Samuel omaggia la Torino dei Murazzi con “Elettronica”

Samuel omaggia la Torino dei Murazzi con “Elettronica”

Con il suo ultimo album il frontman dei Subsonica ci riporta in quell’atmosfera dal sound elettronico, quando il sound elettronico non era roba da ragazzini tatuati in faccia

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Samuel

AGI - “Torino è stata amputata di quello spazio che erano i Murazzi, quel luogo lì, proprio geograficamente, emotivamente, è quello dove è nata la Torino notturna degli anni ’90, quella delle band, della musica, della cultura. Senza i Murazzi i Subsonica non ci sarebbero molto probabilmente, e se non ci fossero stati i Subsonica non ci sarebbero state tante altre cose”

Il beat in cassa dritta per raccontare un romanticismo sempre disperato ma mai affannoso, una nostalgia autentica per la Torino che fu, quella che chi si è perso non sa cosa si è perso. È evidente che Samuel sa di cosa scrive, per questo è così bravo (bravissimo in questo caso) a farci fare un giro per i suoi Murazzi anni ’90, a riportarci in quell’atmosfera dal sound elettronico, quando il sound elettronico non era roba da ragazzini tatuati in faccia, ma da veri sperimentatori, avventurieri del suono che esploravano dietro ogni singolo orizzonte culturalmente riconosciuto. Si tratta di un gran pezzo di un artista che sta attraversando un periodo di grazia, pur non accompagnato dai suoi Subsonica, che di quella suddetta stagione torinese non sono solo protagonisti ma anche risultato.

“Elettronica” è un brano decisamente romantico…

È un luogo dei ricordi ma è anche un luogo di immagini dalle quali ripartire. Torino è stata amputata di quello spazio che erano i Murazzi, ne sono nati altri molto belli di aggregazione, però quel luogo lì, proprio geograficamente, emotivamente, è quello dove è nata la Torino notturna degli anni ’90, quella delle band, della musica, della cultura, quindi c’ha lasciato in eredità, a tutti noi che proveniamo da quel periodo storico, una sorta di riconoscenza/malinconia per quei tempi.

Si percepisce proprio la nostalgia per quei luoghi…

Si, però è bello ricordarli, innanzitutto perché ci sono stati, li abbiamo vissuti e ci hanno permesso di fare cose. Senza i Murazzi i Subsonica non ci sarebbero molto probabilmente, e se non ci fossero stati i Subsonica non ci sarebbero state tante altre cose. C’era bisogno di una canzone per ricordare quella cosa lì? Forse no, ma per quanto riguarda me e il mio percorso personale, in qualche modo un ricordo, un’ode a quei luoghi temporali che mi hanno formato, che mi hanno aiutato a crescere, che mi hanno fatto conoscere il mondo, ci voleva, quindi l’ho fatta.

Chi non ha vissuto quel periodo cosa si è perso?

Chi non l’ha vissuto innanzitutto si è perso un periodo storico fondamentalmente, perché noi parliamo dei Murazzi ma i Murazzi senza quel momento di transizione sociale della città, senza quel momento culturale che si respirava in tutto il mondo, in Italia in particolare, senza quella congiunzione astrale che portava il mondo della musica ad avere necessità di un linguaggio nuovo, di immagini nuove; senza tutte queste cose insieme non ci sarebbe stato quello che c’è stato ai Murazzi in quegli anni. È vero che lo spazio geografico, fisico, ha permesso di attecchire, però è anche dovuto al fatto che in quegli anni lì sono successe cose molto importanti dal punto di vista culturale e sociale.

Il beat in cassa dritta è una caratteristica dell’elettronica che poi però ha fatto la fortuna di tanti generi e ad oggi sembra quasi indispensabile…

Eh si è vero…la musica elettronica ai tempi era un linguaggio per pochi eletti che avevano voglia e coraggio di sperimentare i suoni della musica; poi si trasforma in un linguaggio pop che racconta il mondo, per cui diventa un arnese, un utensile da utilizzare normalmente. Questo è stato quello che noi abbiamo visto accadere, anche passando attraverso la nostra sensibilità musicale. Io personalmente sono così, se parli con gli altri Subsonica hanno una visione senz’altro più strumentale, orientata al linguaggio sonoro, io sono anche cantante, mi porto dietro quella tradizione italiana per cui sono più legato alla melodia, alla malinconia, al far vibrare delle corde che sono più fisiche, più umane. Questo è l’equilibrio che si è creato fra di noi, abbiamo lavorato moltissimo con la musica, sperimentando con i suoni, però poi arrivavo io e ci piazzavo sopra una voce da cantante, quindi un po' quella matrice di suono mi è rimasta e credo che in questo brano si noti.

Il video è un vero e proprio omaggio ai club che pare siano stati nuovamente dimenticati da questo governo?

Io a quest’ora dovevo essere in tour ed è l’ennesima volta che salta. Purtroppo questo evince una poca conoscenza in merito all’argomento di chi fa le leggi, di chi gestisce la nostra socialità. Il club è un lubrificante sociale, esattamente come andare allo stadio o andare al centro commerciale la domenica pomeriggio; è evidente che la musica ha un valore in più, che è quello culturale, non vai semplicemente ad assistere ad uno spettacolo, ma vai ad arricchire la tua sensibilità.

I club sono stati messi da parte come se questa capacità di coinvolgere le persone e anche dimenticare il momento drammatico che stiamo vivendo non fosse importante, in realtà è molto importante.

La gente non smetterà mai di assembrarsi, se questi incontri sono fatti a livello privato, senza regolamentazione, senza controlli, diventano molto più ingestibili, se queste situazioni vengono regolamentate, come lo sono da sempre, e permettono alla gente di uscire, di svagarsi, di allentare quella pressione sociale dovuta al periodo, è tutto meglio.

Questo vuol dire che chi decide non sa assolutamente cosa accade di notte nelle città, ha un vago sentore ma non gli interessa minimamente. Poi si trova ad affrontare problemi ben più grossi, di ordine pubblico, assembramenti non coordinati, quindi la divulgazione del virus in maniera ancora più pesante.