È morta la soprano Mirella Freni

Il ricordo di Leone Magiera, ex marito e maestro della celebre cantante, da sempre legata al ruolo di Mimì nella Boheme

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Serena Campanini / AGF
Luciano Pavarotti con Mirella Freni, il maestro Leone Magera e Raina Kabaiwanska

È morta Mirella Freni, soprano, stella della lirica italiana. Lo riferiscono all'AGI fonti legate alla famiglia. "Mimì, lei era Mimì" dice Leone Magiera, maestro di Mirella Freni e suo ex marito quando l'AGI gli chiede quale fosse il personaggio della lirica in cui la soprano modenese si identificava maggiormente.

"D'altronde - spiega Magiera, pianista, direttore d'orchestra, e maestro anche di Luciano Pavarotti - fu Herbert von Karajan a lanciarla sulla scena mondiale con una Boheme alla Scala che passò alla storia. Fu lui, per il 90%, 'artefice del successo di Mirella". "Erano anni belli, ben trenta" ricorda Magiera "di grande amicizia e collaborazione tra me, Luciano e Mirella".

"Eravamo rimasti legati, l'ho vista proprio ieri sera, stava male ormai da un anno", ha detto Magiera, divorziato dalla cantante dal 1977, e dalla quale ebbe una figlia, Micaela. La Freni soffriva di Alzheimer e nel corso del tempo ha subito diversi ictus.

Nata a Modena il 27 febbraio del 1935, vide decollare la propria carriera grazie a una memorabile Boheme nel 1963 alla Scala. A dirigere l'opera di Giacomo Puccini fu Herbert von Karajan, la regia era di Franco Zeffirelli.

Prima di allora la soprano modenese, che aveva debuttato nel 1955 al teatro comunale di Modena ed era legata da amicizia nutrita di collaborazione professionale con Luciano Pavarotti ("Mia madre e la mamma di Luciano lavoravano nella stessa manifattura di tabacco, e venivano insieme a prenderci per portarci a casa: una volta ci vestirono allo stesso modo!", raccontò la Freni al grande critico americano Fred Plotkin) si era misurata con i personaggi femminili nel Don Giovanni e ne le Nozze di Figaro di Mozart e con quelli nelle opere di Verdi e Donizetti.

Ma fu la Boheme del 1963 a immortalarla come la "Mimì" definitiva della lirica, replicata poi in tutto il mondo. Quando il 29 settembre del 1965 interpretò l'opera al Metropolitan Opera di New York, scrive il San Francisco Chronicle, la soprano croata Zinka Milanov, di casa nel teatro, andò nel backstage e disse al manager Francis Robinson: "Questa ragazza canta in maniera meravigliosa, sembra me da giovane".

Era, per dirla con il drammaturgo Albert Innaturato, "l'ultima prima donna", ultima di una catena di soprano italiane del periodo d'oro della lirica come Renata Tebaldi, Licia Albanese, Magda Olivero, Maria Caniglia, Amelita Galli-Curci and Luisa Tetrazzini.

"L'intelligenza interpretativa - si legge nella voce che la Treccani le ha dedicato - unita a una tecnica solida e alla proficua collaborazione con grandi direttori quali Karajan, Carlos Kleiber, Claudio Abbado, le ha permesso di sfruttare al meglio le qualità di una voce purissima, dal timbro caldo ed espressivo. Le sue interpretazioni, prive di eccessi e attente alla partitura, emergono per la morbidezza e la duttilità di emissione e per l'intensità e spontaneità della recitazione".

Nel corso del tempo ha scelto i ruoli con cautela e saggezza, esplorando anche quelli russi in seguito al secondo matrimonio, quello con Nicolai Ghiaurov, morto nel 2004. Mirella Freni aveva debuttato come Micaela nella Carmen di Bizet, finì interpretando Giovanna d'Arco ne La Pulzella d'Orleans di Cajkovskij al Washington National Opera l'11 aprile del 2005. "Non basta avere una voce bellissima - disse nel 2002 a Associated Press - è la profondità dell'interpretazione che fa la differenza. Lo scorso anno, avevo un'allieva giapponese molto brava, ma interpretava in modo tecnico. Dissi: "Mia cara, ascolta. Se parli con il tuo amante, e devi dirgli che lo ami, ti metti a urlare IO TI AMO?".

 



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