Da Max Gazzè ad Arisa, le recensioni dei 9 dischi in uscita

Da Max Gazzè ad Arisa, le recensioni dei 9 dischi in uscita

Con l’incedere della seconda metà di luglio la tempesta di uscite di tormentoni estivi finalmente si placa

recensioni dischi uscite settimana

© AGF - Arisa

AGI - Con l’incedere della seconda metà di luglio la tempesta di uscite di tormentoni estivi finalmente si placa, così questa settimana possiamo ascoltare Max Gazzè e Greta Zuccoli che se la duettano sull’amore in un nuovo brano. Anche Arisa parla di amore in “Psyco”, ma è un amore più libero, psichedelico e anche meno convincente.

Mentre La Rappresentante di Lista snocciola l’ennesima perla del proprio repertorio, torna la giovanissima rapper ANNA, che se la prende con chi le ha suggerito di lasciar perdere con la musica. In tema di rap imbarazzante omaggio al sud di Ketama126 e Niko Pandetta, molto più azzeccato il disco dedicato a Milano di Don Joe. Chicca della settimana “San Lorenzo” della raffinatissima Lamine.

MAX GAZZÈ FEAT. GRETA ZUCCOLI – “IL VERO AMORE”: Analisi sentimentale intrapresa col piglio divertente e sagace di Max Gazzè. Probabilmente l’intenzione era quella di comporre una melodia rock retrò, ma l’effetto è più da sigla di cartone animato giapponese vintage, c’è dentro quella geniale e imponente audacia, quasi preannuncio dell’avventura definitiva alla quale stiamo per assistere. Brava Greta Zuccoli che aggiunge quella voce femminile assolutamente necessaria a rendere il pezzo un dibattito in cui ci si capisce, ci si odia, ci si vuol bene, sempre fino ad un certo punto. Vero amore insomma.

ARISA – “PSYCO”: Un brano che vorrebbe essere molto cool, molto moderno, anche evidentemente molto in linea con tanti nuovi esperimenti di cantautorato al femminile prodotti nell’ultimo periodo, anche per quel che riguarda l’arditezza con la quale si affronta il tema dell’amore libero. Il problema è che sembra tutto forzato, la melodia danzereccia che guida il brano non presenta particolari spunti, pare più uno sfizio, un determinato modo di voler parlare di se stessi: “Voglio fare un brano ballabile”, “Ok”, ma tutto si ferma lì. Arisa lo canta benissimo, intendiamoci, ma non esiste brano che Arisa canterebbe mai male, questo si sa.

LA RAPPRESENTANTE DI LISTA – “VITA”: Puro new pop, musica gourmet, per palati fini, per chi ha voglia di qualcosa in più e in questo La Rappresentante di Lista è un progetto perfetto: tu ti accontenteresti anche di 10 ma loro ti danno 100, incapaci di accontentarsi, di rimbalzare sul nome che si sono fatti sul palco dell’Ariston, di rendersi la vita facile. In “Vita” si trova la sperimentazione di Dardust ma anche la spregiudicatezza di chi con i brani lancia regolarmente dei messaggi ben precisi: da dove viene la nostra felicità? A chi metterla in conto? “Sei felice o sei complice?”, la citazione del poeta palermitano Nino Gennaro, che diventa ritornello, pura filosofia, ti inchioda lì a riflettere, effettivamente, siamo felici o ci accodiamo ad una felicità della quale nemmeno distinguiamo i connotati, che non ci siamo mai scelti davvero? Quando avremo risposta magari ne scriveremo, nel frattempo: bravissimi, come sempre.

ANNA – “SQUEEZE #1”: Quando escono brani di questo tipo, dissing contro l’universo che ti stimolano solo una domanda: “Ma, esattamente, con chi ce l’ha?”, solitamente ci viene più che altro da ridere. L’impressione alle volte è che i rapper si creino uno scudo di persecuzione, di difficoltà, che funge un po' da miccia per il loro scrivere, che però poi risulta fiacco se quella persecuzione o difficoltà è plastificata. Quando questa ragazzina rappa invece tutto sembra autentico, forse per il modo estremamente diretto che ha di dire le cose, forse proprio perché non ingaggia battaglie epocali contro l’universo, ma semplicemente, come per esempio in questo caso, risponde a chi le suggerisce di smettere con la musica. Noi in questa diatriba non ci mettiamo piede, non ce n’è motivo, ci basta il fatto che crediamo davvero che qualcuno le abbia detto che la musica non è roba per lei e crediamo davvero che questa cosa le abbia fatto saltare i nervi. Ci crediamo; e questo è già tantissimo.

KETAMA126 FEAT. NIKO PANDETTA – “Sud”: La peggior canzone dedicata al sud che mente umana potesse mai partorire. Anche perché non contiene un briciolo della bellezza antica del sud, dell’ispirazione, dell’ardore, della malinconia e di tutte quelle altre innumerevoli sensazioni uniche che solo il sud, come parte del nostro paese ma anche come concetto in sè, sa regalare ed ispirare. Dentro questo pezzo invece solo l’impressione che il sud venga scelto rispetto al nord perché più adatto a fare da scenografia al proprio personalissimo e presuntuosissimo gangstar movie. Una gran tristezza insomma. Ketama126 si riconferma forse il rapper più sopravvalutato della sua generazione, Niko Pandetta…vabbè, è quello che sostiene di essersi inventato il “traplodico”, chetelodicoafare.

DON JOE – “MILANO SOPRANO”: Il producer di quelli che furono i Club Dogo mette insieme un bellissimo album, non solo perché i pezzi in sé sono belli, alcuni bellissimi, tipo “Guerriero” in cui se la duettano con eterea poesia Marracash e Venerus; ma soprattutto perché l’intenzione era quella di raccontare in qualche modo Milano, quella che fu e quella che è, e in questo disco Milano non solo si ascolta, ma si respira, si annusa, si mangia, si cammina, si osserva da angoli sconosciuti, sta lì, ad un passo dalle tue orecchie. Quindi si, ci sono anche dei pezzi decisamente più deboli, perchè Milano si rispecchia anche in questa debolezza di città senza radici antiche, senza quella bellezza scioccante di Roma, ingolfata nella propria efficacia, nella propria fretta, nel proprio singolare e a volte ridicolo arrivismo. Ma Milano conserva anche un’epica tutta propria, da metropoli vissuta, calpestata, dove le storie spuntano fuori dalle macerie come erba.  “Milano Soprano”, così come la città che vuole raccontare, vive di questo affascinante equilibrio; non sarà un disco perfetto, ma è un disco che racconta e bene ciò che deve, come Milano, che tutt’altro è che perfetta, e va bene così.

NU GENEA FEAT. CELIA KAMENI – “MARECHIÀ”: Tradizione e innovazione, raffinatezza e ritmo, bellezza e antichità, si fondono, diventano sprazzi di genialità su pentagramma, come succede sempre con i Nu Genea, quelli che fino a qualche settimana fa si chiamavano Nu Guinea, nome modificato per non incappare in equivoci antipatici. Ascoltate “Marechià”, regalatevi 4:24 minuti di vacanza.

FADI – “RAGAZZO DEL 2000”: Bravissimo Fadi, ragazzo che abbiamo apprezzato a Sanremo giovani 2020. Il brano è un’interessantissima carrellata di immagini, una visione danzereccia del punto di vista di, appunto, un ragazzo del 2000.

LAMINE – “SAN LORENZO”: Una delle più raffinate cantautrici della scena italiana, tutto è etereo eppure intimo, parole quasi sussurrate, pregne di vita, di desiderio, di entusiasmo, di avventura. Ascolti il brano (in realtà tutti i brani finora prodotti) e ti passano davanti gli occhi le immagini, nitide, chiare, precise, arricchite da un sound nevrotico e asfissiante, che ti tiene lì dove sei. Eccellente.