Vent'anni senza De André, un mito intergenerazionale

L'adolescenza turbolenta, l'incontro con la musica, il successo, i giorni del sequestro. Vita di uno dei massimi protagonisti della canzone italiana, morto l'11 gennaio 1999 a soli 59 anni

Vent'anni senza De André, un mito intergenerazionale 

"Benedetto Croce diceva che fino ai diciotto anni tutti scrivono poesie. Dai diciotto anni in poi rimangono a scriverle due categorie di persone: i poeti e i cretini. Quindi io, precauzionalmente, preferirei considerarmi un cantautore". Così diceva, all'amico giornalista Vincenzo Mollica, Fabrizio De André, uno dei maggiori protagonisti della cultura italiana del secondo Novecento, scomparso vent'anni fa, l'11 gennaio 1999, a soli 59 anni a causa di un tumore ai polmoni. Un artista capace di travalicare i limiti della canzone d'autore e diventare con i suoi testi un mito per varie generazioni, anche per chi non lo ha mai conosciuto. "Il fatto che testi delle mie canzoni siano inseriti nelle antologie scolastiche mi imbarazza perché, fondamentalmente, mi fa piacere. Provo imbarazzo di fronte a questa mia piccola vanità", diceva ancora. Ed era sincero.

Un ribelle nato

Nato a Genova il 18 febbraio 1940 nel quartiere di Pegli, in via De Nicolay 12, figlio di genitori piemontesi trasferitisi in Liguria dopo la nascita del primogenito Mauro, Fabrizio fu un ragazzino ribelle che cambiò diverse scuole e non ebbe mai una grande simpatia per le istituzioni, malgrado (o forse, proprio perché) il padre Giuseppe fosse stato vicesindaco di Genova. Timidissimo e un po' attaccabrighe, Fabrizio ha raccontato di frequenti risse nelle bettole dei 'carruggi' sopra il porto di Genova in cui si recava con la sua combriccola capeggiata dall'amico fraterno Paolo Villaggio, spesso scatenate dall'ilarità di qualcuno perché aveva una palpebra più bassa dell'altra.

Vent'anni senza De André, un mito intergenerazionale 
De André 

Andò via di casa a 18 anni, si diplomò e iniziò a frequentare alcuni corsi di Lettere e altri di Medicina presso l'Università di Genova prima di scegliere la facoltà di Giurisprudenza, ispirato dallo stesso padre, dall'amico Paolo Villaggio e dal fratello maggiore Mauro, già avviato agli studi in legge e che diverrà un noto avvocato, mentre Fabrizio si fermerà a sei esami dalla laurea quando ebbe inizio la sua carriera di cantautore. 

L'incontro decisivo con la musica avvenne con l'ascolto di Georges Brassens, del quale De André tradusse alcune canzoni, inserendole nei suoi primi album a 45 giri. La passione prese poi corpo anche grazie alla 'scoperta' del jazz e all'assidua frequentazione degli amici Luigi Tenco, Umberto Bindi, Gino Paoli, del pianista Mario De Sanctis e altri, con i quali cominciò a suonare la chitarra e a cantare nel locale 'La borsa di Arlecchino'.

Le letture anarchiche

Accanto a una vita sregolata, alla frequentazione di persone di estrazione sociale umile e la convivenza dal '60 al '61 con una prostituta di via Prè, Anna, con disappunto del padre e della famiglia alto borghese, Fabrizio coltivò la passione per la letteratura. In questo periodo, tra la fine degli anni '50 e l'inizio dei '60, fece importanti letture che avrebbero influenzato la sua visione del mondo: Michail Bakunin, Errico Malatesta, Max Stirner (fondamentale la scoperta del libro 'L'Unico e la sua proprietà' per le sue idee anarchiche).

Questo è il substrato culturale, in aggiunta alle letture giovanili dei grandi francesi (Proust, Maupassant, Flaubert, Balzac) e dei russi (Dostoevskij), che è alla base della formazione del giovane De André, la cui attività di autore musicale ebbe inizio nell'estate del 1960 quando, insieme a Clelia Petracchi che scrisse il testo con lui, compose quella che De André ha sempre considerato la sua prima canzone, 'La ballata del Miche'', in cui è marcata l'influenza della canzone esistenzialista francese.

Dagli esordi al successo

Nello stesso anno conobbe Enrica Rignon, detta 'Puny', grande appassionata di jazz, di sette anni più grande e appartenente a una delle famiglie più abbienti di Genova. Dopo qualche mese di frequentazione 'Puny' rimase incinta: i due si sposarono a Recco e nel 1962 nacque il figlio Cristiano. I due si separarono a metà degli anni Settanta quando Fabrizio conobbe la cantante Dori Ghezzi. In quegli anni De André inizio' la sua carriera di cantautore pubblicando nell'ottobre del 1961 con la Karim (etichetta che vedeva tra i soci anche il padre Giuseppe) il suo primo 45 giri con i due brani 'Nuvole barocche' ed 'E fu la notte'.

La svolta arrivò nel 1964, grazie alla 'Canzone di Marinella' che, dopo essere stata cantata da Mina, gli fece guadagnare grazie alla Siae una cifra enorme per l'epoca: seicentomila lire ogni sei mesi. Da allora De André inizio' ufficialmente la sua vita da cantautore che è proseguita con successo sempre costante per quarant'anni nei quali ha inciso quattordici album in studio (da 'Tutto Fabrizio De Andre'' del 1966 a 'Anime salve' del 1996), più alcune canzoni pubblicate solo come singoli e poi riedite in antologie. I testi di molti suoi brani sono considerati da alcuni critici come vere e proprie poesie, tanto da essere inserite in varie antologie scolastiche di letteratura già dai primi anni Settanta e da ricevere gli elogi anche di grandi nomi della poesia come Mario Luzi.

Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco, De André è considerato uno degli esponenti della cosiddetta Scuola genovese, ed è l'artista con il maggior numero di riconoscimenti da parte del Club Tenco, con sei Targhe e un Premio Tenco. Durante la sua carriera ha collaborato con personalità della cultura e importanti nomi della scena musicale italiana, tra cui la Premiata Forneria Marconi, Ivano Fossati, Mauro Pagani, Nicola Piovani, Massimo Bubola, lvaro Mutis, Fernanda Pivano e Francesco De Gregori. 

I giorni del sequestro

Il nome di Fabrizio De André è anche legato a un episodio di cronaca: la sera del 27 agosto 1979, insieme alla compagna Dori Ghezzi (con la quale è stato legato dal 1974 fino alla morte e che ha sposato nel 1989) è stato rapito dall'anonima sequestri sarda e tenuto prigioniero con lei alle pendici del Monte Lerno presso Pattada, per essere liberata dopo quattro mesi (Dori fu liberata il 21 dicembre alle undici di sera, Fabrizio il 22 alle due di notte, tre ore dopo), dietro il versamento del riscatto, di circa 550 milioni di lire, in buona parte pagato dal padre Giuseppe. Di quella vicenda De André, che ne ha parlato nella canzone 'Hotel Supramonte' (pubblicata nell'album 'L'indiano' nel 1981), ha detto di averla vissuta "con un'enorme curiosità, di un film o un romanzo di cui purtroppo ero protagonista. Ma mi incuriosiva vedere come andava a finire". E, il giorno dopo il rilascio, ebbe la lucidità di commentare: "Noi ne siamo venuti fuori, mentre loro non potranno farlo mai".

Un'eredità inscalfibile 

Il mito di De André ha resistito a ogni moda, diventando patrimonio intergenerazionale. Nell'ultimo anno sono state circa 25-30 mila le esecuzioni pubbliche delle canzoni di Fabrizio De André, per un valore qualche centinaio di migliaia di euro in diritti. Nel dettaglio, secondo i dati Siae, il record spetta a un'associazione di Forlì che ha eseguito le canzoni 243 volte. Sempre alla città emiliana spetta il primato di esecuzioni (392) davanti a Brescia (339), mentre la regione dove Faber è suonato di più in pubblico è la 'sua' Sardegna.

I brani più suonati in pubblico sono 'Geordie', davanti a 'Il pescatore', 'Bocca di Rosa' e 'Don Raffaè'. Fabrizio De André ha depositato alla Siae 272 brani e attualmente i diritti d'autore vengono pagati quasi interamente per esecuzioni pubbliche. I proventi per i diritti provenienti da passaggi in radio o in tv si limitano al circa il 3% (sono aumentati nell'ultimo anno grazie alla fiction Rai 'Il principe libero'). I dati della vendita dei dischi sono invece bassi e poco significativi perché, spiegano alla Siae, ormai conta soprattutto lo streaming e le piattaforme come Spotify o YouTube.

Le canzoni più (ri)ascoltate

I dati dei canali dedicati a De André mostrano che, a vent'anni dalla morte, il cantautore genovese gode ancora ottima salute. Partiamo da Spotify: nell'ultimo mese la pagina dedicata a De André che ha oltre 365 mila follower, ha fatto registrare oltre 555 mila ascoltatori unici distribuiti in tutta Italia con prevalenza di Milano (105 mila) e Roma (76 mila), mentre Torino, Napoli e Bologna si assestano intorno ai 20 mila. La top 5 delle canzoni più gettonate è la seguente: 'Don Raffaé', 'Bocca di rosa', 'La guerra di Piero', 'Il pescatore' e 'Amore che vieni, amore che vai'.

Per quanto riguarda YouTube, accanto a decine di video su profili privati, il dato significativo viene dal canale ufficiale FabrizioDeAndreVEVO che in poco più di sette anni ha registrato oltre 24 milioni di visualizzazioni. La classifica delle canzoni che hanno superato i due milioni nell'ultimo anno è costituita da cinque 'live' dagli ultimi concerti: in testa con oltre 5,3 milioni di visualizzazione 'Il pescatore', davanti a 'Volta la carta' (3,7 milioni), 'Geordie' (2,9 milioni), 'Bocca di rosa' (2,4 milioni) e 'Dolcenera' (2,2 milioni).



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