Il primo ok dell'Ue al caricabatterie unico

Il primo ok dell'Ue al caricabatterie unico

Mercoledì il Parlamento europeo ha adottato, senza alcun emendamento al testo, la propria posizione sulla revisione della Direttiva sulle apparecchiature radio. Ma il vero obiettivo è la ricarica wireless

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© Jakub Porzycki / NurPhoto / NurPhoto via AFP 
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AGI - Ci sono di mezzo i diritti dei consumatori, che nelle intenzioni non devono essere più costretti ad acquistare un caricabatteria e un cavo nuovo per ogni device acquistato. E c’è di mezzo la sostenibilità ambientale: ogni anno vengono spediti in Europa mezzo miliardo di caricabatteria per dispositivi portatili, che generano dalle 11 alle 13 mila tonnellate di rifiuti elettronici. Sono questi i pilastri su cui poggia la direttiva che mira ad introdurre in Europa nuove regole in fatto di ricarica dei dispositivi tecnologici.

Mercoledì il Parlamento europeo ha adottato, senza alcun emendamento al testo, la propria posizione sulla revisione della Direttiva sulle apparecchiature radio, la 2014/53, ed è pronto ad avviare i negoziati con i governi nazionali, ossia con il Consiglio, sulla forma finale della legislazione.

Uniti sulla ricarica wireless

L’obiettivo finale? La richiesta è si avere un caricatore unico, ma soprattutto si punta ad ottenere "l’interoperabilità delle tecnologie di ricarica wireless entro il 2026, migliorando le informazioni fornite ai consumatori con etichette dedicate. Stiamo anche ampliando la portata della proposta aggiungendo altri prodotti, come i computer portatili, che dovranno essere conformi alle nuove regole" come ha chiarito Il relatore Alex Agius Saliba. Non si tratta solo di smartphone, dunque, ma di tutti i dispositivi portatili: Pc, tablet, fotocamere, cuffie e auricolari, console e speaker.

La ragione per cui si punta alla interoperabilità delle tecnologie di ricarica wireless è evidente: sono il futuro. In questo senso le aziende tecnologiche si stanno già muovendo verso un sistema universale di ricarica dei dispositivi elettronici (che sta prendendo piede senza alcun intervento ufficiale): lo standard Qi. Arrivare a questa data con una strategia comune (che vuol dire standard comuni) è uno degli obiettivi dei deputati alla Commissione.

Insomma si vuole evitare una nuova frammentazione del mercato e i cosiddetti effetti "lock-in”, che si verificano nel momento in cui un consumatore dipende da un singolo produttore, oltre a garantire soluzioni di ricarica convenienti per il consumatore e ridurre i rifiuti ambientali. E fino al 2026?

Tutti (o quasi) con usb-c

Secondo la proposta in discussione la maggior parte dei dispositivi ricaricabili tramite cavo (come cellulari, tablet, fotocamere digitali, cuffie e auricolari, console per videogiochi e altoparlanti portatili) dovrebbero essere dotati entro il 2024 di una porta USB-C, indipendentemente dal produttore. Alcune eccezioni potrebbero riguardare i dispositivi troppo piccoli per alloggiare una porta USB-C, come gli orologi smart, i dispositivi di monitoraggio della salute e alcune attrezzature sportive.

Informazioni più chiare sulla ricarica

Per i nuovi dispositivi, i deputati europei chiedono anche informazioni chiare e un'etichettatura sulle opzioni di ricarica. Questo aiuterebbe ad evitare confusione e a rendere le scelte di acquisto più semplici per i consumatori che spesso possiedono diversi dispositivi e non sempre hanno bisogno di caricabatteria aggiuntivi.

Dieci anni

Sono dieci anni che il Parlamento e la commissione parlamentare per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) chiedono una soluzione comune per i caricabatteria, invitando continuamente la Commissione ad agire (la proposta legislativa è stata presentata il 23 settembre 2021). I tentativi di imporre un caricabatterie universale in tutto il territorio europeo risalgono al 2009, quando Apple, Samsung, Huawei e Nokia firmarono un accordo volontario per utilizzare uno standard comune.

Negli anni successivi a questo accordo l’industria dell’elettronica si è uniformata a usare prese micro USB e poi USB-C, riducendo il numero di uscite di ricarica da più di 30 a solamente 3 (micro USB, USB-C e Lightning). Per i legislatori europei, questo approccio volontario non ha però raggiunto gli obiettivi di sostenibilità ambientale e di risparmio stabiliti inizialmente.

420 milioni di smartphone e tre caricabatteria per ogni europeo

Nel 2020 sono stati venduti negli Stati dell’Unione Europea circa 420 milioni di telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici portatili. I consumatori possiedono in media circa tre caricabatteria per telefoni cellulari e ne usano due regolarmente. Ciononostante il 38% dei consumatori dichiara di aver incontrato difficoltà almeno una volta nel ricaricare il proprio telefono cellulare perché i caricabatteria disponibili erano incompatibili. La situazione è fonte non solo di disagi ma anche di costi per i consumatori, che spendono circa 2,4 miliardi di euro l'anno per acquistare caricabatteria separati non compresi nell'acquisto dei dispositivi elettronici. 

Cupertino non ci sta

E le Big Tech? Che ne pensano del caricabatteria unico? L’USB-C è già uno standard condiviso nel panorama dei dispositivi mobili. Tutti i principali produttori di smartphone al mondo, da Samsung a Xiaomi e Huawei, hanno adottato la porta di nuova generazione da qualche anno. La maggior parte dei telefoni Android è dotata di porte di ricarica USB micro-B o è già passata allo standard USB-C più moderno. Apple dovrebbe invece modificare il suo attuale sistema di cavo Lightning. Lo scorso autunno, quando è stata presentata la proposta legislativa, proprio Apple ha depositato un documento presso la Commissione. 

Secondo Cupertino "l’uso inappropriato degli standard soffoca l’innovazione e mina l’obiettivo di un’ampia interoperabilità". Secondo Apple gli standard vengono aggiornati su base continuativa e "la procedura per l’aggiornamento del testo giuridico comporterà ritardi significativi nel portare innovazioni e miglioramenti al mercato europeo".

La proposta poi non consente di portare gli attuali modelli al fine vita. "La maggior parte dei prodotti ha lunghi cicli di sviluppo. La modifica dei connettori ha un impatto significativo sulla progettazione del prodotto e sull’ecosistema, richiedendo sforzi pluriennali. Quando la proposta entrerà in vigore, solo i nuovi modelli con Usb-C saranno disponibili per l’acquisto da parte dei consumatori europei. Di conseguenza, i consumatori saranno privati della possibilità di acquistare modelli meno recenti compatibili con i loro accessori e caricabatterie, con conseguente obsolescenza precoce dei caricabatterie e degli accessori non Usb-C". Le nuove regole disorienterebbero i consumatori. "I requisiti per un’etichetta fisica sulla confezione del prodotto non sono chiaramente definiti nella proposta e possono variare all’interno del mercato dell’Ue, il che creerà confusione tra i consumatori europei".

Quanto vale il mercato degli accessori

Dietro le rimostranze di Apple c’è un mercato, quello degli accessori, che vale un sacco di soldi. Secondo i dati di Zion Market Research, gli accessori di terze parti per dispositivi Apple hanno generato un mercato che nel 2019 era stato stimato in 19,9 miliardi di dollari e si prevede che cresca al ritmo del 4,7% l’anno fino a raggiungere i 27,4 miliardi entro il 2026. Nei 19,9 miliardi non si contano gli accessori firmati Apple. Per il solo terzo quadrimestre del 2021, Cupertino ha registrato entrate per 8,7 miliardi nel comparto che comprende indossabili, smart home e, appunto, accessori. Un anno prima erano a quota 6,4 miliardi.