Ecco come devieremo gli asteroidi che minacciano la Terra

Ecco come devieremo gli asteroidi che minacciano la Terra

Uno studio del Politecnico di Milano prevede l'utilizzo di sonde che impattino violentemente i corpi celesti

Asteroide Terra Politecnico 

asteroide (afp) 

Deviare gli asteroidi che rischiano di impattare sulla Terra. Non è fantascienza, ma un progetto che ha preso il via al Politecnico di Milano. Si tratta dell’innovativo studio triennale 'Use of the LOP-G as home Base for FastResponse Planetary Defence Missions', finanziato dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea), che mira all’uso del 'LOP-G, Lunar Orbital Platform – Gateway', come piattaforma di lancio per sonde destinate ad intercettare tempestivamente asteroidi provenienti dallo spazio profondo. In particolare, sono sonde progettate per deviare, mediante impatto violento, i corpi celesti in rotta di collisione con la Terra.

Il LOP-G è una infrastruttura orbitante polifunzionale, composta da numerosi moduli, che sarà posizionata in prossimità della Luna. Il nostro Satellite sarà utilizzato come “punto di appoggio” e di rifornimento prima di avventurarsi verso Marte, ma anche come importante piattaforma scientifica, di comprensione e osservazione dello spazio profondo. Un progetto che vede coinvolte le maggiori Agenzie Spaziali mondiali da NASA a ESA, includendo CSA, Roskosmos e JAXA.

Il lancio delle sonde da LOP-G consentirebbe un intervento più rapido rispetto al lancio da Terra e assicurerebbe al veicolo spaziale un livello energetico alla partenza più potente per la fuga dal campo gravitazionale terrestre, risparmiando propellente. Sarebbe, quindi, possibile progettare un veicolo snello e leggero, possibilmente in più unità, agganciato in stand-by alla struttura principale.

In tali frangenti, il fattore tempo gioca infatti un ruolo primario per mettere in atto un’efficace interazione con il corpo celeste in arrivo, evitando impatti distruttivi con il nostro pianeta. Dotare il LOP-G della capacità di sganciare sonde verso lo spazio profondo consentirebbe inoltre di realizzare missioni scientifiche ad oggi irrealizzabili, come l’incontro ravvicinato con comete orbitanti su traiettorie aperte, un’opportunità per la raccolta di campioni di elementi prebiotici provenienti dallo spazio esterno.