Marco Masini racconta chi era Lucio Dalla, e parla per fatto personale

"Lucio è stato per me un punto di riferimento e un mio sostenitore". Un concerto evento al teatro comunale di Bologna per ricordare Lucio Dalla nel giorno del suo compleanno - il cantautore avrebbe compiuto 76 anni - a sette anni dalla sua scomparsa

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 Afp
Marco Masini

Un concerto evento al teatro comunale di Bologna per ricordare Lucio Dalla nel giorno del suo compleanno - il cantautore avrebbe compiuto 76 anni - a sette anni dalla sua scomparsa. Nel febbraio del 1979 usciva "Lucio Dalla", uno dei dischi più importanti della storia della musica italiana. Le storie narrate dal cantautore bolognese nell'album omonimo prenderanno nuova vita nell'esecuzione dell'Orchestra del Teatro Comunale diretta da Beppe D'Onghia e nell'interpretazione degli undici cantanti amici di sempre e compagni di viaggio di Lucio, come Gaetano Curreri, Luca Carboni e Ron; e ancora Graziano Galatone, Iskra Menarini e Riccardo Majorana.

Condivideranno l'affetto per Lucio anche Francesco Gabbani, Marco Masini, Lo Stato Sociale e due giovani che stanno scrivendo il futuro della musica italiana: Giovanni Caccamo e Renzo Rubino. A intervallare il tutto, pezzi di audio registrati con la voce di Lucio che parla delle sue canzoni.

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Lucio Dalla (agf) 

Lo spettacolo al Teatro Comunale di Bologna dedicato a Lucio Dalla rappresenta anche un momento di riflessione su un periodo importante della canzone italiana: Marco Masini come si pone in questo evento? So che canterai 'Anna e Marco'. "Mi pongo con il cuore - spiega Masini all'AGI - perché Lucio è stato per me un punto di riferimento e un mio sostenitore: apprezzava molto il mio modo di cantare, mi ricordo sempre il momento in cui mi disse: "Tu, dopo di me, sei il più bravo di tutti a cantare", mi fece ridere. Lui stava facendo una trasmissione: 'Taxi', io ero ospite, parlo degli anni 90 , rimanemmo molto tempo a parlare sulle tecniche di canto, su quella che era l'evoluzione della musica. Lucio è sempre stato, al di là del cantante, un grandissimo musicista: suonava il sax a dei livelli mostruosi, ho sempre avuto una grande ammirazione per lui. Quindi essere chiamato in causa in questo evento - e anche l'anno scorso allo stesso evento, anche se in maniera diversa, a casa di Lucio dove cantammo qualche suo brano assieme a tanti altri artisti - per me è un onore grandissimo. Al di là di questo, credo ci sia poi un aspetto musicale da tenere in considerazione: quindi un evento storico dal punto di vista culturale, perché Lucio ha dato tanto alla cultura e al patrimonio culturale musicale italiano".

Vi siete conosciuti in quella circostanza o vi eravate già conosciuti prima?

"Ci siamo conosciuti in quella circostanza, ma poi ci siamo rivisti in altre: Lucio con me era un grandissimo motivatore, mi ha sempre motivato a portare avanti il mio lavoro in maniera coerente, lucida, fredda e sempre dando importanza al cuore. Quindi difficile non porsi col cuore davanti a questo evento".

In Dalla prevaleva il cantautore, il poeta o il musicista?

"Usare la parola poeta... il cantautore, il musicista credo si differenzi per lo stile di vita, il modo di affrontare la quotidianità. E quindi credo che lui sia stato veramente molto simile a noi, a me, nel vedere questa professione, questo mondo che comunque ti distorce, ti cambia, ti mette dubbi, paure, ansie. Quindi, lo ritengo soprattutto un personaggio che ha saputo interpretare se stesso nel modo migliore, ha saputo regalare se stesso agli altri".

Nasce forse da questo l'affetto che ha saputo riscuotere la sua persona anche dopo la sua scomparsa, in un ambiente così difficile come quello artistico di successo della musica?

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Marco Masini (AGF) 

"È una cosa secondo me giusta. Non so se usuale o no.. Lucio sicuramente si faceva voler bene, se gli vogliono bene vuol dire che si faceva voler bene. Io parlo a nome personale, lo faccio unicamente per il gusto e la passione che sento dentro nei confronti di Lucio, delle sue canzoni, che sono state le mie prime canzoni che cantavo al piano bar, da "L'ultima Luna" ad "Anna e Marco", che ho cantato anche spesso dopo l'inizio della mia carriera da solista, quindi sono cose che sento parte della mia vita".

Qual è il messaggio di una canzone come "Anna e Marco"?

"Un messaggio di felicità. Si può uscire benissimo dalla tristezza, dalla povertà, dalla vita di tutti i giorni , di paese, sempre uguale, attraverso l'amore, le piccole cose, raccontando una storia con delle immagini talmente semplici ma anche talmente vere - come 'poi passa una cane sente qualcosa, ti guarda abbaia e se ne va- che lì ti apre un mondo. Con una semplice descrizione di una cosa che succede ogni volta. Quindi credo che cogliere la semplicità nei testi, e nell'esposizione metrica delle emozioni, sia un grande pregio di un grande cantautore".

"Oggi cosa resta di Lucio Dalla? Innanzitutto, resta Lucio Dalla perché Lucio Dalla: credo che resterà per sempre come resteranno tanti altri, Battisti e i grandi nomi che hanno comunque regalato emozioni per tanto tempo a tante generazioni. Poi resta un patrimonio culturale dal quale possiamo prendere esempio tutti quanti noi che scriviamo . È una icona che sicuramente non potrà mai essere distrutta".



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