Gli album in uscita sulle piattaforme musicali

Gli album in uscita sulle piattaforme musicali

La discografia continua a macinare uscite in attesa, chissà quando e chissà in quali condizioni, di vedere gli artisti di nuovo faccia a faccia con il proprio pubblico

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©   Foto: AGF/Creative -

Se ancora fuori dalla finestra tutto è ancora fermo, la discografia continua a macinare uscite in attesa, chissà quando e chissà in quali condizioni, di vedere gli artisti di nuovo faccia a faccia con il proprio pubblico. Ecco una breve carrellata di quello che di nuovo potrete trovare su tutte le piattaforme digitali.

 

Gazzelle – “Ora che ti guardo bene”: Gazzelle non parla a chi va per i quaranta come chi vi scrive; noi siamo tristi, noi aspettiamo la canzone di un quarto d’ora di Bob Dylan su Kennedy, per poi parlarne al bar per provare a conquistare quella tizia che se ne sta sbattendo di noi, di Bob Dylan e di Kennedy, e cui sguardo vola attraverso il locale e non si schioda da quell’idiota arrivato di gran carriera col Suv. Allora poi ascoltiamo Gazzelle, che ci ricorda tutta la meraviglia dell’essere adolescente, che ti fa venir voglia di inforcare il motorino per andare a prendere lei, che non ha né un volto né un nome, ma ti ricordi bene del sapore dei suoi baci, dell’odore della sua pelle…e via verso il mare, ridendo come scemi, a bere birra scadente, sdraiarsi sulla sabbia, un auricolare ciascuno, chiudere gli occhi ed essere felici, ignorando qualsiasi altra cosa intorno, compresi Bob Dylan e Kennedy. Allora ti chiedi qual è il significato della musica e ti viene il dubbio che chi va per i quaranta non ci ha capito niente.

 

Tommaso Paradiso – “Ma lo vuoi capire?”: Quando ancora abitavo a casa dei miei genitori il problema di dire a mia madre che una nuova ricetta che provava mi piaceva è che rischiavo di vedermi servito quel piatto per settimane, fino allo sdegno, fino ad averne gli incubi la notte, fino ad appropinquarmi tremante all’ora di pranzo verso la cucina sapendo già che quella cavolo di carne con i funghi (buonissima tra l’altro) stava lì ad aspettarmi fumante nel suo piatto. Ecco, con Tommaso Paradiso funziona più o meno allo stesso modo: sempre la solita ricetta che, tra l’altro, non è nemmeno buona come la carne ai funghi di mammà. La differenza tra mia madre e Tommaso Paradiso è che sotto minaccia di morte mia madre era in grado di cucinare altro, Tommaso Paradiso fa più o meno la stessa cosa, piuttosto terra terra, da quando ha deciso di diventare una popstar, da “Completamente Sold Out” quindi, e parliamo del 2016; e questo ci fa chiedere: è più in grado di fare qualcosa di diverso? O semplicemente non gli va?

 

Gianluca Grignani – “Dimmi cos’hai”: Senza dimenticare che l’indole inquieta di Grignani ha certamente tolto a lui e a tutti noi che lo seguivamo con cotanta ammirazione, chissà quanti altri capolavori; non si può non ricordare altresì che nella storia forse solo Maradona si è potuto permettere di vincere e campare esclusivamente del proprio talento. Nella maggior parte dei casi quello che chiamiamo talento è un’attitudine che va rispettata e coltivata con dovizia di attenzione. Pretendere che poi ad un certo punto si riprenda il discorso rientrando in campo a freddo mentre nel frattempo sono per di più cambiate le regole del gioco è troppo e i risultati sono piuttosto evidenti.

 

Dani Faiv e Salmo – “Cioilflow”: Bisogna dire che dalla collaborazione tra due fuoriclasse del genere forse ci si aspettava qualcosa di più. Ma capiamo che il rap è anche questo, un gioco di parole, un esercizio fine a se stesso, che poi può anche non lasciarti questo granché. Certo è un peccato, considerato che questi due, insieme, quando fanno sul serio, sfornano roba che sfonda lo stomaco. Andate a dare una riascoltata all’ultimo capitolo del “Machete Mixtape” e capirete di cosa stiamo parlando.

 

Pacifico – “Occhi aperti”: Siamo tutti colpevoli di dimenticarci spesso di quello che è uno dei più raffinati cantautori del panorama italiano. La delicatezza di Pacifico è unica, la sua capacità di disegnare mondi in musica sempre intrigante. Ormai la musica va dritta per dritta, non conosce curve, non bada ai particolari, è come se andasse dal punto A al punto B e raggiungere il punto B è l’unica cosa che conta. Per questo forse la chiamano industria, per questo forse quelli che poi alla fine riescono ad imporsi hanno l’estro di un operaio particolarmente rozzo e disinteressato, che entra in fabbrica per fare una cosa, esattamente come l’ha fatta ieri e come la farà domani, e poi se ne torna a casa. In questo senso Pacifico è un labirinto di poetica e fantasia, e “Occhi aperti” l’ennesimo meraviglioso vicolo dentro il quale perdersi.

 

Frah Quintale - “Buio di giorno”: Una sorpresa che non ci aspettavamo. Non perché pezzo valido, prodotto benissimo, scritto altrettanto, questa non sarebbe una novità per Frah Quintale, ma perché le sonorità contemporary R&B ci risuonano nelle orecchie fresche e inedite. Un esperimento? Ben riuscito. Una nuova strada che ha intenzione di intraprendere? Ottima idea.

Tre Allegri Ragazzi Morti – “Quando”: L’amore ai tempi del coronavirus magistralmente cantato da una delle band più estrose della musica italiana. Il momento drammatico avrebbe potuto anche stimolare la fantasia dei cantautori nostrani in maniera patetica e disastrosa, “Quando” invece, canzone, c’è da dirlo, già in fase di rifinitura prima che scoppiasse la pandemia e poi semplicemente adattata, risulta essere forse uno dei brani più azzeccati dell’ultima fase di carriera dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

 

La Municipal – “Canzone d’addio”: Quando ci troviamo di fronte a qualcuno che vuole dire qualcosa, la differenza con chi apre la bocca solo per dargli fiato, che sia in quel momento accompagnato da musica o meno, ci appare immediatamente evidente. Carmine Tundo, che guida il progetto La Municipal, è un cantautore completo che negli anni sta portando avanti uno stile che è tutto suo. I brani funzionano tutti, senza troppe distinzioni, quando si è bravi funziona così, non c’è niente da fare, al limite possiamo distinguerne qualcuno che risulta davvero illuminato. Perle di una collana che sbrilluccica in quel buio cosmico che alle volte ci appare il panorama del nuovo cantautorato italiano. 

 

Viito – “Benzina”: i Viito dell’attuale itpop italiano potrebbero rappresentare la copertina, nel bene e nel male. Nel bene perché tendono a conservare quella bella ruvidità tipica, e sia inteso come complimento, del dilettantismo, del garage, che sa di spregiudicatezza; male perché comunque non rimaniamo scottati da scintille di genialità, quelle che in passato hanno illuminato la strada, per intenderci, dei Calcutta di “Mainstream” o dei Thegiornalisti di “Fuoricampo”. Se l’indie è morto, e lo è certamente, non riuscirà a risorgere proponendoci sempre la stessa melodia, lo stesso genere di testi, le stesse facce, gli stessi vestiti, gli stessi accordi…no, così non funziona. Detto ciò “Benzina” nella comprensibilmente ancora povera produzione del duo romano è un buon pezzo.

Margherita Vicario – “Pincio”: non è che non si riconosca a Margherita Vicario un certo estro e “Pincio” non fa differenza. Il problema è che se spogli il brano (e non solo questo brano) di certi orpelli, non è che resti poi sto granché. La musica italiana al momento sta affrontando con una certa irrequietezza la ricerca di una voce femminile valida e sono in molti a puntare su di lei. Se questa ricerca, del tutto legittima, però tende a trovare eredi delle Carmen Consoli, delle Nada, delle Giorgia, delle Tosca, delle Fiorella Mannoia, delle Cristina Donà, delle Malika Ayane…siamo lontani, ma lontani lontani. Al momento anche dai riferimenti più immediati come Levante ed Elodie. 

Elisa Rossi e Mondo Inferno – “Spari nell’aria”: A proposito di cantautrici da scoprire, che si desse un’occhiata più attenta a quello che combina Elisa Rossi, artista particolarmente raffinata e al tempo stesso potente, incisiva, centrata. Oggi propone “Spari nell’aria”, insieme a Mondo Inferno, una piccola perla da non perdere, buona magari per andare a scoprire una meraviglia di canzone come “Chiedilo a Dio”, un brano del 2018 capace di ricongiungerti con la propria anima.

Lucio Leoni e C.U.B.A. Cabbal – “Il sorpasso”: In Italia quello che fa Lucio Leoni lo fa solo Lucio Leoni. La sua complessità forse lo renderà ai più oggi e (speriamo ovviamente di sbagliarci) probabilmente anche domani, sempre uno sconosciuto, specie fuori dalla sua confort zone romana. La sua musica è complessa, un tesoro da scovare in mezzo a sonorità distorte, tra le irrintracciabili pause tra una parola e l’altra del suo velocissimo parlato. Ma una volta scovata la chiave per leggerlo ti si apre un mondo non raro, unico. Letteralmente unico. La sua espressività musicale è una missione, un invito a spingerci un po' più in là, a pretendere di più, in un’industria musicale che tende, forse per comodità, a rendere tutto uguale, ad appiattire sempre il più possibile tutto ciò che prende in mano, come se la musica dovesse sempre essere in grado di passare sotto una porta. Poi, per fortuna, c’è chi non ci sta e decide di provare a passare attraverso il buco della serratura. È una cosa fisicamente impossibile, ma quando ci si riesce, non c’è proprio paragone. “Il sorpasso” è un brano che dovrebbe farci consumare il tasto play dello stereo, da ascoltare e riascoltare, una volta per capirlo, una volta per ballarlo, una volta come colonna sonora per spaccare tutti i piatti in cucina, una volta ad occhi chiusi facendo “si” con la testa. Questa si che è musica.

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Bonetti – “Non ci conosciamo più”: La canzone della settimana, forse del mese, tra le migliori finora sfornate nel 2020, questo è sicuro. Una chicca da un cantautore che già un paio d’anni fa ci aveva regalato la bellissima “Correre forte” e cui nome sta già da anni sui taccuini di organizzatori di festival ed esperti del settore. “Non ci conosciamo più” non è solo un ottimo pezzo, perfettamente strutturato, molto più di quanto non lo siano i brani di colleghi più blasonati, alle volte molto più blasonati; ma soprattutto ci riporta indietro a quelle sonorità che ormai spargiamo litri di inchiostro per rimpiangere. Ci scorgi dietro un qualcosa del Battisti post Mogol, portato però ai giorni nostri, senza quella ipocrita umiltà da sfigato. Uno che fa il proprio lavoro insomma, con serietà e cuore, senza lasciare andare niente, senza concedersi attimi di superficialità. Quando si lavora così vengono fuori pezzoni. Bravissimo.