L'anatema del vescovo di Sanremo contro le "sconcezze" di Fiorello e Achille Lauro

L'anatema del vescovo di Sanremo contro le "sconcezze" di Fiorello e Achille Lauro

Alla denuncia si aggiunge anche l'Unione degli esorcisti: "Come cristiani abbiamo il dovere di far sentire pubblicamente la nostra disapprovazione, e il nostro sdegno"

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© Agf - Fiorello e Achille Lauro a Sanremo

Agi - Una sconcezza. Non usa mezzi termini il vescovo di Sanremo e Ventimiglia, mons. Antonio Suetta, nel criticare il 'quadro' offerto da Achille Lauro e Fiorello giovedì sera all'Ariston, con in evidenza la corona di spine che cingeva la testa dello showman.

Già ieri era intervenuto il 'parroco del Festival', don Pasquale Traetta, che - come riportava la scorsa notte nell'edizione online il quotidiano della Cei, Avvenire - criticava la scelta scenica fatta, parlando di "una banalizzazione e una mancanza di rispetto" verso uno dei simboli chiave della Passione di Cristo, per l'appunto la corona di spine. E il tema è stato argomento questa mattina anche della conferenza stampa finale dell'organizzazione del Festival.

In una nota sul sito della diocesi, il vescovo scrive che "il mio intervento, a questo punto doveroso, è per confortare la fede 'dei piccoli', per dare voce a tutte le persone credenti e non credenti offese da simili insulsaggini e volgarità, per sostenere il coraggio di chi con dignità non si accoda alla deriva dilagante, per esortare al dovere di giusta riparazione per le offese rivolte a Nostro Signore, alla Beata Vergine Maria e ai santi, ripetutamente perpetrate mediante un servizio pubblico e nel sacro tempo di Quaresima".

E per il vescovo "è ancora più grave il fatto che Fiorello, artista dalle mille risorse e grandi doti sotto diversi aspetti, persona simpatica e affermata, ricorra a simili banalità e sconcezze per dare spettacolo. Mi è parsa una vera caduta di stile".

E sul fatto che Achille Lauro ricorra a simboli sacri, il vescovo dice che "non solo ci troviamo davanti a un utilizzo, che di per se' sarebbe improprio, ma anche davanti a una mancanza di rispetto, che si aggrava quando poi c'è anche irriverenza che diventa blasfemia".

Per mons. Suetta "un conto è utilizzare il simbolo religioso in campo artistico, magari cogliendolo in un significato parziale, un altro è offendere il simbolo". E in mattinata don Pasquale ha ribadito ad Avvenire che la denuncia di ieri ha innescato "quello che si sperava" sull'argomento, vale a dire "la sensibilità di riportare cio' che e' sacro, senza farcelo deturpare o derubare da nessuno".

In conferenza stampa Amadeus ha però difeso Fiorello, sostenendo che Fiorello "ha scherzato, ha ironizzato, non ha offeso alcuno. È persona buona e onesta, e questi sono valori cristiani".