"La violenza sulle donne si esercita anche con i cliché". Parola di Levante

Cosa ha detto la cantante e giudice di X-Factor in un colloquio con il Corriere della Sera

"La violenza sulle donne si esercita anche con i cliché". Parola di Levante
 (Vevo)
 Levante

Non solo violenza fisica. La mancanza di rispetto nei confronti delle donne si esercita anche attraverso i cliché. Molto spesso nati da una cultura maschilista. E tra i più frequenti c’è quello di dover diventare madre. A lanciare l’accusa è Levante che al Corriere della Sera spiega: “Noi donne siamo viste solo come gli esseri che danno la vita. Lo siamo, ma abbiamo anche molti altri destini. E spesso, anche inconsciamente, subiamo il maschilismo della società”.

“Non sono blasfema ma “Gesù Cristo sono io’”

30 anni compiuti, l’artista indie siculo-torinese è pronta al lancio del video del suo ultimo singolo tratto dall’album “Nel caos di sostanze stupefacenti”. Il brano ha un titolo destinato a far parlare: “Gesù Cristo sono io”. Quanto alla data di pubblicazione, il 25 novembre – nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne -, non è affatto causale. Anzi, essendo quella della giudice di X Factor è una “canzone che racconta il microcosmo di una donna che ha subito maltrattamenti, sia fisici che psicologici” non potrebbe essere pubblicata in un momento migliore.  A ben guardare però, “il significato si allarga a tutta la società. Nelle immagini abbiamo provato ad affrontare i cliché, quelle situazioni in cui una donna si sente chiedere “come fai a conciliare la vita lavorativa con quella materna?”, oppure quando attorno ai 25-30 anni iniziano a domandarti “a quando il primo figlio?”.

Per Levante, la regia affidata a Zero Production, progetto che riunisce tre registi uomini, è stata una sorpresa. “Mi ha stupito ricevere il trattamento più convincente da loro. Avevo contattato anche delle registe che hanno sottoposto idee molto pesanti”. Il testo ha un finale positivo: “E da te risorgo anch’io”. “La protagonista ha pagato con la violenza il fatto di essersi ribellata, ha attraversato l’inferno ma alla fine risorge”. Insomma, siamo nel territorio delle buone notizie… “La buona notizia che vorrei leggere è che quella canzone viene trasmessa da tutte le radio”. Non è smania di successo e numeri. Quella di Levante è un’accusa al sistema dei network.

Una canzone scomoda

Per Levante “non ci si può fermare al titolo e pensare, come qualcuno mi ha scritto sui social, che sono blasfema. Ma purtroppo alcune radio (tra le grandi ha il sostegno solo di RTL, ndr) hanno deciso di non passarla perché trovano il testo troppo impegnativo. Peccato, un’occasione persa”. Il tema della violenza sulle donne – sottolinea l’artista - c’è nella società, lo si sente anche nei giornali radio, ma se lo si mette in una canzone non va bene. Un brutto segnale. Così si spingono gli artisti a non impegnarsi. L’appiattimento culturale è responsabilità di chi gestisce i media”.

Colpa di un maschilismo che ha generato i casi Weinstein. “Il coperchio è finalmente saltato ed emerge una realtà che fa male. Ma va bene che le rivoluzioni siano anche un po’ sanguinarie”. Toccherà alla musica? “Non credo. La musica non perdona. Se apri una porta con una chiave poi le apri tutte allo stesso modo, ma quando finalmente arrivi sul palco se non hai talento non vai da nessuna parte”.

 



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