Mai come quest'anno il muro con le critiche al Festival di Venezia è stato così pieno 

Mai come quest'anno il muro con le critiche al Festival di Venezia è stato così pieno 

'Ridateci i soldi' chiedono alcuni spettatori che scrivono sulla parete, arrabbiati col sistema delle prenotazioni e col cinema italiano

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© @AGI - Il muro dei 'criticoni'

AGI - Il pezzo di muro più crudele è per Rocío Muñoz Morales, la madrina del festival. Il suo nome in pennarello nero in bella evidenza su un foglio e sotto una sfilza di ‘Perché? in una ventina di idiomi, alludendo all'universale domanda sulle ragioni misteriose di un curriculum ritenuto non meritevole di tanto onore.

Mai come quest’anno, assicura il suo animatore Gianni Ippoliti, il muro di ‘Ridateci i soldi’ è così pieno di critiche sarcastiche, arrabbiate, allegre, volgari. “Siamo a lunedì e abbiamo già quasi coperto la parete - dice Ippoliti che nella vita ha fatto un po’ di tutto, conduttore, attore, autore, sempre con ironia - non so dove metteremo i fogli avanti di questo passo”.

Il perché del boom sul tradizionale muro che all’inizio, nel 1997, prevedeva davvero un rimborso per l’autore della critica più meritevole, si spiega con un numero molto elevato di invettive nei confronti delle nevrotiche prenotazioni online dei film e della scarsa qualità, a dire dei festivalieri, delle pellicole italiane.

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©  @AGI
Gianni Ippoliti

“Per prendere i film su Vivaticket ci vuole un miracolo, non un computer!”; “Barbera promette: ‘Per Venezia 3000 adotteremo nelle toliette la carta igienica digitale'”; “Una vergogna che i biglietti si possano acquistare solo online. E’ forse d’obbligo la carta di credito in Italia? È possibile impiegare ore per arrivare al Lido e scoprire che non puoi vedere nemmeno un film?”.

“A parte le veementi critiche sulle prenotazioni - spiega Ippoliti - emerge che la gente è profondamente delusa dalle aspettative create dai media sui film italiani. Uno per esempio vede ‘Argentina 1985’ e vede come deve essere raccontata una storia. Mettere tanti film italiani in concorso, scrivono le persone, non significa fare il bene del cinema italiano ma fargli fare una brutta figura”.

Sembrerebbe di cogliere ironie grevi sul tema dell’identità di genere, ipotizza Ippoliti, al centro di tre film nostrani in concorso: “Ma si riesce a vedere un film che parli di gente normale?”; “Immensity is the prequel of Monica”. Su quest’ultimo film diretto da Andrea Pallaoro qualcuno si è anche sforzato di stampare e modificare la confezione di una nota marca di camomilla. ‘La camomilla Pallaoro più 1 mg di Monica per addormentarsi più in fretta”.

Ce n’è anche per il Leone alla Carriera Paul Schrader: “Basta fare sempre Taxi driver”, con riferimento al suo più grande successo da sceneggiatore che si ritiene replicato anche dal nuovo lavoro, e poi ci sono fogli scritti in cinese che nessuno è in grado di tradurre ma tutti scrutano con circospezione. Premio al vincitore che scriverà la critica più arguta è la Coppa Codacons.