Gli 85 anni di Woody Allen, genio comico odiato da MeToo

 Gli 85 anni di Woody Allen, genio comico odiato da MeToo

Racconta il regista, "a dire il vero nacqui il 30 novembre, quando era quasi mezzanotte, e i miei genitori spostarono la data, in modo che potessi cominciare dal primo giorno del mese. Non ne ho ricavato alcun vantaggio, e avrei preferito che mi avessero lasciato di che vivere di rendita".

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© MIGUEL MEDINA / AFP - Woody Allen

AGI - "Faccio il mio ingresso nel mondo. Un mondo in cui non mi sarei mai sentito a mio agio, che non avrei mai capito, che non avrei mai accettato o perdonato. Allan Stewart Konigsberg, nato il 1 dicembre 1935. A dire il vero nacqui il 30 novembre, quando era quasi mezzanotte, e i miei genitori spostarono la data, in modo che potessi cominciare dal primo giorno del mese. Non ne ho ricavato alcun vantaggio, e avrei preferito che mi avessero lasciato di che vivere di rendita".

Così Woody Allen racconta nella sua autobiografia 'A proposito di niente' pubblicata da La nave di Teseo in aprile la sua nascita, avvenuta 85 anni fa a New York. "Mia madre mi partorì in un ospedale del Bronx anche se abitava a Brooklyn - scrive il regista - non chiedetemi perché fece tutta quella strada. Forse l'ospedale dava i pasti gratis. Comunque non tornò subito a casa. Di fatto, in quell'ospedale rischio' di lasciarci le penne".

"Per qualche settimana fu più di là che di qua, ma, a suo dire, le flebo fecero miracoli. Per fortuna. Se mi avesse tirato su solo mio padre - racconta Allen - a quest'ora avrei una fedina penale lunga come la Torah. Invece, con due genitori amorevoli, sono venuto su sorprendentemente nevrotico. Non chiedetemi il perche'".

Regista, sceneggiatore, attore, comico, scrittore e autore di 12 commedie, Woody Allen è tra i principali e più celebri umoristi americani (iniziò a scrivere sketch ancora minorenne). Considerato il più europeo tra i registi statunitensi, sia per le tematiche affrontate sia per il successo dei suoi 50 film (quasi uno all'anno), da sempre maggiore nel vecchio continente che in patria.

Negli ultimi anni è stato protagonista di una battaglia giudiziaria con la ex moglie Mia Farrow e poi col figlio Sachel Ronan Farrow che ha avuto strascichi mediatici enormi: accusato di molestie alla figlia adottiva Dylan, il movimento MeToo ha sposato la battaglia di Mia e del figlio e bollato Woody Allen come molestatore di bambini seppure nessuna prova sia mai stata prodotta a parte le accuse della donna e della stessa Dylan (di cui scrive: "E' cresciuta con la convinzione assurda di essere stata vittima di molestie. E lo stesso e successo a Satchel. Bambini di sette e cinque anni, facilmente suggestionabili e dipendenti unicamente da una madre manipolatrice"). 

Woody Allen ha risposto per la prima volta alle accuse nella sua autobiografia: "Se ne ho scritto - spiega il regista - è solo perché nella mia vita ha avuto una parte così drammatica. Spero che darà coraggio alle persone oneste che hanno fatto la scelta giusta schierandosi dalla parte della verità".

Quindi spiega perché, pur venendo attaccato, di rado abbia replicato o sia sembrato troppo sconvolto. "Bene, se l'universo è un caos maligno e insensato - scrive - che importanza può avere una piccola, falsa accusa nell'ordine delle cose? In secondo luogo, essere un misantropo ha i suoi vantaggi - la gente non può mai deluderti".

"Per finire - prosegue - se sei innocente hai una prospettiva molto diversa rispetto a come vedresti le cose se fossi colpevole. Anziché temere le indagini, non vedi l'ora che vengano fatte, perché non hai niente da nascondere. Sei felicissimo di fare il test della macchina della verità anziché scansarlo". P

oi aggiunge, tirando fuori quell'arguzia comica che lo ha reso famoso, "non essendo mai stato interessato a quello che verrà dopo di me, che cosa posso dire? Ho ottantaquattro anni; sono quasi arrivato a metà della mia vita. Alla mia età, ormai ho poco da perdere. Non credendo in un aldilà, non vedo che cosa possa cambiare se verrò ricordato come un regista o come un pedofilo".

"Chiedo solo - aggiunge in perfetto stile Woody Allen - che le mie ceneri vengano sparse vicino a una farmacia". Woody Allen ha vinto quattro premi Oscar e nel 1995 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera alla Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

Nella sua sorprendente autobiografia Allen si mette a nudo e, con umorismo e con un atteggiamento di chi appare davvero sorpreso dal successo ("Come riassumere la mia vita? Tanti stupidi errori compensati dalla fortuna. Il mio rimpianto più grande? Che ho avuto milioni per fare film in totale libertà, e non ho mai girato un capolavoro"), vuole chiarire una volta per tutte alcuni grandi "equivoci" che lo accompagnano da sempre.

Il primo: che sia un intellettuale colto e raffinato ("Un paio di occhiali non bastano a rendere colta una persona, e tanto meno intellettuale"). Invece si considera un "bifolco" di Brookyn. "Gente, state leggendo l'autobiografia di un misantropo ignorante e patito di gangster", scrive, spiegando che, "a parte 'Le gang di New York', la mia biblioteca consisteva solo di fumetti. E non lessi nient'altro fino a sedici o diciassette anni. I miei eroi letterari non erano Julien Sorel, Raskol'nikov o gli zotici della contea di Yoknapatawpha; erano Batman, Superman, Flash Gordon, Namor e Hawkman. Oltre a Paperino, Bugs Bunny e Archie Andrews".

Sul suo essere ignorante, Allen amplia il discorso, quasi facendo una sorta di outing culturale: "Rimarreste allibiti nel sapere tutto quello che non so, non ho letto e non ho visto - scrive -. Dopo tutto sono un regista, uno scrittore. Non ho mai visto l'Amleto a teatro. Non ho mai visto Piccola citta'. Non ho mai letto 'Ulisse', 'Don Chisciotte', 'Lolita', 'Comma 22', '1984'. Mai letto una riga di Virginia Woolf, E.M. Forster, D.H. Lawrence; lo stesso vale per Dickens e le sorelle Bronte".

"D'altro lato ero uno dei pochi miei coetanei ad avere letto il romanzo scritto da Joseph Goebbels - aggiunge - sì, il vermiciattolo zoppo che teneva le pubbliche relazioni per il Fuhrer fece un tentativo letterario intitolato 'Michael' - il cui protagonista, a scanso di equivoci, non era un giovanotto nevrotico che voleva a tutti i costi piacere alle ragazze".

"Per quanto riguarda i film - prosegue il regista - non ho mai visto 'Charlot soldato' o 'Il circo' di Charlie Chaplin, ne' 'Il navigatore' di Buster Keaton. Non ho mai visto nessuna delle versioni di 'E' nata una stella'. Malgrado tutti i miei sabati al Midwood Theater, mi sfuggirono 'Com'era verde la mia valle', 'Cime tempestose', 'Margherita Gauthier', 'Perdutamente tua', 'Ben-Hur' e molti altri. 'Strada maestra', 'La casa sulla scogliera', 'La moglie di Frankenstein': non pervenuti".

Poi aggiunge: "Penso che sareste sorpresi da alcuni dei miei gusti. Per esempio preferisco Chaplin a Keaton. La maggior parte dei critici e degli studiosi non sarebbe d'accordo con me, ma io lo trovo piu divertente, anche se Keaton era migliore come regista. Chaplin fa piu ridere anche di Harold Lloyd, che metteva in scena le gag in modo impeccabile, ma non mi ha mai fatto vibrare di empatia".

"Non sono mai stato un grande fan di Katharine Hepburn - continua - ho adorato Hitchcock, ma non 'La donna che visse due volte'. Lubitsch mi fa impazzire, ma 'Vogliamo vivere!' non mi ha mai fatto ridere. 'Mancia competente' invece mi stende, e perfetto".

"Mi piacciono i musical - dice ancora Allen - non mi hanno mai fatto ridere Eddie Bracken, Laurel & Hardy o, ci mancherebbe altro, Red Skelton. Ovviamente i fratelli Marx e W.C. Fields sono i piu grandi di tutti. Mi sono piaciuti Rex Harrison in 'Infedelmente tua' e il 'Pigmalione' di Leslie Howard con Wendy Hiller".

"Penso che quella di Shaw sia la miglior commedia di tutti i tempi, e la preferisco a qualunque cosa di Shakespeare, Wilde e Aristofane, anche se quest'ultimo a volte mi ricorda Kaufman & Hart, che mi piacciono. Ho un debole per 'Nata ieri', soprattutto nella versione con Judy Holliday e Broderick Crawford. D'altro canto, non ho mai trovato neanche vagamente divertenti ne 'Il grande dittatore' ne 'Monsieur Verdoux'. Di certo Chaplin che gioca con il mappamondo-palloncino non mi pare esempio di genio comico, ma chi se ne importa di cosa penso io: sono gusti".