Cento anni fa nasceva Ugo Tognazzi

Cento anni fa nasceva Ugo Tognazzi

Tutte hanno concorso a fare di lui un personaggio unico ma anche molteplice, capace di incarnare la comicità nel dramma e viceversa. Più convincente il Tognazzi "politico" del 'Federale', quello della supercazzola in 'Amici miei' o il pioniere dei diritti gay de 'Il vizietto'? Difficile deciderlo

centenario ugo Tognazzi

© Agf - Ugo Tognazzi

AGI - Uno, cento, mille Ugo Tognazzi. Uomo di cinema, di teatro, televisione, sport, cucina: impossibile stabilire quale sia stata la versione del grande attore italiano, scomparso nel '90 e di cui oggi ricorre il centenario dalla nascita, in cui si sia maggiormente riconosciuto.

Tutte hanno concorso a fare di lui un personaggio unico ma anche molteplice, capace di incarnare la comicità nel dramma e viceversa. Più convincente il Tognazzi "politico" del 'Federale', quello della supercazzola in 'Amici miei' o il pioniere dei diritti gay de 'Il vizietto'? Difficile deciderlo.

Se Sordi ha incarnato nei suoi personaggi il tipo italiano mettendo in farsa i suoi congeniti difetti e la sua insopprimibile tendenza a accodarsi al potente di turno guardando il Paese da Roma, Tognazzi, nato a Cremona, ha guardato l'Italia sempre da Roma ma diventandone parte senza esserne figlio.

Un'intera generazione è cresciuta con quello sguardo, spesso al fianco del suo partner ideale, Raimondo Vianello, cui era separato quasi esclusivamente dalla passione calcistica: lui milanista (subito dopo essere tifoso della Cremonese), Raimondo interista. Chi non ha nel proprio bagaglio di ricordi Vianello che chiede al Tognazzi boscaiolo seduto davanti a un tronco enorme: ma lei quanti stuzzicadenti ricava da un pezzo di legno così? E Tognazzi con lo sguardo stupito e gli occhi sgranati: "Uno!".

Da quel pezzo di legno creativo che era anche lui Tognazzi ha ricavato mille stuzzicadenti-personaggi, mille sfumature, mogli, compagne, figli, pastasciutte, tornei di tennis a Torvajanica con lo scolapasta d'oro, partite di basket con Vianello al fianco e la perla-simbolo dell'ironia con cui guardava al suo paese: prestarsi a diventare "Il capo delle BR" per il giornale satirico 'Il Male', con tanto di foto scattate giorni prima a testimoniare l'arresto.

Era il maggio del 1979, un solo anno dopo il sequestro e l'assassinio di Moro. Del grande vecchio delle Brigate Rosse si parlava allora con cadenza quotidiana. Chi altri in Italia avrebbe potuto mettere la faccia per fare satira sul tema del terrorismo? Con quella operazione Tognazzi passò il messaggio che avrebbe potuto aiutare allora a comprendere il caos Italia e forse aiuterebbe ancora oggi: "Le facce sono maschere, come la mia". E per sapere le verità bisogna andare oltre le maschere, scoprire i volti veri. Altro che il boscaiolo della Val Clavicola.