Morta Marina Ripa di Meana, donna di cento vite

Stilista, regina della mondanità, scrittrice, regista e opinionista. Affascinò Moravia, Pasolini e Craxi

Morta Marina Ripa di Meana
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 Marina Ripa di Meana

L'ipocrisia non era il suo stile di vita. Donna libera, nel pensiero e nella parola e negli atteggiamenti, spesso anche volutamente provocatori. Personaggio scomodo, i benpensanti erano il suo bersaglio. Aperta anche quando ha raccontato i suoi sedici anni di lotta al cancro che aveva aggredito uno dei reni, presentandosi in tv con il volto devastato da reazioni allergiche ad una delle cure ed aveva interessato anche altri organi. Sedici anni di dura battaglia, finita ieri.

Una battaglia senza veli

Marina Elide Punturieri detta Marina, coniugata Ripa di Meana e prima ancora conosciuta come Marina Lante della Rovere è morta nella sua abitazione romana. Nata a Reggio Calabria il 21 ottobre 1941, è stata personaggio televisivo, stilista e scrittrice italiana. Personaggio televisivo anche nel dolore, tanto da scegliere il piccolo schermo, che considerava quasi come una casa aperta a tutti, lo scorso maggio per dire pubblicamente nel corso della trasmissione pomeridiana di Canale 5 condotta da Barbara D'Urso, che combatteva contro il tumore. E non si era nascosta, ovvero prima del suo ingresso in studio, in testa un copricapo, aveva lasciato che apparisse sullo schermo una foto che mostrava un viso gonfio e un corpo ricoperto da chiazze rosse.

Era lei, Marina, e quella foto era la rappresentazione di una reazione allergica a una terapia. Ed aveva quindi raccontato di questa lunga battaglia, insistendo sulla necessità di affidarsi alla chemioterapia, invitando a non credere alle terapie alternative.

 "Io vado avanti con le cure classiche che mi danno speranza, non con i palliativi e i ciarlatani - aveva detto -. Ho chiesto ai medici se esiste un modo per scongiurare una reazione allergica di questo tipo. Mi hanno detto di no, ma ciò non vuol dire che non bisogna curarsi. Ho avuto questa manifestazione così cruenta dopo 10 giorni di terapia. Se hai un buon medico, ci si rende conto in tempo dell’errore e si cambia terapia. Voglio solo dire a tutti che il cancro va combattuto, io sono ancora qua".

Quando a giugno c'è stata la prima Giornata mondiale contro il tumore del rene, aveva portato la sua testimonianza durante un convegno sul tema organizzato a Palazzo Madama, insistendo sulla ricerca: "Sono anni che combatto però continuo a vivere. Si vive ed è importante che le persone lo sappiano. La ricerca è l'unica cosa che sta andando molto bene e grazie alle terapie si possono curare i tumori o ci si può comunque convivere come nel mio caso".

Da stilista a regina di mondanità

Dopo gli studi nella città natale, comincia a lavorare come stilista aprendo un atelier di alta moda in Piazza di Spagna, a Roma, insieme con l'amica Paola Ruffo di Calabria, che sarebbe diventata principessa di Liegi e poi regina del Belgio.

La vita mondana della Roma anni Sessanta avvolge Marina, nel giugno 1964 convola a nozze con Alessandro Lante della Rovere, appartenente all'importante famiglia aristocratica romana, da cui ha una figlia, Lucrezia, divenuta una nota attrice teatrale, cinematografica e televisiva. Frequenta gli ambienti altolocati della nobiltà capitolina, le cui vicende in quegli anni si intrecciano con quelle raccontate ne 'La dolce vita' di Federico Fellini. Conosce Moravia e Pasolini, è vicina agli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, amica di Mario Schifano e Tano Festa, negli anni Settanta c'è la storia d'amore extraconiugale con il pittore Franco Angeli, e ci scriverà il libro 'Cocaina a colazione' (2005), raccontando di essere arrivata a prostituirsi per poter comprare la cocaina al suo amante.

Successivamente divorzia da Alessandro Lante della Rovere e intraprende una serie di relazioni sentimentali, non ultima quella con il giornalista Lino Jannuzzi, di cui dà conto nel suo best seller 'I miei primi quarant'anni'.

Morta Marina Ripa di Meana
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Nel 1982 si sposa in seconde nozze con il marchese Carlo Ripa di Meana, testimoni della sposa erano Alberto Moravia e Goffredo Parise, mentre testimone dello sposo era il leader socialista Bettino Craxi; comunque, anche dopo il matrimonio, per alcuni anni continuerà a farsi chiamare e a essere indicata come Marina Lante della Rovere, fino a proibizione del Tribunale di Roma su istanza mossa dello stesso duca Lante della Rovere, dopo che Marina aveva firmato delle opere autobiografiche con il suo cognome. E' da allora che inizierà a essere indicata come Marina Ripa di Meana.

La torta in faccia

La televisione diventa sempre più spesso punto di riferimento, ha fatto anche da valletta a Maurizio Costanzo (sodalizio che s'interromperà bruscamente quando Marina tirerà una torta in faccia allo stesso Costanzo durante una puntata della trasmissione Grand'Italia).

Partecipa come opinionista o protagonista di trasmissioni in cui mette in risalto il carattere esuberante e la sua natura anticonformista, e dibatte sui temi della natura, della tutela del paesaggio, dell'esaltazione del bello e della difesa degli animali. Nella sua esistenza non sono mancati i momenti di forte visibilità mediatica. Come quando si rese protagonista di un blitz ambientalista a Palazzo Farnese, sede dell'ambasciata francese in Italia, e da una finestra espose lo striscione con scritto "Chirac salvaci dal nucleare". Forte il legame con Bettino Craxi, che continuerà a frequentare anche quando l'ex segretario ed ex premier finirà a Hammamet.

Ha scritto una decina di libri, spesso a sfondo autobiografico (ma anche romanzi gialli e sentimentali), e ha diretto il film thriller 'Cattive ragazze' (1992) con protagonista Eva Grimaldi. Fu all'epoca sollevata un'aspra polemica sulla pellicola, che ricevette fondi pubblici, secondo alcuni grazie all'amicizia con Craxi.

Nel 1990 lancia e dirige per due anni il mensile Elite, pubblicato dalla Newton Compton Editori. Nel 1995 diviene Ambasciatrice in Italia dell'IFAW (International Fund for Animal Welfare - USA), per la quale realizza una campagna pubblicitaria completamente nuda, con una folta peluria sul pube e la scritta 'L'unica pelliccia che non mi vergogno di indossare'.

Dagli anni Novanta in poi ha inoltre preso parte, in Italia e in altri Paesi, a svariate campagne contro lo sterminio dei cuccioli delle foche, contro l'uso per moda e vanità delle pelli e delle pellicce, contro le corride, contro gli esperimenti nucleari francesi nell'atollo di Mururoa, contro lo sventramento del Pincio (2008), contro la chiusura dello storico Ospedale di San Giacomo nel cuore di Roma (2008) e quella, recente, per la diagnosi precoce dei tumori.



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