La lettera dei dipendenti della Scala ai Milanesi isolati per il coronavirus

La lettera dei dipendenti della Scala ai Milanesi isolati per il coronavirus

Un testo che l’AGI ha potuto leggere in anteprima. Non una normale lettera sindacale, come quelle a cui si è abituati: nessuna rivendicazione, nessuna protesta, la missiva dei rappresentanti del teatro è un inno alla bellezza e alla forza dell’arte

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© Claudia Greco / Agf - La Scala è stata chiusa per l'emergenza coronavirus

“Pensiamoci uniti e mettiamo al tappeto la ‘banalità del male’ di cui si nutrono la rinuncia, l’egoismo, il vuoto etico e in una sola parola la grettezza”. 

Bisogna volare alto, come solo l’arte ci insegna a fare, anche in un momento di crisi profonda come quello che stiamo vivendo: è questo il messaggio di una lettera che tutte le Rsa dei sindacati (CGIL CISL UIL e FIALS) dei dipendenti del Teatro alla Scala hanno inviato agli iscritti e alla cittadinanza di Milano. 

Un testo che l’AGI ha potuto leggere in anteprima. Non una normale lettera sindacale, come quelle a cui si è abituati: nessuna rivendicazione, nessuna protesta, la missiva dei rappresentanti del teatro è un inno alla bellezza e alla forza dell’arte.

Gli artisti del più grande teatro d’opera al mondo riscoprono e ricordano a se stessi la funzione catartica della tragedia greca, impersonata da Eschilo, Sofocle, ed Euripide, e codificata da Aristotele: una delle funzioni del teatro è quella di far vivere le situazioni più estreme dell’umano per ‘esorcizzarle’: “Il teatro mette in scena vicende universali, tragedie, commedie, grandi cambiamenti storici, desideri, meschinità, vittorie, sconfitte, amore, odio, sacrificio e vendette, fede e disperazione - si legge nella missiva -. Si tratta di maneggiare ogni giorno con il linguaggio artistico e con l’abnegazione un materiale che è il cuore della natura umana. Il fulcro della nostra forza e della nostra debolezza”. 

Niente è perduto se si guarda il mondo con gli occhi dell’arte, che di per sé è fatta per rimanere e valicare i limiti umani: “Abbiamo sempre fatto il nostro lavoro scrupolosamente - ricordano i musicisti e teatranti milanesi - e con la consapevolezza di inscenare qualcosa di assoluto. Avremo anche imparato che la bellezza non muore mai, e che lo scoraggiamento porta sterilità. Ciò che viene richiesto non va temuto ma impugnato con la certezza di poterlo rovesciare, e di certo di questo periodo ce ne ricorderemo tutti”. 

Un appello, poi, alla responsabilità di essere lavoratori dell’arte e soprattutto lavoratori della Scala: “Colleghe e colleghi, amiche e amici, abbiamo appreso che l’attività è sospesa fino a tutto il 3 aprile 2020. Nella storia del Teatro e non solo, ci troviamo davanti a una prova importante di responsabilità civile e di coscienza individuale. Andrebbe vista come un’opportunità di coesione e di esempio per tutti. Se c’è qualcosa da riscoprire è l’importanza dei valori essenziali per cui abbiamo combattuto e fatto delle scelte. Tutti. A cominciare da quella del nostro lavoro. Se pure non fossimo stati abbastanza consapevoli, ora di certo è l’occasione per continuare la nostra missione culturale con un atteggiamento che dimostri, sia fra noi che in chi ci guarda, una grande capacità di comprensione. Si costruisce con i mezzi che abbiamo, e se ora i soliti mezzi ci sembrano preclusi, siamo comunque in grado di attingere alla nostra umanità e alla nostra esperienza”. 

E una conclusione di speranza: “Aspettiamo con serenità il momento di apparecchiare di nuovo al mondo il banchetto più nutriente per lo spirito: l’Arte”.