Perché tagliare lo zucchero ai bimbi li protegge dai tumori e dall'invecchiamento?
AGI - Limitare il consumo di zucchero nei primi mille giorni di vita può ridurre dal 36 al 69% l'incidenza in età adulta di alcuni tumori e risulta associato a un invecchiamento biologico più lento, equivalente a circa 2,2 anni in meno.
Lo studio sullo zucchero
È quanto emerge da un'analisi condotta su 64.761 partecipanti alla UK Biobank sfruttando come esperimento naturale la brusca fine del razionamento dello zucchero nel Regno Unito nel settembre 1953.
La ricerca, condotta da Chen Zhu e Weilong Zhang e pubblicata sui Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), rileva riduzioni dell'incidenza dei tumori del fegato e dei dotti biliari intraepatici, del retto, del polmone, della prostata e della mammella nelle persone i cui primi mille giorni di vita erano trascorsi, in misura diversa, durante il razionamento.
La storia come esperimento scientifico
Il consumo eccessivo di zucchero è stato associato a diversi tumori attraverso meccanismi che comprendono insulino-resistenza, infiammazione cronica e riprogrammazione metabolica. Restava però da chiarire se l'esposizione allo zucchero nelle primissime fasi della vita potesse influenzare causalmente il rischio oncologico molti decenni più tardi.
Zhu e Zhang hanno affrontato la questione utilizzando una circostanza storica che ha creato una sorta di esperimento naturale. Il Regno Unito mantenne infatti il razionamento dello zucchero fino al settembre 1953, quando la restrizione termino' bruscamente. I ricercatori hanno analizzato 64.761 partecipanti alla UK Biobank nati tra il 1951 e il 1956, confrontando quindi persone che avevano trascorso una parte differente dei primi mille giorni di vita sotto il regime di razionamento.
I risultati della ricerca
L'analisi mostra una relazione dipendente dalla durata dell'esposizione alle restrizioni. Le coorti i cui primi mille giorni ricadevano nel periodo di razionamento presentavano decenni dopo una minore incidenza di cinque tipi di tumore.
La riduzione maggiore è stata osservata per il tumore del fegato e dei dotti biliari intraepatici, per il quale l'hazard ratio era pari a 0,31, corrispondente a una riduzione relativa del 69%. Per il tumore della prostata l'hazard ratio era 0,48, per quello del polmone 0,59, per il tumore del retto 0,60 e per quello della mammella 0,64. Rispetto ai gruppi di confronto, questi valori corrispondono rispettivamente a riduzioni relative del 52%, 41%, 40% e 36%.
Comportamento e biologia
I ricercatori hanno quindi cercato di capire attraverso quali percorsi un'esposizione alimentare limitata a una fase molto precoce dello sviluppo potesse lasciare conseguenze rilevabili mezzo secolo più tardi.
Dall'analisi sono emersi due possibili percorsi, uno comportamentale e uno biologico. Le persone appartenenti alle coorti esposte al razionamento dello zucchero nei primi anni di vita consumavano ancora, circa cinquant'anni dopo, meno zucchero, mangiavano quantità inferiori di cibo e seguivano diete più sane e diversificate. Secondo gli autori, il risultato è coerente con la possibilità che le preferenze del gusto formatesi durante una finestra critica dello sviluppo possano persistere nel corso della vita, contribuendo a modellare le abitudini alimentari dell’età adulta.
Accanto a questa componente comportamentale, lo studio ha individuato anche differenze biologiche. Le persone appartenenti alle coorti sottoposte al razionamento presentavano telomeri leucocitari più lunghi di 0,05 deviazioni standard, una differenza che gli autori indicano come equivalente a circa 2,2 anni in meno di invecchiamento biologico. I telomeri sono le strutture poste alle estremità dei cromosomi e la loro lunghezza viene utilizzata come uno degli indicatori dell'invecchiamento biologico. Nei soggetti esposti alla restrizione dello zucchero è stato inoltre rilevato un livello inferiore di Granzyme B, dato che secondo i ricercatori indica una minore attivazione immunitaria cronica.
Un periodo finestra fondamentale
La combinazione dei risultati suggerisce quindi che l'ambiente nutrizionale durante una finestra relativamente breve dello sviluppo possa lasciare conseguenze che si protraggono per decenni, sia attraverso il mantenimento di determinate abitudini alimentari sia attraverso processi biologici legati all'invecchiamento e all'attivazione immunitaria.
Lo studio si inserisce in una linea di ricerca nella quale precedenti analisi quasi-sperimentali avevano già collegato la restrizione dello zucchero nelle prime fasi della vita a una diminuzione del rischio di malattie cardiometaboliche.
Il nuovo lavoro estende questa relazione ai tumori e propone possibili meccanismi attraverso i quali gli effetti della nutrizione precoce possono propagarsi nel corso della vita. Secondo gli autori, i risultati hanno implicazioni dirette per le politiche riguardanti l'alimentazione nei primi anni di vita e il consumo di zuccheri aggiunti, indicando i primi mille giorni come una possibile finestra critica nella quale l'esposizione alimentare può contribuire a influenzare la salute molti decenni più tardi.