Ilaria Cucchi ha dedicato il film su suo fratello a Salvini. Che è pronto a incontrarla

Presentato a Venezia "Sulla mia pelle", il film sul geometra romano morto in ospedale dopo le percosse subite dai carabinieri

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"Guardando alcune scene di questo film ho pensato alla tortura e a tutto quello che si è dovuto faticare per far approvare una legge contro la tortura, così come mi sono venute in mente le parole dell'attuale ministro Salvini che sostiene che il reato di tortura lega le mani alle forze dell'ordine e che se in qualche fermo ci scappano un po' di botte pazienza. Per questo questo film lo dedico a lui e a tutti quelli che la pensano come lui". Sono le parole pronunciate da Ilaria Cucchi al termine della proiezione del film "Sulla mia pelle", dedicato alla vicenda del fratello Stefano Cucchi, in concorso alla 75ma Biennale del Cinema di Venezia. 

"È un'emozione grande ripercorrere tutto quello che è stato e vedere un sentimento così forte anche in tutti quelli che hanno avuto un ruolo in questo film e che hanno messo l'anima dall'inizio alla fine", ha aggiunto, "questo film secondo me è e sarà uno strumento importantissimo per restituire un anima e una dignità a mio fratello e anche attraverso di lui per rappresentare una speranza per molti altri - ha aggiunto - di questo film secondo me si parlerà molto a lungo".

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Il ministro: "Chi sbaglia va punito ma difendo diritto alla sicurezza"

"Voglio dire che sono pronto ad incontrare volentieri la famiglia e a vedere il film. Ma anche a continuare a difendere la possibilità di lavorare delle nostre forze dell'ordine", ha replicato Salvini, "se in pochi o pochissimi hanno sbagliato indossando una divisa vanno puniti anche più degli altri ma difendo il diritto alla sicurezza, ad una vita serena alle centinaia di migliaia di uomini delle forze dell'ordine che devono essere facilitati e non ostacolati. Ma ribadisco la mia disponibilità ad incontrare i famigliari e a spiegare cosa farò da ministro".

Una tragedia italiana

Quella di Stefano Cucchi è una tragedia italiana dove violenza ottusa, negligenza, malasanità, malagiustizia, vigliaccheria e complicità si mischiano e si sovrappongono. La vicenda del geometra romano, morto il 22 ottobre 2009 "di fame e di sete" (come si legge nella sentenza della Cassazione) all'ospedale Sandro Pertini dove era ricoverato per le percosse subite in caserma sei giorni prima, è ora raccontata da Alessio Cremonini in un film, 'Sulla mia pelle - Gli ultimi sette giorni di Stefano Cucchi', primo film in concorso nella sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia e prima proiezione dell'edizione 75 della kermesse lagunare.

Un Alessandro Borghi superlativo veste i panni del geometra romano, ex tossicodipendente e spacciatore diventato, grazie all'impegno della famiglia, della sorella Ilaria in particolare, un simbolo di malagiustizia e di abuso di potere da parte di alcuni elementi delle forze dell'ordine. In effetti il film, interpretato anche da Jasmine Trinca (Ilaria Cucchi), Max Tortora e Milvia Marigliani nei panni dei genitori di Stefano, scorre in maniera didascalica e un po' piatta per 100 minuti mantenendo una linea di prudenza piuttosto evidente. Il processo è in corso e al momento non ci sono condannati. Per questo Alessio Cremonini racconta quello che si sa di certo basandosi sui documenti ufficiali, mantenendosi sempre rigoroso nel racconto.

In 'Sulla mia pelle' si racconta che Stefano Cucchi è stato massacrato di botte (e di questo 5 carabinieri sono sotto processo), che è stato portato in una struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini dove è stato curato in maniera sciatta e dove medici e infermieri non si sono accorti (né curati) dell'aggravarsi delle sue condizioni, che i genitori non sono riusciti a vedere il figlio malgrado si siano presentati più volte in ospedale. Una scelta narrativa interessante in cui non ci sono persone cattive o particolarmente violente (a parte i carabinieri che hanno pestato il ragazzo), ma tutti sono colpevoli.

Dai militari e i poliziotti che capiscono delle violenze e stanno zitti ai medici e gli infermieri che curano con sufficienza al limite dell'incompetenza il detenuto malato, dai genitori che affrontano il carcere del figlio come una sconfitta personale (erano riusciti a farlo disintossicare e pensavano che fosse uscito dal mondo della droga) all'avvocato d'ufficio assente e disinteressato, dal giudice che convalida l'arresto di Cucchi che "è l'unico a non essersi accorto del pestaggio" all'assistente sociale che non riferisce alla sorella Ilaria delle reali condizioni di Stefano. Un mondo in cui la 'banalità del male' ha il sopravvento e dove, come ha scritto il regista nelle sue note, "Stefano Cucchi viene a contatto con 140 persone fra carabinieri, giudici, agenti di polizia penitenziaria, medici, infermieri e in pochi, pochissimi, hanno intuito il dramma che stava vivendo".

'Sulla mia pelle' è prodotto da Netflix e Lucky Red e uscirà in contemporanea al cinema e in tv il 12 settembre.



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