Black Panther è un supereroe come non ne abbiamo mai visti. E non c'entrano i superpoteri

E' nelle sale il film ispirato al fumetto Marvel degli anni '60, Diverso da tutti gli altri per una questione razziale  

Black Panther è un supereroe come non ne abbiamo mai visti. E non c'entrano i superpoteri 
TONY KARUMBA / AFP 
 La sorella maggiore dell'attrice premio Oscar Lupita Nyong'o posa con il personaggio di Black Panther durante la prima del film a Nairobi 

“Black Panther”, sul grande schermo il primo supereroe nero africano. Un film che unisce fantasia poetica e riflessione politica, legenda e tragedia, dando vita al primo personaggio nero e africano che sicuramente entrerà nel Gotha dei supereroi popolari. L’ultimo in data era stato Blade, di Stephen Norrington, 20 anni fa, passato dal comic book al grande schermo.

Un Comic degli anni 60’

Nato nel 1967, in piena lotta per i diritti civili, dalla fantasia di due autori di comics bianchi, Stan Lee e Jack Kirby, Pantera nera è un re che vive in un paese africano, utopico e lontano. Una scelta dei suoi ideatori per evitare interpretazioni politiche dalla società americana e della comunità nera di New York, città dove sono generalmente ambientati gli intrighi di Marvel.

Black Panther è un supereroe come non ne abbiamo mai visti. E non c'entrano i superpoteri 
 Marvel
 Black Panther in Capitan America

Da subito l’impatto del personaggio è molto forte: Black Panther è la dimostrazione che un nero può essere un supereroe, può salvare vite, agire in un mondo immaginario ed essere protagonista del cambiamento. Un messaggio positivo nel quale si identificano presto minoranze sottorappresentate nella cultura popolare e giovani, regalandoli autostima. Black Panther entra nella serie dei Fantastici Quattro al numero 52 e il successo è tale che avrà la sua propria serie. Pochi mesi dopo la nascita del personaggio, Pantera nera divenne Leopardo nero, per evitare di associarlo al neo movimento rivoluzionario del Back Panther Party. Dal 1969 arrivarono altri supereroi neri, tra cui Falcon, Luke Cage e Tempesta.

Ambientato in un paese africano mai colonizzato e sviluppato

T’Challa, interpretato da Chadwick Boseman, è il re di Wakanda, regno immaginario e nascosto dell’Africa equatoriale. Un prospero paese mai colonizzato, tecnologicamente e scientificamente tra i più avanzati al mondo grazie a una risorsa naturale: il vibramium.

Stratega politico, brillante scienziato, potente combattente, con l’ascesa al trono il re di Wakanda ottiene poteri sovranaturali che fanno di lui un guerriero quasi invincibile: Black Panther. E’ uno dei più forti eroi dell’universo Marvel, in grado di sconfiggere Captain America e di raggiungere i team prestigiosi dagli X-Men agli Avengers.

Le sue avventure lo portano a ritrovare l’assassino del padre, un terrorista internazionale – un fatto narrato in ‘Captain America: Civil War’ – a proteggere il suo Paese da invasori che ambiscono al prezioso vibranium e fronteggiare ribellioni interne. A cominciare dal tentativo di destituzione da parte del suo cugino, arrivato dal ghetto di Oakland, un banale cattivo dalle espressioni tipiche della violenza afro-americana, interpretato da Michael B. Jordan. Oltre la fantascienza Ryan Googler riesce a umanizzare i suoi personaggi e fa dell’ambientazione un mix armonioso tra stile di vita equatoriale e higtech.

Decisivo il contributo delle donne

Dai personaggi femminili, le Dora Milaje, vengono fuori figure affascinanti e di primo piano: che si tratti della fidanzata di T’Challa, Nakia, la splendida messico-keniana Lupita Nyong’o, giustiziere, spia, militante, della sorella Shuri (Letitia Wright), scienziata, eterna adolescente, della maestosa madre (Angela Bassett) e della comandante della sua guardia personale, Okoye (Danai Gurira). L’idea della scorta femminile, ripresa dal comics di Lee e Kirby, va oltre la versione patriarcale e contribuisce a dipingere un’uguaglianza utopica, pur essendo Wakanda una monarchia.  

Black Panther è un supereroe come non ne abbiamo mai visti. E non c'entrano i superpoteri 
TONY KARUMBA / AFP 
 La prima di Black Panther a Nairobi

Uno sguardo critico sui nostri tempi

Sono tante le chiavi di lettura sulla nostra epoca e sui rapporti proposte da Black Panther. Lo scontro tra T’Challa l’internazionalista e W’Kabi (Daniel Kaluuya) l’isolazionista richiama ai dibattiti al Congresso Usa piuttosto che a riunioni dell’Unione africana.

Il regno di Wakanda, paese ricco e tecnologicamente molto sviluppato, prende in contropiede gli stereotipi che rappresentano quasi sempre l’Africa come un continente di povertà e conflitti infiniti.  E’ un eden che accoglie rifugiati di nazioni più povere, dal quale schiavi sono stati deportati in America, riflesso ironico degli Stati Uniti di oggi. Per una volta gli attori neri non sono ladri, prostitute o altri personaggi negativi, diversamente dai (rari) ruoli affidati abitualmente dai film afro-americani.

Il film Black Panther va ricollocato sulla scia post-Obama, del movimento Black Lives Matters, in un momento in cui i temi del 'whitewashing', dell’identità culturale e della rappresentanza delle minoranze invadono i Social. Per non parlare poi delle recenti dichiarazioni del presidente statunitense su “cessi di paesi”, in riferimento anche a nazioni africane, pesantemente commentate dal giovane regista Coogler, classe 1986.

Così Marvel-Disney ha affidato la realizzazione e l’interpretazione del blockbuster a una squadra a maggioranza afrodiscendente, pescando tra gli attori più carismatici di Hollywood.

Ambientazione, costumi e volti valorizzano la diversità delle culture africane, aiutando l’identificazione nei personaggi da parte degli africani e degli afrodiscendenti ai quattro angoli del pianeta. Non a caso il film è stato presentato in anteprima a Nairobi, in Kenya, il 13 febbraio, lo stesso giorno che in Francia e negli Stati Uniti. In Italia il film è uscito a San Valentino.

Lo stesso successo è stato riscontrato nei mesi scorsi dalle nuove avventure di Black Panther a firma dello scrittore Ta-Nehisi Coates – autore nel 2016 del best seller ‘Tra me e il mondo’ – e della romanziere di fantascienza Nnedi Olorafor. Il libro ha venduto 330mila esemplari, un risultato eclatante sul mercato dei comics e molto promettente per il film. C’è chi parla già di “febbre Black Panther”…



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