"Con la cultura si mangia eccome". Intervista a Pupi Avati

"Con la cultura si mangia eccome". Intervista a Pupi Avati

Il regista bolognese ci racconta i suoi prossimi progetti, tra i quali un film su Dante la cui sceneggiatura è stata ultimata

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La cultura, "con cui si mangia, eccome". La Sicilia, "set meraviglioso che i siciliani devono difendere contro chi non la rispetta". E i progetti, compreso il film su Dante Alighieri. È in gran forma e non ha intenzione di fermarsi Pupi Avati, ospite d'onore alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno accademico dell'università di Messina, al Teatro Vittorio Emanuele.

Nella sua carriera ha diretto 50 film, scritto 51 sceneggiature, 16 libri, candidato a 12 David di Donatello di cui 3 vinti, è considerato uno dei protagonisti del cinema italiano. Intervistato dall'AGI, nel giorno in cui ha parlato a centinaia di giovani che forse hanno la valigia pronta per partire, il regista dice che "con la cultura si mangia, eccome, forse si mangia troppo, si mangia in modo sbagliato". 

"Non si diventa regista una mattina"

No, non è vero che con la cultura non si mangia nel nostro Paese, "bisogna vedere - avverte - che tipo di cultura, qual è l'accezione del termine, che cosa si definisce con la cultura". Se per cultura si intende "la parassitarietà", spiega Pupi Avati, cioé "andare a riecheggiare cose fino a quando non hai una tua identità, è evidente che fai anche fatica a mangiare. Ma è anche giusto che sia così". 

Ne è convinto Pupi Avati: "Diventare regista cinematografico deve essere difficile, non può essere una cosa che fanno tutti, non lo diventi in una mattina. Io ci ho messo una vita. Fellini, il più grande regista che abbiamo avuto nella storia del cinema italiano e forse mondiale, per fare l'ultimo film non si sa cosa ha dovuto fare e poi non gliene hanno fatti più fare... Chiamava, telefonava, chiedeva. A Orson Welles non l'hanno fatto più lavorare, quindi bisogna anche mettere in conto tutti i sacrifici che devi fare". Perché questa professione, questa forma d'arte, "merita i sacrifici, non può essere regalata a tutti".  

"La Sicilia, un set meraviglioso"

Con il maestro poi si vira su altro: la Sicilia. "È un set cinematografico meraviglioso - dice di getto - di grande rispetto, ma bisogna conoscerla. Sarei veramente disonesto e presuntuoso se venissi qua e vi dicessi adesso vi racconto la Sicilia, non potrei farlo, lo potrei fare da viaggiatore esterno che arriva, si guarda attorno e fotografa qualche sensazione e qualche impressione...". Insomma, la Sicilia "merita tantissimo, ma viene raccontata solo attraverso la malavita. I siciliani dovrebbero rivendicare un racconto della loro identità, della loro terra, del loro mondo vero e con il rispetto dovuto".    

Infine, il futuro prossimo: "Sto lavorando ad un progetto che comincia adesso: è un film tratto da un autobiografia del papà di Vittorio Sgarbi su un matrimonio di 65 anni, una storia estremamente struggente. Ma il progetto che vorrei realizzare è la vita di Dante Alighieri al quale lavoro da 20 anni e finalmente ci sono, nell'anno in cui ne sono passati 700 anni dalla morte. Abbiamo finito la sceneggiatura. Voglio vedere se non me lo fanno fare neanche stavolta...".