AGI - Le pratiche spirituali, dalla partecipazione ai servizi religiosi alla meditazione e alla preghiera, sono associate a una riduzione del 13% del rischio di uso pericoloso di alcol e droghe. E' quanto emerge da una meta-analisi pubblicata il 18 febbraio 2026 su JAMA Psychiatry e guidata da Howard K. Koh della Harvard T.H. Chan School of Public Health, insieme al senior author Tyler J. VanderWeele, professore di Epidemiologia presso la stessa istituzione.
Lo studio, il primo a sintetizzare in modo sistematico studi longitudinali sul tema, suggerisce un possibile ruolo protettivo della spiritualità rispetto all'abuso di sostanze. La meta-analisi ha esaminato oltre 20mila studi su spiritualità e salute pubblicati tra il 2000 e il 2022, selezionandone 55 con criteri metodologici rigorosi, inclusi ampi campioni e disegno longitudinale.
Nel complesso, le ricerche analizzate hanno seguito più di mezzo milione di persone nel tempo, consentendo di valutare l'associazione tra pratiche spirituali e consumo dannoso di alcol, tabacco, marijuana e droghe illecite.
I risultati
I risultati indicano che un coinvolgimento spirituale ampio - che comprende partecipazione a comunità religiose o spirituali, frequenza ai servizi religiosi, meditazione e preghiera - è associato a una riduzione del 13% del rischio di uso pericoloso di sostanze. La riduzione sale al 18% tra le persone che partecipano a servizi religiosi almeno una volta alla settimana. L'effetto protettivo è risultato coerente per tutte le categorie di sostanze considerate.
"i nostri risultati indicano che la spiritualità può avere un effetto protettivo rispetto all'abuso di sostanze, una delle maggiori sfide di salute pubblica del nostro tempo", afferma Koh, Harvey V. Fineberg Professor of the Practice of Public Health Leadership: "Per molte persone e famiglie, utilizzare la spiritualità come risorsa - che si tratti di partecipare a servizi religiosi, meditare, pregare o cercare altre forme di conforto spirituale - può rappresentare un modo per migliorare la propria salute".
Rari gli studi tra spiritualità e salute
"Le meta-analisi di studi longitudinali su spiritualità e salute sono rare. Si tratta di un progresso che si verifica una volta ogni dieci anni", aggiunge VanderWeele, John L. Loeb and Frances Lehman Loeb Professor of Epidemiology: "La coerenza dei risultati in tutti gli studi è stata sorprendente, con quasi tutti - inclusi oltre una dozzina condotti al di fuori degli Stati Uniti - che hanno mostrato un effetto protettivo e non dannoso".
Secondo gli autori, i risultati hanno implicazioni non solo per i singoli individui, ma anche per clinici e comunità impegnati nella prevenzione e nella cura delle dipendenze. I medici potrebbero, ad esempio, esplorare con i pazienti il ruolo della spiritualità nella loro vita e, se rilevante, incoraggiare pratiche o partecipazione comunitaria. Allo stesso tempo, organizzazioni sanitarie e comunità spirituali o religiose potrebbero collaborare per affrontare fattori come stress, solitudine e perdita di significato, spesso alla base dell'abuso di sostanze.