Fulminacci torna dopo il Premio Tenco con 'Canguro'

Fulminacci torna dopo il Premio Tenco con 'Canguro'

Il 23enne cantautore romano, vero nome Filippo Uttinacci, premiato a Sanremo con la Targa per la migliore opera prima nel 2019, pubblica una nuova canzone che sarà contenuta nel suo prossimo album

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© foto da profilo Instagram - Fulminacci in concerto

Fulminacci, nonostante la giovane età, forse il più maturo, centrato di tutta questa nuova generazione di cantautori del panorama indi(e)pendente, torna agli inediti con l’uscita di “Canguro”. Il brano, segna un ulteriore passo in avanti dell’artista romano in un percorso che risulta piuttosto nitido, antico, e sia preso come un enorme complimento.

Infatti Fulminacci, vero nome Filippo Uttinacci,  vincitore della Targa Tenco come migliore opera prima nel 2019, non ha bisogno di mostrare i muscoli su Instagram, non ha bisogno di vendere la propria opera sui social come se fosse appendice sacrificabile del proprio personaggio, un po' insomma quello al quale ci siamo ormai ingiustamente abituati; Fulminacci preferisce far parlare la propria musica, come si faceva una volta, quando la musica non prestava il fianco a quei social che nemmeno esistevano e che poi si sono divorati il mercato; quella stessa musica che risulta profonda, toccante, onesta, mai artefatta. “Canguro” ne è un perfetto esempio, il ragazzo di Roma identifica nella figura del marsupiale quel mostro che ci portiamo dentro e che ci scombussola la rotta quando insiste, inutilmente, a saltarci incontrollabile tra i pensieri.  

Ma forse “Canguro” è anche il mostro che in qualche modo ci salva, ci rende più cinici quando serve…?

“Forse in effetti è proprio così. Quando ti sfoghi da solo e pensi o dici o fai cose che non hanno senso, cose innocue, anche pensieri stupidi, banalmente anche quando passi la giornata sul divano senza fare niente e ti fai schifo; è anche un po' un perdonarsi ogni tanto l’essere qualcosa che non si apprezza troppo, anche solo esteticamente”

Senti di avere qualcosa da perdonarti?

“In realtà no perché parla di pensieri di tipo inclusivo, non di realtà. Parla del valore che si da a determinati pensieri che ti passano per la testa, ogni tanto capita: ‘ho pensato una cosa bruttissima, sono un mostro’; ma non è vero niente”

Immagino che “Canguro” rappresenti lo start ufficiale al secondo album, vero che è il più difficile?

“Più che altro scopriremo se il secondo album è un fallimento, difficile non è stato perché avevo tante canzoni e ho avuto modo di scegliere quali metterci e a me piacciono molto. Poi bisogna vedere se piacciono alle persone, quello è l’importante; io voglio che piacciano alle persone e che si possano fare concerti e che la gente ci venga”

A questo proposito, ti mancano i live?

“Per fortuna avrò a breve un live a Torino, uno di quelli che si fanno adesso in cui si rispettano tutte le misure di sicurezza, e non vedo l’ora di farlo”

Hai fatto il primo disco con un’etichetta molto importante, hai vinto il premio più importante che un cantautore all’esordio possa vincere…un anno molto impegnativo immagino, ma tu hai avuto tempo di fermarti un attimo per fare un punto? Per capire cosa ti è davvero successo?

“In realtà è l’unico lato positivo del lockdown questo, se non ci fosse stato forse non mi sarei mai fermato. Mi sono ritrovato a casa a riflettere, anche a lavorare, non ho mai smesso, ma almeno c’è stato un momento di stacco in cui ho potuto realizzare tutto. Questo è un mestiere in cui difficilmente smetti di lavorare, oppure difficilmente lavori, dipende da come la vedi. Stai sempre a fare quello che ti piace nonostante quello che ti piace è sempre un lavoro”

E alla fine hai tirato le somme ed eri soddisfatto?

“Felice e soddisfatto. È stata una vera benedizione, sono davvero contentissimo mi sia capitata questa occasione e voglio coglierla al meglio e sfruttarla il più possibile, vorrei continuare a fare questo mestiere per il maggior numero di anni possibile”

Possiamo dire che fa parte dei tuoi prossimi progetti liberarti da queste eredità che tutti ti appioppano? Battisti, Dalla, Silvestri, etc etc…Posto che, lato stampa, è considerato un complimento, è una cosa che ti mette addosso responsabilità o addirittura ti da fastidio?

“In realtà tutti i paragoni che sono stati fatti sono incredibili, sono cantautori che mi piacciono moltissimo, sono tra i miei idoli in assoluto ed è bellissimo questo. Allo stesso tempo penso che il paragone in generale è comunque un vizio, anche io quando ascolto una canzone mi capita di pensare ‘questo mi ricorda Battisti’, in realtà vorrei provare, anche io, a capire se mi piace semplicemente dicendo perché nello specifico mi piace”

Ma se tu avessi la possibilità di duettare con un artista fuori dal circuito indie, chi sceglieresti?

“Tra i grandi universalmente riconosciuti ti dico, senza pensarci troppo, Dalla. Nonostante per me Battisti sia importantissimo, ma se devo rispondere col cuore ti dico Dalla”

Tu sei un ragazzo molto equilibrato, senti mai il peso di essere arrivato a questo punto della carriera così giovane? C’è qualcosa della vita da artista che in qualche modo senti che potresti non gestire a causa dell’età? Non so…il successo, il riconoscimento, la responsabilità che ne deriva ovviamente, che sono cose che schiacciano anche artisti più adulti…cos’è cambiato nella tua vita in questo ultimo anno?

“è interessante perché c’ho proprio riflettuto e mi sono reso conto che, forse per un meccanismo inconscio di autodifesa, è come se avessi sviluppato un’identità alternativa quando faccio il cantautore, quando mi occupo del lavoro, perché nella vita privata non è cambiato niente in me. Magari sono solo un po' più eccitato perché devo fare qualcosa o agitato sempre perché devo fare qualcosa, però è sempre per motivi positivi, il lavoro e il fatto che c’è lavoro. Però la mia vita privata è rimasta identica, il mio comportamento, i miei difetti, sono gli stessi. Quando si tratta di lavorare, semplicemente, si lavora”

Cos’è la cosa che temi di più in questo momento?

“Il fatto dell’emergenza sanitaria sicuramente mi da delle preoccupazioni perché comunque i concerti sono la cosa più bella che c’è in questo mestiere, uno dei più grandi riconoscimenti e delle più grandi emozioni. Non vedo l’ora di tornare a farli nella loro formula originaria, quella in cui si è liberi”

Ci sono ragazzi che si approcciano a questo mondo, anche con un discreto successo, ma che poi se ne allontanano spontaneamente, allora visto che sei così giovane sei ancora in tempo per rispondere a questa domanda: cosa vuoi fare da grande?

“Se da grande continuassi a fare Fulminacci sarei contento, è la cosa che mi piace di più e vorrei continuare a farla. Facendo sempre cose che mi piacciono e che soprattutto piacciono al pubblico”