AGI - Non fu la tubercolosi, come si è creduto per oltre 550 anni, a uccidere Simonetta Vespucci, la nobildonna rinascimentale universalmente nota per aver prestato il volto alla celeberrima 'Nascita di Venere' di Sandro Botticelli.
La musa del Rinascimento sarebbe morta a soli 23 anni a causa di un'apoplessia ipofisaria, un'improvvisa ed emorragica espansione di un tumore cerebrale benigno (adenoma), che potrebbe essere stata scatenata da un forte trauma psicofisico o da una violenza sessuale.
La ricerca e le fonti sulla Venere
La clamorosa ipotesi scientifica è contenuta in uno studio pubblicato sulla rivista Endocrinology, Diabetes & Metabolism da un team internazionale di ricercatori guidato da Paolo Pozzilli, professore di Ricerca Clinica alla Queen Mary University di Londra e specialista dell'Universita' Campus Bio-Medico di Roma, insieme a Domiziana Nardelli. Gli scienziati sono giunti a questa conclusione incrociando l'analisi dei dettagli anatomici dei dipinti di Botticelli con lo studio dei documenti storici e delle lettere dell'epoca. In particolare, la corrispondenza tra Piero Vespucci e Lorenzo il Magnifico descrive gli ultimi giorni di vita di Simonetta, colpita improvvisamente da lancinanti mal di testa, allucinazioni, vomito e febbre alta: sintomi non compatibili con il decorso lento della tisi. La diagnosi retrospettiva trova riscontro anche nell'iconografia della stessa Venere.
Un sintomo divenuto canone estetico
Secondo i ricercatori, il celebre 'strabismo di Venere' - per secoli considerato un canone di insuperabile bellezza e devozione - potrebbe essere stato il sintomo visivo della compressione dei nervi ottici causata dal tumore. Inoltre, in un altro famoso ritratto attribuito a Botticelli (Ritratto allegorico di donna), la Vespucci viene raffigurata con una goccia di latte che fuoriesce dal seno pur non avendo mai avuto figli: un chiaro segno di galattorrea, tipica dei tumori ipofisari secernenti prolattina.
La causa del trauma
Il punto più drammatico della ricerca riguarda l'evento scatenante della rottura vascolare del tumore. Gli storici hanno individuato nei mesi precedenti alla morte due potenziali fattori di fortissimo stress cardiovascolare e psicologico: un improvviso collasso durante una festa da ballo e, soprattutto, una presunta aggressione sessuale subita da parte di Alfonso II d'Aragona, Duca di Calabria.
Un simile trauma emotivo e fisico avrebbe potuto causare un picco pressorio letale, provocando l'emorragia interna alla ghiandola e la conseguente, rapidissima morte della donna più bella del Rinascimento.