Perché l'Oms ha chiesto con urgenza un nuovo vaccino antipolio

Perché l'Oms ha chiesto con urgenza un nuovo vaccino antipolio

Nel 2020 anche alcuni Paesi hanno visto un aumento delle insorgenze, con più di 460 persone colpite da poliomelite in tutto il mondo. Milioni di persone potrebbero non avere immunità derivante dall'attuale vaccino

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© EYZA WIDIATMIKA / NURPHOTO / NURPHOTO VIA AFP - Vaccini

AGI - L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) entro la fine dell’anno potrebbe concedere l’approvazione di emergenza per un nuovo vaccino antipolio, prodotto da un team di esperti dell'Università della California, del National Institute for Biological Standards and Control, nel Regno Unito e dei Centers for Disease Control and Prevention americani (CDC). Lo annuncia in una news Nature.

“La polio selvaggia è stata quasi debellata – afferma Kathleen O'Reilly, epidemiologa della London School of Hygiene and Tropical Medicine – solo Afghanistan e Pakistan continuano a segnalare casi, ma nel 2020 anche altri paesi hanno visto un aumento delle insorgenze, con più di 460 persone colpite da poliomelite in tutto il mondo, più di quattro volte il valore registrato nel 2019, il che rappresenta un problema nell’ottica delle campagne globali che hanno investito più di 32 anni e 17 miliardi di dollari per debellare la malattia”.

L’esperta aggiunge che milioni di persone potrebbero non avere immunità derivante dal vaccino e ciò costituisce il principale motivo di preoccupazione. L’OMS sta ora valutando un vaccino progettato per proteggere dal ceppo cVDPV, una mutazione della poliomielite di tipo 2, e la sostanza è in lavorazione da circa dieci anni, testando parametri di sicurezza ed efficacia e considerando la possibilità di concedere l’approvazione di emergenza.

“Sarebbe il primo vaccino a rientrare nell’elenco dei casi di emergenza – commenta Alejandro Cravioto, presidente del gruppo consultivo strategico di esperti sull'immunizzazione dell'OMS – sarà un ottimo esercizio per noi verificarne l’efficacia, perché è probabile che la stessa procedura di emergenza sarà necessaria per le immunizzazioni da COVID-19”.

In questo momento, le epidemie vengono affrontate usando il vecchio vaccino per la poliomielite di tipo 2, che rischia di diffondere ulteriori epidemie. “Se la nuova sostanza venisse ammessa nell’elenco dei casi di emergenza – afferma Simona Zipursky, che co-presiede il gruppo di lavoro sul vaccino presso la Global Polio Eradication Initiative a Ginevra, Svizzera – sarebbe un significativo punto di svolta. I risultati della fase I degli studi sono stati pubblicati lo scorso anno, mentre per la fase II sono stati condotti due studi, i cui dati devono ancora essere diffusi, ma la casa Bio Farma ha avviato la produzione di 160 milioni di dosi in vista dell’autorizzazione dell’OMS. Ottenuto il placet dell’Organizzazione mondiale della sanità, il vaccino potrebbe essere distribuito in paesi pilota entro due mesi”.

Il team ha notato che le infezioni di polio diffusesi recentemente dipendevano da una particolare mutazione che interagisce con il vaccino esistente, aumentando la pericolosità dei contagi, mentre il nuovo vaccino sembra inibire tale mutazione. “Funziona in modo sorprendente – dichiara Raul Andino, virologo dell'Università della California, che ha guidato lo studio sulla nuova procedura di immunizzazione – non abbiamo più notato la mutazione nelle colture cellulari, nei modelli animali e nemmeno durante la sperimentazione clinica”.

Gli scienziati hanno apportato due principali modifiche al virus inoculato, una per impedire la ricombinazione e l’altra per rallentarne l’evoluzione. “La distribuzione del vaccino non può aspettare – sostiene Nicholas Grassly, epidemiologo presso l’Imperial College di Londra – il mondo sta rispondendo alle epidemie di cVDPV utilizzando centinaia di milioni di dosi del vecchio vaccino antipolio di tipo 2, che potrebbero seminare più focolai. Il nuovo vaccino rappresenta l’unico strumento che abbiamo per fermare questo circolo vizioso”.