AGI - Per decenni il cane dalle orecchie corte dell’Amazzonia, Atelocynus microtis, è stato considerato uno dei carnivori meno conosciuti del Sud America e uno dei canidi più misteriosi al mondo. Ora uno studio pubblicato sulla rivista Neotropical Biology and Conservation ricostruisce distribuzione, comportamento e habitat di questo elusivo predatore grazie a quasi 25 anni di monitoraggi con fototrappole tra Bolivia e Perù. La ricerca è stata coordinata da Robert Wallace insieme a Gustavo Ayala, M.E. Viscarra e altri ricercatori impegnati nelle aree amazzoniche del Greater Madidi-Tambopata e dei Llanos de Moxos.
Caccia al cane dalle orecchie corte
Gli studiosi hanno raccolto circa 500 segnalazioni della specie e realizzato 34 campagne intensive con fototrappole, ottenendo 594 eventi fotografici indipendenti: la più ampia raccolta di dati mai ottenuta sul canide all’interno del suo areale di distribuzione. Secondo gli autori, la svolta è arrivata grazie all’uso sistematico delle tecnologie di monitoraggio remoto. Le prime immagini della specie erano state ottenute nel 2001, ma soltanto con il tempo è stato possibile costruire un quadro più completo della sua ecologia.
“Questa ricerca rappresenta un esempio straordinario di come le tecnologie di conservazione e il monitoraggio remoto possano fornire dati sostanziali su una delle specie meno conosciute delle foreste amazzoniche”, sottolineano gli autori. Le immagini raccolte mostrano un animale dal mantello scuro, variabile dal grigio nerastro al marrone rossastro, con testa grande, zampe corte, orecchie molto piccole e arrotondate e una lunga coda folta. Una delle caratteristiche più particolari emerse dallo studio è la presenza di zampe parzialmente palmate, tratto unico tra i canidi amazzonici.
Il risultato più sorprendente riguarda però l’abbondanza della specie
Nonostante la fama di animale quasi “mitologico”, il cane dalle orecchie corte sarebbe più diffuso del previsto. Secondo le stime ottenute dalle fototrappole, la densità potrebbe raggiungere circa 15 individui ogni 100 chilometri quadrati. I ricercatori spiegano che il canide risulta meno raro di quanto si temesse, pur restando una specie difficile da osservare direttamente. Lo studio mostra inoltre che il predatore è più abbondante dei grandi carnivori come il giaguaro ma meno comune di specie di medie dimensioni come l’ocelot.
Le abitudini
Le osservazioni indicano anche che il cane amazzonico è prevalentemente diurno, con il picco di attività concentrato tra le sei del mattino e mezzogiorno. La ricerca conferma poi la forte dipendenza della specie dalle foreste amazzoniche intatte. Il canide mostra infatti una netta preferenza per le foreste terra firme, le aree sopraelevate lontane dai corsi d’acqua, caratterizzate da vegetazione fitta e continua. Secondo gli autori, proprio questa specializzazione ecologica spiega la difficoltà nell’osservare l’animale e rende fondamentale la conservazione della copertura forestale amazzonica.
Lo studio evidenzia che l’abbondanza relativa della specie è significativamente maggiore all’interno delle aree protette nazionali e dei territori indigeni sovrapposti alle zone protette rispetto alle aree prive di tutela. “La strategia di gestione più importante è la protezione della copertura forestale amazzonica”, spiegano i ricercatori, sottolineando il ruolo cruciale delle aree protette e della gestione sostenibile dei territori indigeni per garantire la sopravvivenza futura della specie.