Dai Pinguini Tattici Nucleari a thasup. Le recensioni delle ultime novità musicali

Dai Pinguini Tattici Nucleari a thasup. Le recensioni delle ultime novità musicali

Molti ottimi singoli in uscita questa settimana con la band italiana ancora in crescita con la loro ricordi. In lista anche due cover delle canzoni di Mina. Chicca della settimana: “24 ore” di Johann Sebastian Punk

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Pinguini tattici nucleari

AGI - Bene i Pinguini Tattici Nucleari e thasup, male Giordana Angi e l’Elfo. Chicca della settimana: “24 ore” di Johann Sebastian Punk. Tutte le nostre recensioni. Molti ottimi singoli in uscita questa settimana, dai Pinguini Tattici Nucleari, ancora in crescita con la loro meravigliosa “Ricordi”, al genietto thasup, che si appresta ancora una volta a cambiare i connotati al pop italiano. Due cover di Mina nella lista di oggi: bene Irene Grandi, una disastrosa cafonaggine Dj Matrix. Bene anche Murubutu e Danti, male Giordana Angi; chicca della settimana: “24 ore” di Johann Sebastian Punk.

Pinguini Tattici Nucleari – “Ricordi”

I Pinguini Tattici Nucleari stanno crescendo così velocemente ed in maniera così strutturata, che ormai questa sorta di nostalgia di base, questo sentimentalismo orchestrale ed evocativo, fa parte del loro DNA. E “Ricordi” è un pezzo davvero splendido, è evidente la volontà di incidere qualcosa che sia significativo per chi ascolta, qualcosa che ti prenda per la gola e ti tolga il fiato, qualcosa che non ti lasci in pace, che ti tormenti, che ti sconfigga in qualche modo.

E “Ricordi” mette proprio KO: è dolce, è intensa, è struggente; uno dei migliori brani dei PTN, che è una cosa che sospettiamo saremo condannati a scrivere ad ogni loro nuova uscita, perché non si accontentano e non si accontentano perché non stanno scalando una montagna, la loro non è una sfida personale in cui il pubblico è un accessorio, un elemento del meccanismo; i Pinguini suonano perché pregni di roba da dire, di storie da raccontare, di emozioni da incorniciare. Il loro è un percorso artistico che si alimenta con il contatto costante con il pubblico e con la realtà, ai quali restituiscono brani cui fondamenta si reggono su una poetica comune a tutti, la perfetta traduzione di sentimenti per i quali non sono state inventate parole precise.

thasup – “okk@pp@”: Un genietto

Non c’è molto di più da dire su thasup, perché la sua capacità di maneggiare, giocare, con l’apparato sonoro e lessicale è letteralmente unica in Italia. Si percepisce all’istante la spregiudicatezza, l’intenzione di sconvolgere le regole, di sovvertire i canoni del pop e del rap, anzi, proprio di eliminare qualsiasi etichetta, riappropriarsi quasi del suono, smetterla di incasellarlo in generi, utilizzarne l’essenza senza alcun pregiudizio ma, al contrario, con estremo divertimento.

Irene Grandi – “E poi”

Irene Grandi è tra le migliori interpreti della storia del nostro pop, per cui quando ci propone “E poi” di Mina in una versione nella quale le atmosfere blues del brano vengono particolarmente evidenziate…cosa volete fare se non stare zitti e godercela tutta? Non serve altro: chiudere gli occhi, ascoltare e godere intensamente. Punto. Nessun commento, nessuna spiegazione, solo viversi questa meravigliosa composizione di suoni e parole. Al limite, alla fine, anche se non siete in presenza di Irene Grandi, ringraziare.

MV Killa – “Somebody”

Tutta la funzionalità del rap napoletano, unica ramificazione urban realmente competitiva a livello internazionale, che realmente riprende in scioltezza certe sonorità. Certo, poi si va un po' a mischiare in un oceano di roba che suona sempre simile l’una all’altra, se svacchi un metro oltre il confine sonoro di italiana lingua già comincia a diventare più debole; ma se resti dentro il nostro recinto in pochi hanno la lucidità di proporre materiale di tale livello, di assorbire e riproporre certe influenze.

Ginevra – “Torino”

Il cantautorato elettronico è il più plausibile futuro che ci si prospetta dinanzi e Ginevra ne è una interprete di rara fattezza. “Torino” riesce contemporaneamente a farsi metafora di una città che suona proprio come questo pezzo nostalgico e tech, cupo, misterioso, ma anche vivo e fluido; una forte presa di coscienza di essere diversi, che ad un certo punto tutti in qualche modo si cambia, ci si evolve, ma certi luoghi, certe immagini di noi in quei luoghi, restano l’ancora di salvezza per non perdere la propria essenza. E Ginevra, ancora una volta, tutto ciò lo canta benissimo.

L’Elfo feat. Ketama126 – “Rave”

Pezzo che suona, ma che resta un po' fermo lì dov’è. Pochi guizzi, tutto statico, ritornello musicalmente efficace, il testo sembra buttato lì senza la reale intenzione di comunicare alcunché. Peccato.

Danti – “Vendo tutto”/ “Vasco a San Siro”

Due singoli ad anticipare “L’ultimo disco” di Danti, uno dei più importanti producer di quella scena che orbita a metà strada tra hip hop e pop. Uno di quei producer che hanno assorbito perfettamente questa nuova idea di fare musica in Italia, quindi assolutamente capace di far suonare benissimo ogni suo lavoro. Indubbio infatti che sia “Vendo tutto” che “Vasco a San Siro” funzionino alla grande, nel primo, insieme a Biggie Paul e Fritz Da Cat, ci si butta sul rap aggressivo e di concetto, nel secondo, accompagnato da Nina Zilli, sfiora il beat da hit anni ’80, affannoso ma coinvolgente. Insomma un buon lavoro, azzeccato, preciso, da non perdere.

Murubutu feat. Elisa Aramonte – “Ad occhi chiusi”

Brano scritto per l’Associazione Italiana Narcolettici e Ipersonni ed uscito proprio in occasione della giornata nazionale della narcolessia. Il fatto che per parlare di questa patologia sia stato chiamato un rapper come Murubutu, certamente, assolutamente, indubbiamente, tra i più bravi in attività nel nostro paese ma ben lontano dalle luci delle classifiche e dai palchi più prestigiosi, noi personalmente la troviamo una magnifica metafora, perché è la musica italiana a soffrire di narcolessia, a rifugiarsi o cadere in un sonno profondo e malato, mentre la bellezza, la sofisticatezza, viene quasi sempre ignorata dal circuito mainstream, dal quale uno bravo, ma bravo davvero, come Murubutu, rimane fuori.

“Ad occhi chiusi” è stato scritto dal rapper dopo aver studiato attentamente una materia della quale sappiamo poco o niente, il protagonista, Fabio, non esiste, ma la sua storia si, anzi, è più comune di quanto pensiamo, e parla di riscatto e voglia di esserci, di essere presente nella propria vita, di eliminare quel buio. Vabbè, da Murubutu non ci aspettavamo niente di meno; molto brava anche Elisa Aramonte, tecnica e pulita, intensa ed efficace.

Giordana Angi – “Un autunno fa”

Brano che potrebbe rimbalzare dalle labbra della Angi a quelle della Marrone a quelle della Amoroso…e non cambierebbe nulla e forse nemmeno ce ne accorgeremmo. Stessa spiaggia, stesso mare, stesso stile, stessa noia. Stesso talent.

Nesli – “Salvami”

Quando raccogli un brano di Nesli, quello che ti resta in mano è sempre un residuo inconfondibile di dolcezza. “Salvami” è una ballad rap che racconta di un uomo spaventato, messo alle strette dalla vita, uno che ha aperto gli occhi sui disastri della nostra umanità diciamo, che non riesce a girarsi dall’altra parte quando il disagio gli mostra i meccanismi che portano avanti questo scriteriato universo. Un brano particolarmente coinvolgente e ottimamente scritto, semplice e diretto, vivido e categorico. Bravo.

Johann Sebastian Punk – “24 ore”

Johann Sebastian Punk tenta di portare il pop in luoghi oscuri, se lo tira per la giacchetta mentre dall’altro lato lo chiamano Elodie e Rkomi, lo trucca con intensità, con carattere, dando l’impressione, addirittura, di mettere la musica, suonata, con mestiere, dinanzi alla sua stessa voce, che è quasi narrante, quasi off, una sorta di linea di parlato che ti tiene per mano mentre compi questa esperienza. Ecco, i brani di Johann Sebastian Punk sono un’esperienza, come quando da bambini, per ritrovare un pallone calciato lontano in campagna ti infilavi dentro un cespuglio e scoprivi che dietro c’era un mondo sconosciuto. 

I brani di Johann Sebastian Punk infatti sono un’ottima colonna sonora per esplorare latitudini della nostra vita che ignoriamo, scopriamo che in fondo questa ostentazione social fa veramente schifo, che fa schifo l’immagine, fa schifo il mantenimento affannoso di un fisico perfetto mentre l’anima ci marcisce nelle tasche e, sospettiamo, sempre perché dall’altro lato ci sono Elodie e Rkomi che chiamano, rappresentazione dei concetti semplici semplici, elementari, della musica leggera che stordisce, anche quando fatta benino, che ti getta nelle sabbie mobili dell’intrattenimento, dentro il tendone del circo, e tutto ti resta sulla punta della lingua, che spesso ti sciacquano con un reggaeton annacquato in gin di scarsa qualità. L’intento musicale di Johann Sebastian Punk in questo senso è complesso, volutamente sfuggevole e certamente esemplare.

España Circo Este – “Sorriso”

Un saluto nostalgico all’estate, un brano che odora di tramonto in spiaggia, l’ultimo della stagione magari, quando capisci che pure per il sole è davvero finita; che odora del ricordo delle case al mare, come quel sasso che ti ritrovi nei jeans, avevi conservato per lei e lei adesso chissà dov’è. Si intitola “Sorriso” ma c’è davvero poco da ridere, perché si parla di un sorriso inciso nel ricordo di un momento felice che però è finito. Gli España Circo Este sono una delle più interessanti realtà in ascesa della discografia italiana e non è un caso.

Little Pieces of Marmelade – “Canzone 10”

I Little Pieces of Marmelade, in linea di massima, se ne sbattono allegramente; suonano come sanno, come gli va, come gli piace, è come se X Factor paradossalmente li abbia rimbalzati dall’altro lato del mondo, quel mondo in cui non esistono le classifiche, ma l’obiettivo è solo fare buona musica. E quello è anche il lato del mondo giusto per loro, quello dove piazzano questa ballad rock intensa e dal sapore antico, tipo quando ripeschiamo un vinile sconosciuto dalla collezione di nostro padre e ci troviamo dentro una perla. Ecco. Esattamente.

DJ Matrix feat. cmqmartina e Harry Gose – “Tintarella di luna”

Immaginatevi la versione più cafona possibile del classico di Franco Migliacci e Bruno De Filippi, poi magistralmente inciso da Mina. Immaginatevi una versione così cafona che farebbe sbiancare anche l’Ivano di Verdone in “Viaggi di nozze”, talmente cafona da rendere accettabile anche un sonoro rutto a tavola con Re Carlo. Ecco, ci siete? Be, sappiate che certamente non vi siete nemmeno avvicinati alla cafonaggine di questa versione di “Tintarella di luna” firmata da Dj Matrix e dalla brava cmqmartina, stavolta coinvolta in quello che più che un brano è un reato.

Lorenzo Licitra feat. Anggun – “Eli Hallo” 

I protagonisti di questo featuring sono due: Lorenzo Licitra, passato alla storia per aver vinto X Factor nell’anno dei Maneskin salvo poi sparire, sospettiamo, ingoiato in un imbuto cosmico extradimensionale; e Anggun, per i più giovani, colei che abbiamo intensamente amato per un quarto d’ora nel 1997 per la meravigliosa “Snow on the Sahara”. A noi, più che un brano, ci sembra una trama di Christopher Nolan.

Kaufman feat. Nathan Francot – “Succo d’arancia”

Un attimo prima che, per la fine di una storia, scatti il rancore, la rabbia, la depressione, quell’insopportabile senso di sconfitta, si prova una sorta di maleodorante felicità, una sorta di amara leggerezza. “Succo d’arancia” parrebbe cantare quegli attimi, quello sbilanciamento agrodolce, perché no?, anche affascinante, tra la gioia ed il burrone che ti si para davanti, dentro il quale, è inevitabile, cadrai rovinosamente facendoti molto male. C’est la vie; nel frattempo però la testa è piena di immagini che ti tormentano e che non si possono ignorare. Ecco “Succo d’arancia” questo racconta e lo fa molto bene.

Anzj – “Luna storta”

Brano che incornicia perfettamente il periodo storico musicale che stiamo vivendo. Il modo di cantare è quello, l’intento romantico è quello, la produzione è quella (e Anzj tra l’altro è un ottimo producer), la pronuncia delle parole, l’intonazione, la stesura del testo. È tutto perfetto nell’essere preciso, non esaltante, ma preciso.

Gigio Scarlatto – “Corny” 

Inno all’onestà dalle tonalità veloci, andanti, soffocanti, nel senso che vieni preso per la gola, inseguito, accerchiato, colpito, dal sound della band padovana. Una band che in queste sue prime uscite (ottima mossa) sta facendo della propria immaturità musicale il proprio punto di forza, la colonna portante della propria grinta, della propria voglia di bruciare. Ascolti “Corny”, ci leggi dietro un costrutto interessante, evocativo, efficace, e ti vien voglia di schitarrare e saltare con loro. Bravi.