AGI - Il mondo intorno a noi influisce sulla nostra salute più di quanto siamo portati a pensare.
L'esposizione a temperature ambientali non ottimali improvvise, sia eccessivamente calde che particolarmente fredde, aumenta in modo significativo il rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco.
L'influsso degli eventi estremi sullo scompenso cardiaco
Lo evidenzia uno studio, pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology (JACC), condotto dagli scienziati del Center for Climate, Health, and the Global Environment della Harvard T.H. Chan School of Public Health.
Il team, guidato da Wenli Ni, ha esaminato oltre 482mila ricoveri per scompenso cardiaco in Svezia tra il 2006 e il 2021, correlando le ammissioni in ospedale con le temperature giornaliere locali.
I risultati dello studio
Stando a quanto emerge dall'indagine, le basse temperature hanno un effetto ritardato e possono aumentare il rischio di ospedalizzazione tra i due e i sei giorni successivi all'esposizione.
Al contrario, aggiungono gli esperti, le giornate particolarmente calde hanno un impatto immediato, con picchi di rischio nei primi tre giorni. Tuttavia, precisano gli studiosi, non è emersa un'associazione significativa diretta con le ondate di calore estreme.
L'incontro tra medicina e clima
"Non possiamo praticare la medicina cardiovascolare in un vuoto meteorologico - sostiene in un editoriale di accompagnamento Tiantian Li, dell'Istituto nazionale di salute ambientale del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie di Pechino - dobbiamo tradurre questi dati robusti in una capacità di allerta precoce fruibile".
Nel complesso, concludono gli autori, i risultati sottolineano l'urgenza di integrare i dati meteo nella gestione clinica, per cui sarà fondamentale creare sistemi di allerta precoce per avvisare i pazienti a rischio prima delle ondate di freddo e attuare risposte d'emergenza rapide durante i picchi di calore, consentendo un monitoraggio mirato e tempestivo.