La fumettista italiana che sogna l'Oscar per il 'suo' Spiderman afroamericano

Sara Pichelli è nel team di disegnatori che corre per la statuetta dei film di animazione (è lei che ha disegnato Miles Morales). "Quando vai a lavorare su un costume iconico come questo, creando qualcosa di diverso ma con lo stesso sapore, bisogna fare attenzione"

oscar animazione spiderman ​sara pichelli

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Lo sa bene Sara Pichelli, fumettista marchigiana che ha sempre avuto l’arduo compito di rilanciare personaggi iconici della Marvel Comics. La sua matita ha dato anche vita al design di Miles Morales, il personaggio che ha assunto l’identità dell’Uomo Ragno in seguito alla scomparsa di Peter Parker, ucciso nella saga "La Morte di Spiderman". Morales è il primo afroamericano a indossare il costume del supereroe e su di lui è basato Spider-Man: Into the Spider-Verse (Spider-Man - Un nuovo universo), il film d’animazione diretto da Bob Persichetti, Peter Ramsey e Rodney Rothman e candidato nella categoria Miglior film d’animazione agli Oscar 2019.

La pellicola si è distinta per una nuova tecnica di animazione che unisce le tecnologie di Sony Pictures Animation con lo stile tipico dei disegnatori di fumetti impegnati nel progetto, tra cui, appunto, Sara Pichelli. Si tratta di una tecnica rivoluzionaria che rende ogni fotogramma del film una vera e propria vignetta: “In sostanza – ha spiegato Rothman – combina animazione in computer grafica, animazione a mano libera, grafica dei fumetti e street art, cercando di trovare un'omogeneità”. Spider-verse, già vincitore di un Golden Globe, è il primo film d'animazione basato sull'Uomo Ragno. Da quando è uscito nelle sale cinematografiche, il 14 dicembre negli Stati Uniti e il 25 dicembre in Italia, ha incassato a livello mondiale più di 358 milioni di dollari.

Sara Pichelli ha il merito di aver portato un soffio d’Italia in un’edizione degli Oscar priva di produzioni nostrane. La disegnatrice, classe 1983, ha iniziato la propria carriera nell’animazione come storyboarder e character designer, per poi entrare nell'industria del fumetto, lavorando nella serie a fumetti di Star Trek per la IDW Publishing come assistente di David Messina. Nel 2007 la giovane fumettista ha disegnato la sua prima breve storia a fumetti per la Cut-up edizioni.

L’anno successivo, in seguito alla vittoria di un contest internazionale per scoprire nuovi talenti, Sara è stata assunta dalla Marvel Comics. Dopo aver preso parte a numerosi titoli, è stata anche incaricata di essere l'artista principale del secondo volume di Ultimate Comics: Spider-Man (2011), dove appare per la prima volta Miles Morales. L’anno scorso la disegnatrice ha contribuito a rilanciare i Fantastici Quattro in una nuova serie a fumetti. In vista della cerimonia degli Oscar, che si svolgerà domani, AGI ha intervistato Sara Pichelli.

Lei compare tra gli illustratori di Spider-Man: Un nuovo universo, candidato nella categoria Miglior film d'animazione agli Oscar 2019. Quali sono le sue sensazioni al riguardo? 

“Ovviamente è scontato dire che è un onore perché è bello quando lavorano su prodotti fumettistici, ne riconoscono la paternità e li rispettano, infatti Spider-verse ha un enorme rispetto del medium-fumetto, della storia e della parte che riguarda me, che è la parte grafica. Sicuramente è una grande emozione”.

Ha visto gli altri film candidati nella stessa categoria?

“Ho visto solo Gli Incredibili 2, gli altri purtroppo me li sono persi”.

E non si sente minacciata dagli Incredibili 2?

“Assolutamente no. Magari dal primo film degli Incredibili sì, perché era molto innovativo. Anche Spider-verse lo è, soprattutto a livello grafico, e penso che darà filo da torcere agli altri candidati”.

Come ha preso la notizia che il suo Miles Morales sarebbe approdato sul grande schermo?

“Lì per lì ero felice, ma ambivo al lungometraggio live-action. Quando ho cominciato a vedere come lo stavano realizzando mi sono ricreduta, è un prodotto fatto benissimo, molto intelligente. Hanno mantenuto tanti riferimenti grafici al fumetto e io l’ho trovato molto divertente”.

Sara Pichelli (Agf)
 

Gli adattamenti cinematografici dei fumetti rischiano sempre di snaturare l'opera originale. Tranne quelle dovute al cambio di medium, quali sono state le differenze con l'originale? 

“Ci sono state differenze sostanziali, ma sono state tutte motivate, hanno mantenuto l’anima del fumetto e dei personaggi. Ad esempio, nel film il papà di Miles è un poliziotto, nel fumetto è un ex galeotto. Ci sono stati alcuni cambiamenti, ma il cuore dei personaggi è rimasto lo stesso. La storia ovviamente è stata adattata per una proiezione di due ore. Ero un po’ spaventata perché gli altri film Spider-Man, fatta eccezione per quelli di Sam Raimi, li ho sempre trovati distanti anni luce da quello che sarebbero dovuti essere”.

Quando stava creando il design del nuovo Uomo Ragno, su cosa ha fatto particolarmente attenzione affinché il personaggio funzionasse?

“Ci sono stati moltissimi costumi di Spiderman nel passato, ma pochissimi sono rimasti. Quando vai a lavorare su un costume iconico come questo, creando qualcosa di diverso ma con lo stesso sapore, bisogna fare attenzione. Mi ricordo che la prima cosa che ho detto è stata ‘ragazzi, io ci lavoro, però una cosa me la dovete far fare: facciamolo nero’, perché lo ritengo elegante e moderno. Mi sono mossa verso l’essenziale, ho tolto i guanti, ho tolto gli stivali. Ti lascio immaginare quante versioni ho creato prima di arrivare a quella definitiva.

Pensa che il personaggio di Miles Morales, nella sua diversità, abbia anche un valore politico? 

“Credo che la scelta abbia una motivazione politica, soprattutto per il periodo in cui è nato. Nel 2011 c’era Obama e gli Stati Uniti stavano vivendo un momento di fermento. In America parlare di minoranze è complicato, per loro avere intorno persone di etnie miste è all’ordine del giorno, quindi non vederlo riflesso nei fumetti, che rappresentano la cultura pop per eccellenza, faceva strano. È stata un’esigenza naturale”.  

Ha ridato nuova vita a Spiderman e poi ai Fantastici Quattro, sembra quasi che le venga sempre affidato l'importante ruolo di rilanciare personaggi iconici della Marvel. Ha mai temuto la reazione del pubblico?

“Sì, sentivo proprio la responsabilità. Quando alla Marvel mi hanno detto che avrebbero ucciso Peter Parker, la mia reazione è stata ‘quindi io sarò quella che darà il volto a colui che ha ucciso Peter Parker?’. I fan dei fumetti hanno un’affezione smodata per i loro beniamini, ma devo dire che nonostante il pubblico si fosse inizialmente spaccato, il nuovo Spider-Man è poi diventato un instant classic, è amatissimo, oramai fanno i cosplay, fanno i gadget”.

Ha collaborato molto con lo sceneggiatore Brian Michael Bendis, ideatore del nuovo Spiderman. Che tipo di rapporto avete?

“All’inizio l’ho conosciuto telematicamente, le facce delle persone con cui lavoro le vedo sempre dopo, ma abbiamo lavorato insieme per tantissimi anni. Ad un certo punto è diventata proprio una sinergia totale. Poi lui è una persona molto divertente e simpatica, e anche questo è importante”.

Su quali altri supereroi della Marvel le piacerebbe lavorare? 

“Se dovessi scegliere, direi Daredevil, però a me piace la sua parte oscura, quindi dovrebbe essere un Daredevil raccontato tenendo conto di questo suo lato. Non ho una predilezione per i personaggi solari, nonostante disegni Spider-Man”.

Come ha influito sul suo stile il background nel mondo dell'animazione?

“Io non avevo idea di come si facessero i fumetti dei supereroi quando ho iniziato, il mio approccio veniva da una preparazione completamente diversa e forse questa diversità è piaciuta. Venendo dall’animazione, io adoro lavorare sulle espressioni, sul linguaggio del corpo, sulla recitazione. Questo forse aiuta a creare affezione verso i miei personaggi”.

Quali consigli si sentirebbe di dare a chi vuole fare della passione per i fumetti il proprio lavoro?

“Io insegno e, quando i miei alunni me lo chiedono, rispondo che la prima cosa è imparare a fare i fumetti, perché comunque la narrazione è fondamentale, la versatilità è fondamentale”. 

C'è qualche autore italiano che stima particolarmente? 

“Ce ne sono tantissimi. In Italia abbiamo artisti come Corrado Mastantuono, Nicola Mari, Luigi Cavenago. Non seguo molto le storie, ma seguo molto la parte artistica”.

Su cosa sta lavorando al momento?

“Sto lavorando ad un progetto a cui prende parte anche uno sceneggiatore molto inaspettato e interessante, ma non posso dire nulla di più”.

 



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