Quanto incide Sanremo sul successo discografico di una canzone

Il Festival al via dal 6 febbraio. Cosa si aspettano pubblico e mercato dalla 68ma edizione affidata a Claudio Baglioni dopo il triennio di Carlo Conti

Quanto incide Sanremo sul successo discografico di una canzone
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Baglioni, Hunziker e Favino, Festival Sanremo 2018 

Dal 6 al 10 febbraio 2018 va in scena dal Teatro Ariston di Sanremo il 68mo Festival della Canzone Italiana, condotto da Claudio Baglioni, con la partecipazione di Michelle Hunziker e Pierfrancesco Favino. Baglioni, che non ha mai partecipato come concorrente in gara, è il nono cantante a condurre la kermesse dopo Giancarlo Guardabassi (1976), Maria Giovanna Elmi (1978), Loretta Goggi (1986), Miguel Bosé (1988), Rosita Celentano (1989), Johnny Dorelli (1990), Raffaella Carrà (2001) e Gianni Morandi (2011-2012).

Il cantautore romano sarà il padrone di casa al Teatro Ariston, sede del Festival dal 1977 a oggi, eccezion fatta per l’edizione del 1990 spostata al Palafiori di Arma di Taggia per via di lavori di ristrutturazione all’Ariston. Nelle prime 26 edizioni (1951-1976), invece, la kermesse era ospitata al Casinò di Sanremo. Fenomeno mediatico senza eguali in Italia, il Festival è ancora oggi un momento cruciale per il mondo dello spettacolo del nostro paese.

Sanremo come fenomeno televisivo

Il Festival ha attraversato i decenni dell’Italia repubblicana. Ha cambiato pelle in molte occasioni: non solo nella location, ma anche nel regolamento, nella composizione delle giurie, nella presenza dell’orchestra o di basi registrate, nella diffusione nei media. Dal 1951 al 1955 la kermesse è andata in onda solo in radio, mentre dal 1955 in poi è sbarcata in televisione, prima in bianco e nero (in Italia fino al 1977), poi a colori, con alcune edizioni divise fra radio e televisione negli anni Settanta.

Le rilevazioni Auditel iniziarono il 7 dicembre 1986. Il primo Sanremo sottoposto alla rilevazione fu quindi quello del 1987. L’ascolto, sia in numeri assoluti sia in termini di share, è inequivocabilmente in calo, ma Sanremo fa ancora registrare numeri impensabili per altri prodotti televisivi. Sanremo, da questo punto di vista, è sempre uno degli eventi televisivi dell’anno.

Se guardiamo ai dati della stagione tv 2016-17, infatti, notiamo come lo share medio delle serate di Sanremo (50,42%) sia lo share più alto fra i programmi televisivi italiani (esclusi telegiornali ed eventi sportivi). 

Come media degli spettatori assoluti, le prime tv del Commissario Montalbano fanno leggermente meglio del Festival, ma non in termini di share: se c’è Sanremo, uno spettatore su due lo guarda. Lo stesso fenomeno si ripete se ci spostiamo a guardare non la media delle serate, ma le singole serate. 

Nella stagione tv 2016-17, Sanremo occupa secondo e terzo posto in fatto di spettatori assoluti, battuto solo dalla finale di Champions League Juventus-Real Madrid trasmessa in chiaro su Canale 5. Ma anche qui Sanremo vince in termini di share: durante la finale di Sanremo lo share è al 58,4%, mentre Juve-Real era “soltanto” al 54,9%. Per capire la portata mediatica dell’evento possiamo metterlo a confronto con la finale di XFactor 11, andata in onda in chiaro e su Sky: tra Sky Uno, Cielo e Tv8 i telespettatori sono stati 2.748.000 per uno share dell’11,23%. La serata meno vista di Sanremo 2017 in termini di spettatori fu la quarta (9.886.000), mentre in termini di share fu la seconda con il 46,6%. Il confronto rimane decisamente squilibrato.

Guardando allo share delle ultime cinquanta puntate di Sanremo, ovvero agli ultimi dieci anni di Festival, le cinque serate più viste della kermesse sono la prima e l’ultima. Seconda, terza e quarta inseguono sempre, in modo abbastanza discontinuo. Alcune edizioni mostrano un andamento “a doppia vu”, con seconda serata poco vista, ripresa nella terza, calo nella quarta e risalita finale: è il caso degli anni 2011, 2012, 2015, 2017. Gli ultimi dieci anni mostrano un Sanremo costantemente nei pressi di uno share tra il 40% e 50%. Fa eccezione l’edizione 2008, l’ultima condotta da Pippo Baudo, lontana dal 50% anche per la finale. Fa peggio l’edizione 2014, che batte abbastanza nettamente quella 2008 per quattro puntate salvo poi perdere il confronto della finale.

Confrontando costi (limitatamente alla conduzione e alla direzione artistica) e share, notiamo che 2008 e 2014 si dimostrano fra le edizioni più costose e, contemporaneamente, meno viste; il 2007 costò quasi il doppio del 2008, ma fece registrare una media dello share decisamente migliore. Nel 2009 furono feroci le polemiche per il compenso di Paolo Bonolis (stimato sul milione di euro), ma è altrettanto vero che l’anchorman Mediaset fece guadagnare 12 punti di share rispetto all’edizione precedente. Costi simili e resa simile anche per l’edizione targata Morandi del 2012, per il tandem Fazio-Littizzetto del 2013, che però perse share nell’anno successivo.

Quanto incide Sanremo sul successo discografico di una canzone
Sanremo, Favino e Hunziker con Baglioni

Share paragonabile (48%) ma costo nettamente inferiore per l’edizione 2010, che in tempo di spending review dopo le polemiche del 2009 portò ad Antonella Clerici un compenso di 500 mila euro (più 200 mila per la direzione artistica di Gianmarco Mazzi). Lo stesso cachet con il quale Carlo Conti ha inaugurato il suo triennio, ma a differenza di Clerici il presentatore toscano aveva in carico anche la direzione artistica. Numeri alla mano, Conti è colui che fa meglio nel rapporto costo-share. Nel 2017 Conti incassa 150 mila euro in più, anche grazie agli ottimi risultati degli anni precedenti. Allo stesso tempo, la conduttrice Maria De Filippi partecipò nel 2017 a titolo gratuito, consentendo all’edizione numero 67 di Sanremo di far registrare una spesa contenuta in termini di direzione artistica e soprattutto di conduzione a fronte della migliore resa del decennio in termini di share. 

Sanremo e il mercato discografico

Secondo i dati raccolti sul sito di FIMI Nielsen, le canzoni che hanno vinto Sanremo negli anni 2010 hanno sempre trainato i propri singoli a una certificazione FIMI. Francesco Gabbani, vincitore 2017, ha visto la sua “Occidentali’s Karma” ottenere ben 5 dischi di platino, ovvero il riconoscimento che spetta a un disco capace di vendere più di 250 mila copie. Solo disco d’oro (più di 25 mila copie vendute) per “Chiamami ancora amore” di Roberto Vecchioni (vincitore nel 2011) e per “Un giorno mi dirai” degli Stadio (2016), mentre “Per tutte le volte che” (Valerio Scanu, 2011) e “Controvento” (Arisa, 2014) hanno ottenuto un disco di platino, cioè hanno venduto più di 50 mila copie. Riconoscimenti multiplatino per Emma Marrone e la sua “Non è l’inferno” del 2012 e per Il Volo con “Grande amore” (doppio platino, più di 100 mila copie). Quattro volte di platino “L’essenziale” di Marco Mengoni, che ha vinto nel 2013. 

A differenza di quanto accade per esempio per X Factor, vincere Sanremo molto spesso significa vedere il proprio singolo ai vertici delle classifiche di vendita. Nelle ultime 10 edizioni di Sanremo, per ben 7 volte chi ha vinto ha raggiunto la vetta della classifica dei singoli. Non ci sono riusciti soltanto Marco Carta con “La forza mia”, che ha raggiunto al massimo il secondo posto nel 2009, stessa cosa per Roberto Vecchioni nel 2011, mentre gli Stadio hanno raggiunto il terzo posto nel 2016. 

C’è un rapporto fra piazzamento a Sanremo e classifica di vendite? Guardando alle canzoni del 2017, Gabbani è primo in entrambe le classifiche; saldo pari per Michele Bravi (quarto all’Ariston e nelle classifiche), mentre in positivo c’è solo Fabrizio Moro, che raggiunge con il suo singolo il sesto posto dopo essere arrivato settimo all’Ariston. Per gli altri saldo negativo: -1 per Fiorella Mannoia che comunque raggiunge il podio, -4 per Ermal Meta ed Elodie, -7 per Sergio Sylvestre, -12 per Bianca Atzei e -17 per Samuel. Tutti questi artisti, a cui si aggiunge anche Paola Turci, hanno comunque ottenuto una certificazione FIMI che conferma la fondamentale vetrina offerta da Sanremo anche in chiave di vendita, peraltro in un periodo non certo florido per il mercato discografico.

Nel 2016 Francesca Michielin arrivò seconda all’Ariston ma ebbe la sua rivincita sul mercato discografico, conquistando il numero uno delle vendite dei singoli. Solo terzi per vendite i vincitori, gli Stadio, mentre tutti gli altri concorrenti fecero peggio sul mercato che a Sanremo, eccezion fatta per Valerio Scanu e Alessio Bernabei, il quale invece 12 mesi dopo vide invertirsi il trend con un saldo nettamente negativo. 

Gli ultimi dieci anni di Sanremo sono segnati dall’affermarsi di cantanti provenienti dal mondo dei talent show. Dal 2008 al 2017, su 10 edizioni 4 sono state vinte da cantanti usciti dai talent: Marco Carta (2009), Valerio Scanu (2010), Emma Marrone (2012) e Marco Mengoni (2013). I primi tre avevano a loro volta partecipato e vinto (ad eccezione di Scanu, secondo) Amici di Maria De Filippi, mentre Mengoni ha vinto X Factor nel 2009.

In questa particolare sfida fra i talent rivali di Mediaset e Sky (Rai all’epoca della vittoria di Mengoni), Amici conduce 3-1. X Factor vanta il podio dello stesso Mengoni nel 2010, quello di Noemi nel 2012 e quello di Francesca Michielin del 2016. Per Amici c’è da aggiungere anche il podio di Emma (con i Modà) nel 2011 e quello di Deborah Iurato (insieme a Giovanni Caccamo) nel 2016. Un podio che avrebbe potuto finire anche nel conteggio di X Factor, poiché Caccamo vi si presentò nel 2010, ma non superò la fase preliminare degli home visit. Inoltre, da quest’anno Caccamo è uno dei tutor di Amici, insieme ad Annalisa e al vincitore di X Factor 7 Michele Bravi. Per cui, a Sanremo 2018 la sfida tra i talent vede Annalisa, The Kolors e Giovanni Caccamo (sponda Amici) “contro” Noemi (sponda X Factor). Il confronto si estende anche alla categoria “Giovani”, dove fra gli otto concorrenti ci sono Eva Pevarello, a X Factor nel 2016, e Leonardo Monteiro, che ha partecipato ad Amici 8.

Sempre tra i “Giovani” ha un trascorso nei talent anche Alice Caioli, che nel 2010 ha partecipato a “Io Canto” di Canale 5 ed è arrivata ai bootcamp di X Factor 2013. Caioli e Monteiro sono stati i vincitori del concorso Area Sanremo 2017 e hanno così ottenuto la qualificazione al Festival 2018.  

I 20 pretendenti alla vittoria finale nella Categoria “Campioni” si dividono tra gruppi (5), coppie (4), un terzetto e cantanti solisti (10). Contando i 5 gruppi come partecipante singolo, sono 26 i partecipanti totali. Roy Paci, Enzo Avitabile, Lo Stato Sociale, Mario Biondi e i The Kolors sono esordienti assoluti in gara. In 8 hanno già vinto un festival: 6 nella categoria principale e 2 fra i giovani. Fra i primi annoveriamo Riccardo Fogli nel 1982, Roby Facchinetti e Red Canzian nel 1990 (in qualità di componenti dei Pooh), Luca Barbarossa nel 1992, Ron nel 1996 e Peppe Servillo nel 2000 (come leader degli Avion Travel).

Fra i secondi invece ci sono Fabrizio Moro nel 2007 e Giovanni Caccamo nel 2015. Nel 2018 si sfideranno molti veterani, decisamente abituati al palco dell’Ariston: solo tra Luca Barbarossa e Riccardo Fogli contiamo 16 partecipazioni e 2 vittorie. Enrico Ruggeri torna a Sanremo con i Decibel dopo l’esperienza del 1980, ma nel frattempo da solista ha partecipato altre 9 volte: quella del 2018 sarà la sua undicesima presenza in gara. Ornella Vanoni ha all’attivo 7 partecipazioni, e sarebbero 8 se nel 1996 non fosse stata squalificata alla vigilia del Festival. Inizia a diventare un veterano anche Fabrizio Moro, alla sesta presenza. 

Dal 1982 viene assegnato anche il Premio della Critica, diventato fisso dal 1983 e intitolato nel 1996 a Mia Martini, prima vincitrice del Premio nell’82. Per quanto riguarda la categoria dei campioni, il Premio della Critica ha “confermato” l’esito della competizione solo 4 volte su 35 (11% dei casi): la prima volta nel 1995 con “Come saprei” di Giorgia, quindi nel 2001 con “Luce” di Elisa, nel 2007 con “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi e l’ultima volta nel 2011 con “Chiamami ancora amore” di Roberto Vecchioni. Per sapere se anche quest’anno sarà così, non c’è che da aspettare la notte del prossimo 10 febbraio.



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