È morto Raoul Casadei, il covid ha ucciso il re del liscio

È morto Raoul Casadei, il covid ha ucciso il re del liscio

Addio all'artista che portò il liscio e la musica romagnola in tutto il mondo. Una carriera iniziata negli anni '50, nell'orchestra guidata dallo zio e che poi diventò sua

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© Maria Laura Antonelli/AGF - Raoul Casadei balla con Luciana Littizzetto durante una puntata di "Che tempo che fa" del 2017

Raoul Casadei, il re del liscio, è morto a 83 anni nell'ospedale di Cesena dove era ricoverato per l'infezione da Covid-19. Casadei era ricoverato da inizio marzo e le sue condizioni sono apparse subito molto serie. Era stato contagiato dal Covid insieme a diversi altri membri della sua famiglia. Era nato a Gatteo, nel Cesenate, il 15 agosto del 1937. 

La sua carriera era iniziata alla fine degli anni '50 nell'Orchestra Casadei guidata dallo zio Secondo. Negli anni '60 diffuse la musica da ballo romagnola in tutta l'Italia eseguendo più di 365 concerti all'anno (oltre alla sera, si suonava anche il pomeriggio). Nel 1971, dopo la morte di Secondo, Raoul aveva in mano la conduzione dell'orchestra portando il liscio in tutto il mondo.

Lo chiamavano il "Re del liscio" perchè il suo successo e la sua fama li aveva conquistati nelle balere della Romagna fin da ragazzo, con la chitarra che gli aveva regalato lo zio Secondo a 16 anni. Lo stesso che decise di rinominare l'orchestra da lui fondata con anche il nome del nipote, che in seguito la ereditò.

Maestro elementare, cominciò a calcare le scene negli anni '50, ma è negli anni '60 che il liscio della Romagna esplode in tutta Italia, mentre l'orchestra Raoul Casadei macina concerti anche più concerti al giorno tutto l'anno. Il boom arriva negli anni 70: seguono i più grandi successi dell'orchestra Casadei, da'Ciao Mare'a 'Simpatia', le partecipazioni al Festivalbar e a Sanremo.

Il suo volto finisce anche su spot pubblicitari, film e fotoromanzi Nel 1980 Raoul si ritira dal palcoscenico, ma continua a gestire l'orchestra da dietro le quinte. Nel 2001 il figlio Mirko Casadei è pronto per prendere il timone dell'orchestra, ma la popolarità del padre non viene dimenticata, tanto che nel 2006 partecipa alla quarta edizione del reality show tv "L'isola dei famosi" venendo eliminato nel corso della terza puntata con il 54% dei voti.

Un successo senza età perchè Raoul Casadei, con il suo sorriso e la sua musica, incarnava i valori propri della Romagna: la famiglia, l'amore e l'amicizia. 

"Cercava il genere musicale perfetto", dice il sindaco di Rimini

Commosso il ricordo del sindaco di Rimini Andrea Gnassi: "Ci sono e ci saranno tanti modi per ricordare la figura di Raoul Casadei, ma a me piace pensare a quello che ci ha dato con la sua musica in una vita piena di cose: gioia e allegria". Raoul Casadei, ha aggiunto il sindaco, "con la sua storia italiana di musica che aveva ed ha dentro il cuore romagnolo, è stato quel sorriso che, quando dici Romagna, a chiunque viene spontaneo. Era una persona solida con al centro la famiglia, l’amore per la sua terra, la passione per il lavoro, la generosità che non risparmiava per la sua Romagna e per la nostra regione, donando e offrendo il suo talento".

Raoul - scrive ancora Gnassi - è stato anche l’unico capace di mettere quell'intelligenza manageriale e quello sguardo che trasformarono il liscio in un genere internazionale. Poteva fermarsi ai suoi successi ed era già tanto, ma non lo ha fatto. Negli ultimi 30 anni ha cercato il genere popolare perfetto, dal liscio alla musica solare, alle contaminazioni etniche e musicali che oggi grazie al figlio Mirko, consapevole che la musica che ci gira intorno è uno dei pochi linguaggi universali, unisce nell'allegria e nella commozione i popoli di tutto il mondo". 

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© Nicoloro G. / AGF 
Raoul Casadei

“Mi stringo al dolore della famiglia Casadei in questo triste giorno in cui la musica italiana perde uno straordinario interprete e un autore che ha saputo coniugare tradizione e innovazione in un percorso di grande qualità artistica", ha detto il ministro della Cultura, Dario Franceschini. "Giustamente definito ‘il re del liscio’ - ha sottolineato Franceschini - Casadei è stato un musicista amato in tutto il mondo che con energia e passione ha fatto ballare intere generazioni portando la tradizione popolare nelle piazze e tra la gente. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo e l’entusiasmo suo e della sua famiglia mi hanno fatto amare ancora di più la sua musica e la Romagna”. 

Da qualche mese è all'attenzione della Camera la proposta di legge della Lega che chiede l'insegnamento nelle scuole di "Romagna mia", canzone scritta da Secondo Casadei nel 1954 ma per decenni cavallo di battaglia del nipote Raoul, scomparso oggi. Nelle scuole italiane, propone il Carroccio, va insegnata questa canzone che, come altre, lega i giovani al territorio regionale di cui è ricca l'Italia. Nella Pdl si chiede dunque il "riconoscimento di 'Romagna mia' quale espressione popolare dei valori fondanti della nascita e della sviluppo della Repubblica". "Il senso della nostra proposta è di attirare l'attenzione sulle canzoni popolari, vitali per ogni territorio", spiega il deputato romagnolo Jacopo Morrone, primo firmatario della pdl, depositata nei giorni scorsi.

Pupi Avati: "Odiavo il liscio, ma ha vinto lui"

Con ‘Romagna mia’ Raoul Casadei ha sintetizzato la nostra regione meglio di tanti cantautori, Lucio Dalla compreso”. Al telefono con l'AGI Pupi Avati ricorda e omaggia Raoul Casadei, il re del liscio scomparso oggi, conosciuto nell’82, quando il regista bolognese girava la miniserie tv ‘Dancing Paradise’, e che l’ha avvicinato a un genere verso il quale, da ex clarinettista jazz, aveva sempre nutrito, racconta “una snobistica” diffidenza. 

“Come tutti i ragazzi cresciuti nella Bologna bene degli anni Cinquanta e Sessanta giudicavo il liscio troppo popolare” premette, chiarendo di aver poi superato quella sorta di distacco di fronte a una realtà inconfutabile : “Il liscio ha fatto gioire molte più persone di quanto sia riuscito a fare il jazz, questa guerra l’hanno stravinta loro, detentori di  un rapporto privilegiato con il territorio”. Dopo aver evocato il genere in cui regnava Casadei nel suo film del ’75 ‘La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone’, Avati lo ha celebrato in quella che definisce “la scena più importante” del suo ultimo film ‘Lei mi parla ancora’ sulla grande storia d’amore di Nino e Rina Sgarbi, genitori di Vittorio ed Elisabetta.