Cosa fare se le compagnie non assicureranno i set contro la pandemia

Cosa fare se le compagnie non assicureranno i set contro la pandemia

Il mondo del cinema è al lavoro per i protocolli necessari alla riapertura dei ciak, con l'incubo di dover chiudere i set senza tutela. Per diminuire il rischio delle assicurazioni, il produttore Giuseppe Saccà pensa a un fondo di garanzia partecipato dalla filiera cinematografica

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“Tra giugno e settembre potremmo riaprire i set, i protocolli arriveranno presto e saremo messi tutti in sicurezza davanti e dietro la macchina da presa. Il vero nodo da sciogliere è l’assicurazione sul rischio pandemia”.  Alla vigilia dal debutto, l’11 maggio on demand sulle maggiori piattaforme, di ‘Favolacce’ il film dei gemelli D’Innocenzo premiato a Berlino con l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura e tenuto lontano dal cinema dal coronavirus, Giuseppe Saccà, che l’ha prodotto con la sua Pepito, con Agi mette il dito sui problemi della ripartenza. Lui è in attesa del via (erano in fase di preparazione quando è scoppiata l’emergenza Coronavirus)  per la nuova stagione della fiction tv ‘Volevo fare la rockstar’ e per il film di Sergio Rubini sui fratelli De Filippo.

La cerimonia casalinga dei David, con i premiati collegati dai loro salotti, ha voluto ribadire che il cinema c’è e ci sarà, ma le produzioni di fatto sono ancora ferme…

“Stiamo correndo: Anica, Apa e Ape, le tre associazioni che con i sindacati stanno lavorando ai protocolli di sicurezza propedeutici alla riapertura dei set, stanno procedendo per quattro passaggi: la riapertura degli uffici di produzione, i protocolli di sicurezza per le fasi di preparazione, come le scelte delle location, quelli per tutto ciò che riguarda chi lavora dietro le  telecamere (truccatori, macchinisti, autisti) e quelli per attori e comparse. Ma se per quanto riguarda i protocolli non prevedo tempi lunghi, il vero grande punto interrogativo è quello legato all’assicurazione del rischio la pandemia.

I set non possono essere assicurati contro il coronavirus?

“Stiamo mettendo in sicurezza tutti, ma le compagnie oggi non assicurano sul fermo pandemia e sul fermo film, mentre invece l’epidemia era una voce prevista (e raramente la includevamo) nelle polizze pre-coronavirus. Considerando che sarebbe ovviamente un disastro finanziario dover fermare il set ho in mente però una proposta che abbatterebbe il rischio delle assicurazioni”.

Qual è?

Penso a un fondo di garanzia assicurativo partecipato dallo Stato e da produttori, broadcaster, distributori, tutti i protagonisti della filiera insomma, attraverso soprattutto, la fiscalità generata dal settore. Mi rendo conto che assumersi un rischio così alto ora per le compagnie assicurative è complicato e quindi un un momento di crisi come questo  bisogna fare uno sforzo collettivo. Se ne esce tutti insieme, partecipando e non limitandosi a chiedere passivamente soltanto aiuto. L’importante è che una volta rientrata la crisi ognuno torni a fare il suo mestiere, produttori, broadcaster e assicuratori”.

Assicurazione a parte, il distanziamento sociale non impedirà abbracci e scene d’amore sul set?

“Tutti i problemi sono risolvibili , con i tamponi rapidi potremo monitorare gli attori tutti i giorni, accertandoci che siano negativi. Il coronavirus non può monopolizzare le sceneggiature, è un bene che abbia generato delle scintille creative, ma non possiamo pensare che tutte le storie siano incentrate sul virus o che i film siano girati in casa, con pochi attori”. 

Resta il punto interrogativo sul ritorno del pubblico nei cinema, ad oggi previsto per la fine dell’anno e legato alla sicurezza relativa alla salute da una parte e alle resistenze psicologiche che non tutti gli spettatori abituali saranno pronti a vincere..

“Una parte del pubblico tornerà in sala, un’altra parte no, quindi sono apprezzabili tutte le iniziative cinematografiche legate alla piattaforme, come “Miocinema” (quella appena lanciata da Mymovies, Lucky Red e Circuito Cinema, focalizzata sul cinema di qualità ndr). Anche io penso a una piattaforma simile, on demand, sulla quale poter vedere i film comprando il biglietto e conservando gli orari tradizionali scanditi dalle sale cinematografiche, e che potrebbe ospitare in futuro anche contenuti d’arte: sto cercando partner, credo che ci si salvi solo tutti insieme, con soluzioni condivise e che il cinema sulle piattaforme sia necessario per riavvicinare gradualmente la gente al cinema. E poi c’è Moviement village, che quest’estate  porterà gli spettatori nelle arene, è lì che spero di vedere per la prima volta sul grande schermo il mio Favolacce, è il mio sogno”.

La 65° edizione dei David di Donatello resterà nella storia del cinema…

 “Ha avuto un grande valore simbolico, quello del  cinema che non si ferma nonostante tutto, ma mi auguro ovviamente che resti un’esperienza unica e che l’anno prossimo si torni al red carpet, al glamour e alla cerimonia tradizionale, magari con i nostri “Hammamet” e “Favolacce” in gara”.