Le piante riconoscono i parenti e sanno contare: uno studio svela intelligenza vegetale

Le piante riconoscono i parenti e sanno contare: uno studio svela intelligenza vegetale

Una ricerca dell'università di Padova dimostra che alcuni vegetali, come la mimosa, hanno la capacità di 'ricordare' e che altri, di natura carnivora, calcolano i secondi per catturare le loro prede. Insomma, sono in grado di rispondere in maniera complessa a stimoli diversi.

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© David Massemin/Biosphoto/AFP - La Dionea, o 'Venere acchiappamosche', un pianta carnivora che sa calcolare i secondi

AGI - Le specie vegetali sono in grado di compiere astrazioni, di riconoscere i propri parenti, di prendere decisioni e persino contare. A rivelarlo una serie di studi pubblicati sulle riviste Journal of Comparative Psychology, Nature-Scientific Reports e Psychological Bulletin & Reviews e condotti dagli esperti dell'Università di Padova, che hanno analizzato le risposte delle piante agli stimoli esterni, notando che, pur non dotate di organo cerebrale, esse sembrano in grado di adempiere funzioni cognitive.

“Sono sempre più numerose – dichiara Umberto Castiello dell'Università di Padova – le prove a sostegno delle teorie che vedono le piante in grado di rispondere in maniera complessa agli stimoli, comunicando, ricordando, decidendo e persino contando”.

La 'Venere acchiappamosche'

 Il team ha studiato, tra le altre specie, la Dionea, o 'Venere acchiappamosche', che sembra in grado di contare il numero di passi compiuti dalla preda. “Abbiamo notato – sostiene il ricercatore – che la pianta intrappola la preda solo quando l’insetto la innesca due volte entro un tempo massimo di 20 secondi, il che suggerisce che le piante possono ricordare il primo segnale per un breve periodo”. Secondo gli esperti le piante potrebbero aver bisogno di contare i passi delle prede per risparmiare energia e ottimizzare così le proprie risorse.

“In un altro esperimento – prosegue Castiello – abbiamo dimostrato che la pianta in fiore di mimosa può ricordare di essere caduta. Abbiamo lasciato cadere la pianta da un minimo di sei fino a un massimo di 60 volte da un’altezza minima, e alla fine dell'esperimento la mimosa non ha più piegato le foglie in risposta difensiva, dopo aver compreso che non avrebbe avuto conseguenze nel cadere da quella altezza”. L’autore sottolinea che la risposta è stata osservata fino a un mese di distanza, il che dimostra l’acquisizione e l’espressione di una memoria di lunga durata.

“Gli arbusti – afferma Castiello – possono riconoscere i loro parenti, tanto che rilasciano sostanze chimiche quando vengono piantati in prossimità, e questo li aiuta a scacciare i predatori. Quando le piante soffrono di mancanza d’acqua possono condividere queste informazioni con i loro vicini inviando segnali attraverso le radici”. Gli esperti aggiungono che in questo modo la pianta inizia a conservare l’acqua. “La domanda che dobbiamo porci – conclude lo scienziato – non è se le piante siano o meno organismi cognitivi, ma come utilizzino le loro capacità cognitive”.