Da Tupac a XXXtentacion, la lunga scia di sangue dei rapper in Usa

Dagli anni Novanta ad oggi, chi sono i rapper uccisi in conflitti a fuoco

Da Tupac a XXXtentacion, la lunga scia di sangue dei rapper in Usa

XXXtentacion è solo l’ultimo rapper a cadere sotto una pioggia di piombo, la stessa che, maligna profezia, molti esaltano nei loro flow, il fluire di testi che spesso inneggiano alla violenza, alle armi, ala ricchezza esagerata e ostentata. Il 18 giugno vicino a Miami, è stato ucciso, forse durante una rapina. Prima di lui, una lunga scia di sangue che ha accompagnato alcuni dei cantanti più noti della scena hip hop statunitense. ù

A cominciare da Tupac Shakur, venticinque anni sufficienti a trasformarlo nell'interprete più famoso e influente al mondo. Una carriera spesa soprattutto a raccontare la segregazione, la discriminazione razziale, la vita nel ghetto, come in una delle sue canzoni più famose, Ghetto Gospel, uscita postuma come anche Changes, l’altro capolavoro pubblicato dopo la morte avvenuta il 13 settembre del 1996.

Tupac morì sei giorni dopo un agguato di cui ancora oggi si ignorano i responsabili. Di certo conosciamo soltanto quanto accaduto in quelle ore tra il 6 e il 7 settembre: una serata al casinò MGM Grand di Las Vegas, dove era in programma l’incontro di boxe tra Mike Tyson e Bruce Seldon, poi il trasferimento in auto verso il Club 662 di proprietà della Death Row Records, la casa discografica che pubblicava Tupac e diversi altri grandi nomi della scena rap statunitense degli anni ‘90. Durante il tragitto una Cadillac bianca si avvicina alla Bmw che trasporta Tupac, una dozzina di colpi sparati da distanza ravvicinata e la corsa in ospedale. Meno di una settimana più tardi, la morte.

La faida tra East e West Coast

Metà anni ‘90, Stati Uniti: è l’era del rap come racconto sociale che si afferma definitivamente anche come fenomeno commerciale. Se da una parte c’è Tupac, dall’altra c’è Christopher George Latore Wallace III – detto Notorius B.I.G., o Biggie -. Entrambi nati a New York, a 17 anni il primo si trasferisce a Marin City, San Francisco. Quattromila chilometri che separano la costa est da quella ovest, una distanza geografica e non solo. A metà anni ‘90 si parla di faida tra East Coast – quella di Biggie – e West Coast – quella di Tupac -. Tra i due, in verità, inizialmente i rapporti non sono affatto tesi. Poi arriviamo al 30 novembre 1994. Tupac si trova a New York, negli studi Quad Recording Studios dove ci sono anche Biggie e altri artisti, e viene aggredito da due banditi che gli sparano e lo feriscono. È quell’episodio a segnare la rottura dell’amicizia tra i due pezzi grossi del rap: Tupac rimane colpito dalla reazione di Notorius, che pare sorpreso dal fatto che sia ancora vivo.

L’omicidio di Biggie: una resa dei conti?

Il 9 marzo del 1997, meno di sei mesi dopo la morte di Tupac, a perdere la vita è proprio Biggie. Un agguato che ricorda il primo, con quattro colpi di pistola sparati da un’auto che si avvicina a quella che trasporta il rapper fuori da una festa. Anche in questo caso l’omicidio è tuttora senza colpevoli.

La morte dei due più grandi cantanti hip hop statunitensi degli anni ‘90 spinse i colleghi di entrambe le coste a stringere un patto di non belligeranza, sancito nel 1997. Eppure in strada, in agguati e sparatorie, i rapper continuano a morire. È successo nel 1999 a Fat Pat, di Houston, e nel 2006 a suo fratello Big Hawk, anche lui cantante. A colpi di pistola, a 25 anni, è morto anche il newyorkese Big L. Stessa fine per Mac Dre, gangsta rapper ucciso con un proiettile in testa a 34 anni.

Xxxtentacion, e quel singolo dedicato alle vittime di Parkland

“Quindi, al di fuori della mia miseria, penso che lo troverò un modo di immaginare una vita migliore.. Per il resto di noi, il resto di noi, c'è speranza per il resto di noi, il resto di noi”.

Sono i versi conclusivi di Hope, uno degli ultimi singoli di Xxxtentacion, il rapper statunitense ucciso stanotte durante una sparatoria in Florida. Una canzone che, ironia della sorte, il rapper di Plantation aveva dedicato alle vittime della Stoneman Douglas High School, la scuola di Parkland dove lo scorso 14 febbraio un ex studente aveva aperto il fuoco uccidendo 17 persone



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