AGI - "Vorrei concentrarmi non tanto su come funzionano queste macchine, ma su chi le controlla, e perché questa è una questione di politica, di potere, e il potere sta sulla punta degli algoritmi. Non sono in grado di dire se tra dieci anni esisteranno macchine più intelligenti di noi. Sono più preoccupato di quello che succede oggi e domani". Lo ha detto il premio Nobel, Giorgio Parisi, intervenendo al seminario sull'Intelligenza Artificiale in corso al Nazareno, con la segretaria del Pd Elly Schlein.
"La domanda è chi tiene il volante, chi decide questa direzione e con quale regola. L'IA è in mano a un pugno di società, molte americane, un po' meno cinesi. Una concentrazione impensabile fino a pochi anni fa. Un oligopolio di fatto in questo campo è un fenomeno quasi naturale, lo abbiamo visto negli ultimi vent'anni con Google e con le ricerche in rete. Quando oggi facciamo ricerche in rete la prima risposta è quella dell'IA, spesso ci soddisfa e ci fermiamo lì, non sappiamo più da quale fonte arriva quella risposta".
Il controllo delle parole e del potere
"Elon Musk ha deciso di dire che tutto ciò che è woke non è attendibile. Il controllo delle parole è una forma di controllo del potere, come ha detto spesso anche Nichi Vendola. Chi decide quali contenuti meritano di essere visti esercita un potere enorme e senza controllo. Chi controlla le capacità di calcolo, i modelli, controlla anche la narrazione, i mercati e le condizioni di lavoro di milioni di persone. È un problema politico prima che tecnologico.
La dimensione politica e sociale dell'IA
Negli Stati Uniti la politica ha cominciato a occuparsi di tutto questo in modo netto. Il senatore Bernie Sanders ha pubblicato "La guerra dei grandi oligarchi delle tecnologie contro i lavoratori". Duecento milioni di posti di lavoro potrebbero sparire nei prossimi anni. In quel rapporto si parla anche della suddivisione della torta della ricchezza globale e il risultato è che si è trattato di "una guerra di classe dei ricchi contro i poveri e i ricchi l'hanno vinta, e noi l'abbiamo persa, insieme all'Unione Sovietica". Le proposte di Sanders sono concrete.
Dati come bene comune
"Quando un'azienda utilizza dati di tutti sta utilizzando un bene comune, ed è giusto che renda parte dei ricavi. Questa conoscenza deve rimanere un patrimonio dell'umanità, altrimenti sarebbe il più grande furto della storia", continua Parisi. "Serve una legge che metta dei massimi sui ricavi che ogni azienda può fare in questo campo, è una proposta decisiva".
Regolazione europea e terza via democratica
Parisi cita quindi l'enciclica Magnifica Humanitas, di Papa Leone XIV: "Il Papa dice che l'IA va disarmata, riportata al servizio del bene comune. Non basta regolare, anche se regolare è necessario: l'Europa l'ha fatto con l'AI Act, che però è totalmente insufficiente". Parisi ha inoltre ricordato le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: "I Paesi dell'Unione dispongono insieme delle risorse per realizzare un modello di IA trasparente e rispettoso dei diritti: i dati da trattare come bene comune e non come materia prima da estrarre e da tenere segreta".
Tecnologia, lavoro e scelta politica
"È la terza via di cui voglio parlare, non è protezionismo ma necessità democratica. Decidere come la tecnologia impatta sul lavoro e i diritti è un tema che non può essere lasciato a chi la tecnologia la produce". L'Intelligenza Artificiale "può essere uno strumento straordinario per migliorare la vita di ciascuno, a patto che venga incanalata nei processi democratici".
Da Marx all'intelligenza artificiale
E conclude Parisi: "Vorrei chiudere con le parole di chi, più di centocinquant'anni fa, vide tutto questo con straordinaria chiarezza. Parlando delle macchine della rivoluzione industriale, Karl Marx scrisse, nel 1856: 'Macchine, dotate del meraviglioso potere di ridurre e potenziare il lavoro umano, fanno morire l'uomo di fame e lo ammazzano di lavoro. Un misterioso e fatale incantesimo trasforma le nuove sorgenti della ricchezza in fonti di miseria'. Marx parlava delle macchine a vapore; noi parliamo di un'altra macchina, l'intelligenza artificiale. Ma quell'incantesimo non è un destino: spezzarlo, e fare in modo che le nuove sorgenti della ricchezza diventino ricchezza per tutti e non miseria per molti, è una scelta politica, e dipende ancora da noi".