30 anni fa usciva il primo singolo di Jovanotti. Ora fa 67 concerti in 7 mesi

Jovanotti, stasera il gran finale a Milano, con un messaggio per i “prossimi 30 mila anni”

jovanotti concerto
Zumapress /Agf 
 Jovanotti

Sessantasette concerti in sette mesi, praticamente in ogni palazzetto d’Italia, per portare un messaggio: “Cercate la libertà. Ogni generazione ha un compito: quello di espandere le libertà conquistate da quella precedente. Io l’ho fatto in trent’anni di musica, continuate a farlo anche voi per i prossimi 30mila”.

Lorenzo Jovanotti Cherubini, chiude al Forum di Assago (da dove è partita la tournée), la lunga serie di concerti con cui ha celebrato tre decenni di carriera: “Era il 29 giugno del 1988 quando qui a Milano usciva il mio primo singolo, ‘Gimme five’”, ricorda, mentre, chitarra e voce, strimpella il suo manifesto, “Viva la Libertà”, dall’ultimo disco, “Oh vita!”.

Dai concerti al film

Le riprese dei due concerti del 3 e 4 luglio serviranno per il film che racconta l’incredibile dote per il live del “Ragazzo fortunato”, che a settembre compirà 52 anni. Ma sul palco Jovanotti è snodato come quando ne aveva 20, ed è dotato di un’energia inesauribile. Spumeggiante l’inizio della scaletta con i successi più recenti: “Ti porto via con me” e “Le Canzoni”. “Penso positivo” traghetta poi verso quelli del passato con una scenografia curiosa sui maxi schermi: i volti più noti dei tg nazionali che cantano la sua canzone: serissimi e divertiti allo stesso tempo, danno un messaggio che di rado passa nelle news. Alla città del futuro il cantautore dedica un rap: “Milano porta fortuna, vera e sognata, periferia e bosco verticale, Milano spaccami il cuore”. Poi la dedica al Paese: siamo “in Italia, e dove se no?”, nel paese “più pazzo del mondo”, dove “tutto sembra perduto poi ci rialziamo”. 

C’è un momento della scaletta in cui Lorenzo si fa serio:“Vi racconto una storia: quando le cose giuste accadono al momento giusto, non c’è evoluzione; sono le cose sbagliate al momento giusto che ci fanno evolvere.  La nostra epoca è fantastica, ma sta tornando una cosa pericolosa, che è sempre sbagliata nel momento sbagliato: in una parola il ‘razzismo’. Le razze non esistono: esistono solo le persone”. Poi si rivolge ai ventenni, che non erano nemmeno nati quando lui era già sulla cresta dell’onda: “Non fatevi fregare” e accompagna con l’ostinato di un suo brano: “Non si può vivere in un mondo senza cielo, non si può vivere in un mondo chiuso”, perché la musica non si può mai considerare esente da un messaggio anche “politico”, in senso lato. 

Jova supereroe

I pezzi si susseguono per tre ore con pause di pochi secondi e i cambi d’abito sono rapidi come quelli di un trasformista. La scenografia si apre in effetti con un cartone animato in cui Lorenzo è prima Don Chisciotte, poi un supereroe e poi un astronauta, fino a quando non si materializza sul palco e fa esplodere la gioia dei fan. Il cavaliere della Mancia - di cui porta l’armatura nella vignetta simbolo del tour - torna anche a fine concerto, con una citazione che richiama la libertà di cui l’eroe di Cervantes rappresenta la ricerca. In mezzo c’è un tripudio di colori, coriandoli, luci e ballo, al ritmo dei tamburi di “L’ombelico del mondo”, che fanno tremare le sedie; insieme ai martellanti “Non m’annoio”, “Tanto tanto tanto” e “Sabato”. 

Segue il momento dichiarazioni d’amore con “Baciami ancora”, “A te”, capolavoro di romanticismo. E l’ironia con il pubblico: “Quanti sono gli innamorati qua dentro? Lo vedete? Siamo la maggioranza: la prossima volta il governo lo facciamo noi!”. Il momento disco è garantito quando Jova mette la giacca di pajette, sale su una pedana che lo solleva qualche metro sopra la folla e trasforma il concerto in un dj set: rappa veloce, senza mancare una parola e senza prendere fiato, mentre mixa, per finire su un’aria classica e gettarsi sotto il palco ad abbracciare i fan. 



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