Il segreto della rigenerazione degli arti nelle salamandre

Il segreto della rigenerazione degli arti nelle salamandre

Sebbene la possibilità che una persona possa rigenerare un braccio o una gamba sia ipotesi fantascientifica gli autori di uno studio ritengono che le salamandre “possano offrire nuove prospettive per migliorare il trattamento delle lesioni negli esseri umani”

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© Eyepix / NurPhoto / Afp 
- La salamandra axolotl che vive nel Messico 

AGI - Le salamandre? “Creature straordinarie”, scrive il Paìs. Il motivo ha del miracoloso: “Se qualcuno di questi anfibi perde un dito, ricresce”. 

Non basta: “Se viene tagliato un pezzo del cuore o del midollo spinale, sono anche in grado di rigenerarli. Può essere ancora più impressionante quando le loro gambe ricrescono dopo che un predatore affamato ne ha morso uno”. 

Una delle specie più famose è la Ambystoma mexicanum, salamandra che vive nei laghi presso Città del Messico, detta anche axolotl.

Gli axolotl “prendono il nome dal dio del fuoco azteco Xolotl che, secondo leggenda, si travestì da salamandra per evitare d’esser sacrificato”: Gli scienziati ora stanno studiando gli axolotl nei laboratori proprio per la loro straordinaria capacità di rigenerare uno o persino due dei loro arti. Nell'ambito del progetto RegGeneMems, finanziato dall'Unione Europea, i ricercatori cercano di svelare il mistero dietro le molecole che comandano le cellule dell'axolotl ferito di crescere e muoversi, ripristinando l’arto amputato. 

"Anche se perdono un arto, o anche due, sono ancora abbastanza mobili perché possono nuotare con la coda", spiegano i ricercatori.

Sebbene la possibilità che una persona possa rigenerare un braccio o una gamba sia ipotesi fantascientifica, gli autori dello studio ritengono che le salamandre “possano offrire nuove prospettive per migliorare il trattamento delle lesioni negli esseri umani”.

E sottolineano: “La lezione che si può imparare dal loro studio è che per far ricrescere un arto usano praticamente lo stesso meccanismo molecolare che hanno usato per coltivarlo". Secondo gli studiosi con le conoscenze apprese grazie all'axolotl, “potremmo potenziare il nostro kit di rigenerazione delle ferite”.

Tecnicamente, il quotidiano descrive così il processo: “Quando l'axolotl perde un arto si forma un coagulo di sangue nella ferita. Le cellule della pelle si muovono per coprire la ferita in un solo giorno. I tessuti iniziano a riorganizzarsi, formando dapprima una massa disordinata di cellule (blatema) che sembra priva di qualsiasi organizzazione. Un blastema è una massa di cellule indifferenziate che ha la capacità di svilupparsi in un organo o appendice, particolarmente importante nella rigenerazione degli arti amputati”.

Nelle ferite umane, invece, “il tessuto cicatriziale è costituito da cellule con proprietà collanti chiamate fibroblasti. Nelle salamandre succede qualcosa di sorprendente: nel giro di poche settimane le cellule riacquistano flessibilità per diventare ossa, legamenti, tendini o cartilagini. Le cellule si inviano segnali l'un l'altro che dirigono la ricostruzione della parte del corpo perduta dal moncone, facendo crescere una replica esatta”.

““Non saremo in grado di convincere le cellule umane a farlo, poiché sono programmate per funzionare su scala molto piccola. Tuttavia, potremmo essere in grado di produrre un gruppo di cellule staminali umane che possono rigenerarsi come fa un axolotl", conclude la capo progetto della ricerca Elly Tanaka, Ricercare non nuoce.