AGI - Il meccanismo del gene che determina il sesso in formiche, api e vespe è rimasto sorprendentemente stabile per oltre 150 milioni di anni di evoluzione. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), che fa luce su uno dei sistemi di determinazione del sesso più antichi e conservati nel mondo animale.
Negli insetti dell'ordine degli imenotteri, che comprende formiche, api e vespe, il sesso femminile si sviluppa quando un uovo possiede due versioni diverse di uno specifico gene. Nelle formiche, questo gene è noto come antsr. Per ricostruirne l'origine evolutiva e verificarne la conservazione nel tempo, i ricercatori hanno analizzato 41 genomi appartenenti a diverse specie di imenotteri.
La conservazione della posizione del gene
Lo studio, guidato da Qiaowei Pan e Hugo Darras, mostra che non tanto la sequenza del gene, quanto la sua posizione nel genoma, si è conservata per circa 200 milioni di anni. Sebbene il DNA del gene Antsr risulti molto diverso tra formiche, api e calabroni, la regione genomica in cui si trova è la stessa in tutti questi insetti e svolge ovunque la funzione di determinazione del sesso. Nei bombi e nei calabroni, così come nelle formiche, solo le femmine possiedono due versioni differenti di questo gene, confermando il ruolo chiave della regione genomica nella determinazione del sesso.
Un meccanismo evolutivo insolito
L'assenza di somiglianze nella sequenza del DNA, a fronte di una posizione conservata, suggerisce un meccanismo evolutivo insolito: la funzione biologica viene mantenuta non attraverso il contenuto genetico, ma attraverso il contesto genomico.
Implicazioni per lo studio dell'evoluzione
Secondo gli autori, questi risultati indicano che gli imenotteri rappresentano un modello particolarmente utile per studiare l'evoluzione dei meccanismi di determinazione del sesso, andando oltre i sistemi più noti basati sui cromosomi sessuali, come quelli presenti in molti vertebrati. La scoperta contribuisce a chiarire come sistemi genetici complessi possano rimanere funzionalmente stabili per tempi evolutivi estremamente lunghi, pur cambiando profondamente nella loro struttura molecolare.