È la Stazione spaziale internazionale il luogo più sicuro per evitare contagi

È la Stazione spaziale internazionale il luogo più sicuro per evitare contagi

Le procedure eseguite prima della partenza, compreso il periodo di quarantena, sono infatti volte a far sì che nessun patogeno possa salire a bordo della stazione orbitante

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©  Airbus -  Cimon, il robot mandato sulla Iss

A distanza dagli oltre 164 paesi che stanno fronteggiando la diffusione del coronavirus, la Stazione spaziale internazionale (ISS) della NASA è al momento il luogo più sicuro contro la malattia. Lo sostiene Luis Zea, ricercatore presso il BioServe Space Technologies dell’Università di Colorado Boulder, in un’intervista per Newsweek

Le procedure eseguite prima della partenza, compreso il periodo di quarantena, sono infatti volte a far sì che nessun patogeno possa salire a bordo della stazione orbitante. “Gli astronauti vengono sottoposti a una serie di analisi fisiche, come tamponi faringei e test di laboratorio, per scongiurare l’eventualità di una malattia in corso, ai quali segue poi un periodo di quarantena di due settimane”, spiega Zea

SpaceX lancerà il suo primo velivolo con un equipaggio di due astronauti a maggio, e la missione sembra confermata nonostante la difficile situazione attuale. Governi e agenzie di tutto il mondo stanno attuando misure di emergenza per cercare di limitare la diffusione del virus, che ha colpito più di 206mila persone e provocato oltre 8mila decessi. “Le raccomandazioni delle organizzazioni sanitarie sui comportamenti igienici da seguire vengono attuate da anni dall’agenzia spaziale americana prima delle missioni dirette nello spazio e costituiscono quello che viene definito «programma di stabilizzazione della salute». Direi che al momento la Stazione spaziale internazionale è uno dei posti più sicuri in cui trovarsi”, commenta il ricercatore.

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©  Esa
 Un modulo della Iss alla cui realizzazione ha collaborato la Sitael

 

“Il COVID-19, infatti, sopravvive solo per brevi periodi di tempo senza un ospite, e la quarantena a cui vengono sottoposti gli astronauti prima del lancio evidenzierebbe un possibile contagio”, prosegue Zea, ricordando che il programma di stabilizzazione della salute venne istituito nel 1968, quando a Wally Schirra, veterano delle missioni Mercury e Gemini e all’epoca membro dell’equipaggio dell’Apollo 7, venne diagnosticato un brutto raffreddore, che rese complicate le comunicazioni con la base operativa. 

“Dopo l’Apollo 7, la NASA fece in modo che gli astronauti venissero sottoposti a tutti i test prima della partenza, e mantenessero un contatto regolare con un team di personale sanitario in grado di monitorare le loro condizioni di salute e il funzionamento dei loro organi vitali”, spiega ancora Zea, specificando che anche gli oggetti vengono accuratamente puliti e sterilizzati prima di essere inviati nello spazio. 

“Ovviamente c’è una percentuale di microbi e batteri che è impossibile eliminare, che viaggiano inevitabilmente con l’equipaggio. Ad ogni modo, l’ISS dispone di abbastanza scialuppe di salvataggio che possono essere adoperate in caso di emergenza”, conclude il ricercatore.