la categoria più a rischio"

Il presidente dell'Anad, Roberto Stocchi, spiega: "Come è facile capire, in un momento di pandemia siamo uno dei settori dello spettacolo più a rischio perché lavoriamo a stretto contatto con i colleghi, parlandoci e urlandoci addosso, parlando a un microfono con l'assistente in sala"

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© Agf - Attrice nello studio di doppiaggio

"E' chiaro ed evidente che siamo preoccupati. Perché siamo delle api impollinatrici". In maniera colorita Roberto Stocchi, presidente dell'Anad, l'Associazione nazionale attori doppiatori, spiega all'AGI i dubbi della categoria in vista della 'riapertura' delle attività dopo il lockdown per il coronavirus.
 
I doppiatori sono particolarmente esposti in questo periodo di pandemia e possono diffondere il contagio visto il lavoro che fanno. "Potrebbe essere esponenziale - dice preoccupato Stocchi - perché si tratta di un lavoro che si svolge in giro per la città, usando voce e saliva, il nostro mezzo di comunicazione. Come è facile capire, in un momento di pandemia siamo uno dei settori dello spettacolo più a rischio perché lavoriamo a stretto contatto con i colleghi, parlandoci e urlandoci addosso, parlando a un microfono con l'assistente in sala".
 
Eppure i doppiatori sono chiamati a continuare nel loro lavoro: "All'inizio c'è stato un problema di codici ateco (quelli dell'Agenzia delle Entrate che distinguono le varie attivita economiche, ndr) - spiega - e le aziende di doppiaggio sono state inserite con il codice 59j, ovvero di informazione e comunicazione", non con il codice spettacoli. Spiega Stocchi: "Risulta incomprensibile sapere perché rispondono a questo codice", lo stesso di giornali e carta stampata e quindi, due attività giudicate essenziali. "Noi non siamo tra le attività essenziali e abbiamo scritto al Mise per avere delucidazioni che ci hanno risposto che siamo assorbiti nello stesso codice e quindi dovremmo lavorare". "Per questo motivo stiamo cercando di concerto con associazioni come Anica o Cna e altre a definire il rientro in sala con le dovute cautele e sicurezze", racconta Stocchi.
 
Preoccupazioni che interessano tutti: "Per i colleghi immunodepressi, i più anziani, i più giovani, i minori. Dobbiamo farci carico delle categorie più a rischio - continua - e stiamo cercando di arrivare ad alcuni protocolli condivisi e specifici per il nostro lavoro, legati essenzialmente al virus". Si naviga a vista e non è facile. I doppiatori chiedono garanzie in quanto "diversi soggetti sono autorizzati dal codice ateco, se in regola con i documenti di valutazione rischi, a produrre protocolli che possono ragionevolmente chiedere al doppiatore di tornare a lavorare". Un lavoro in movimento che al momento, però, non può riprendere senza le garanzie richieste dall'associazione.
 
"Facciamo un lavoro nelle sue modalità di effettuazione abbastanza sconosciuto alla stragrande maggioranza delle persone - spiega ancora Stocchi all'AGI - ma anche alle istituzioni e alle autorità. Un lavoro che si svolge su 3 turni giornalieri di tre ore ciascuno, uno la mattina e due il pomeriggio, su 30, 40, 50 studi diversi di registrazione sparsi per la città a livello romano e con numeri minori anche a Milano, Torino e altre realtà".
 
Gli studi di registrazione sono sale "che raramente hanno finestre all'esterno", per proteggere la qualità del prodotto che potrebbe essere disturbato da rumori o interferenze, "non hanno sbocchi all'esterno come pure l'Istituto superiore di Sanità raccomanda ci siano, soprattutto in questo periodo". Lavorare da casa inficerebbe la qualità del prodotto, soprattutto però verrebbe a mancare parte della filiera. L'ipotesi di attuare lo smart working, lavorare ognuno da casa sua, è una questione che solleva molte problematiche, anche di carattere sindacale. "Quello che chiediamo come associazione è che siano garantite tutte le cinque figure professionali come l'attore, l'assistente di doppiaggio, il direttore di doppiaggio e il fonico - spiega - e qualunque deroga a questo, ci vede contrari. Può essere utile lavorare da remoto ma va normato e discusso fuori dall'emergenza. Noi vogliamo parlarne quando l'emergenza non ci sarà - prosegue - perché l'emergenza è una cattiva consigliera e si rischia di fare degli errori e favorire chi vuole bypassare determinate figure personali".
 
Inoltre lo smart working comporta molti problemi pratici ed è difficile applicarlo al doppiaggio. "Il nostro è un lavoro artistico che non è facile fare da casa - spiega Stocchi - fuori da una sala di registrazione, soprattutto perché i nostri committenti richiedono altissima qualità". Il doppiaggio è un settore florido, spiega ancora il presidente dell'Anad, "muove diversi milioni. La nostra è fra tutte le categorie dello spettacolo italiano quella più privilegiata. Ci sono sempre più canali on demand e piattaforme streaming - dice ancora - quindi un lavoro che riveste una forte importanza economica per noi e per gli altri. Se questo fermo continua, però, anche le aziende andranno in sofferenza".
 
"Per questi motivi noi siamo disposti a tornare a lavorare - chiarisce all'AGI Stocchi - ma con i tempi giusti e senza correre rischi per la salute. Chiediamo le più ampie garanzie di sicurezza per permettere ai lavoratori di tornare a fare questo lavoro con una certa tranquillità e nel migliore dei modi possibili. Noi siamo pronti, ma dobbiamo essere pronti quando ne avremo la certezza. Non è un raffreddore - conclude - è una pandemia e si muore".