Andare a combattere strafatti. Dagli Inca all'Isis, breve storia dell'uso delle droghe in guerra

Andare a combattere strafatti. Dagli Inca all'Isis, breve storia dell'uso delle droghe in guerra

Il sequestro a Salerno di metamfetamine utilizzate anche dai terroristi mostra quanto diffuso - e antico - sia il ricorso a sostanze psicotrope per farsi coraggio ed elimiare le inibizioni

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© MICHAEL EVSTAFIEV / AFP
- Un guerrigliero ceceno nel 1994

Le sostanze psicotrope sono state spesso utilizzate nel corso della storia per scopi militari, visti gli effetti della droga sul cervello, che possono diminuire la morsa della paura, aumentare i livelli di adrenalina nel corpo, eliminare le inibizioni o la percezione della fatica.

Ne è un esempio la Fenetillina, altrimenti nota come Captagon, una sostanza che deriva dal legame tra amfetamina e teofillina, oggetto di un sequestro record avvenuto nel porto di Salerno, in cui la Guardia di Finanza di Napoli ha rintracciato 84 milioni di pasticche prodotte in Siria dall’Isis.

L’uso di sostanze in grado di agire sulla psiche nella storia della guerra è tuttavia molto antico, e risale già all’epoca classica, quando greci, romani e spartani assumevano bevande o inalavano fumi in grado di inibire la paura e alzare la soglia del dolore.

Persino i guerrieri Inca masticavano foglie di coca per aumentare la resistenza al sonno, mentre la leggenda dei Berserkir, i guerrieri vichinghi della mitologia norrena, narra che queste truppe in battaglia si lanciavano contro i nemici con una furia disumana, probabilmente scatenata dalle droghe.

In tempi più recenti, l’uso di sostanze psicotrope risale al 1937, quando il medico tedesco Fritz Hauschild, impressionato dalle performance statunitensi durante le Olimpiadi di Berlino nel 1936, sviluppò una sostanza a base di Pervitin, dall’effetto dopante, denominata Panzerschokolade, “cioccolato per carri armati”. Stando a quanto riportato dallo scrittore Norman Ohler, questa sostanza nel 1940 permise all’esercito nazista di conquistare l’Olanda in soli 4 giorni, durante i quali i soldati combatterono senza sosta e senza tregua, rinunciando anche al sonno.

Allo stesso modo, l’esercito giapponese si servì di metamfetamine durante la Seconda guerra mondiale per aumentare le capacità di resistenza dell’esercito, mentre le truppe alleate si servirono di sostanze psicotrope per combattere senza disparità.

In Vietnam l’abuso di eroina, marijuana e altre droghe portò il 15 percento dei militari a sviluppare qualche forma di dipendenza. Negli attacchi terroristici assumere amfetamine riduce le inibizioni e rende i miliziani immuni al sonno, alla fatica, ai rimpianti. Con peculiarità specifiche per ogni cultura e angolo di mondo, questa usanza accompagna l’umanità da tempi immemori, e, nonostante le conseguenze fisiche che derivano dall’assunzione di psicotropi, rappresenta un fenomeno molto più diffuso di quanto si possa immaginare.