AGI - La poliomielite è più vicina che mai all’eradicazione, ma senza un rinnovato impegno internazionale il virus potrebbe tornare a diffondersi su vasta scala. È il monito lanciato in un editoriale pubblicato dalla rivista Nature, secondo cui il rallentamento della campagna globale contro la malattia, unito ai tagli ai finanziamenti e al crescente disimpegno multilaterale, rischia di compromettere decenni di progressi.
Secondo alcuni modelli epidemiologici citati dalla rivista, l’abbandono dell’obiettivo di eradicazione potrebbe determinare una recrudescenza con centinaia di migliaia di nuovi casi ogni anno. L’editoriale ricorda che il ceppo selvaggio del poliovirus è stato eliminato dalla quasi totalità dei Paesi del mondo.
I casi in Pakistan e Afghanistan
Nel 2023 sono stati confermati appena dodici casi, sei in Pakistan e sei in Afghanistan. Tuttavia, il traguardo finale continua a sfuggire. Al 21 luglio di quest’anno, Pakistan e Afghanistan avevano già notificato complessivamente diciotto casi di poliomielite da virus selvaggio, confermando che la trasmissione endemica non è stata ancora interrotta.
Secondo Nature, proprio questa fase finale rappresenta la sfida più difficile. Dal 1988 la Global Polio Eradication Initiative (Gpei) ha somministrato ogni anno oltre un miliardo di dosi di vaccino a circa 400 milioni di bambini, contribuendo a ridurre drasticamente la diffusione della malattia. Eppure, l’ultimo miglio della campagna di eradicazione continua a essere ostacolato da molteplici fattori: difficoltà di finanziamento, instabilità politica, conflitti armati, esitazione vaccinale e competizione con altre emergenze sanitarie.
La situazione in Nigeria secondo Nature
L’editoriale richiama anche la situazione della Nigeria, che ha eliminato il poliovirus selvaggio nel 2016, ma continua a registrare epidemie causate da poliovirus derivati dal vaccino orale, fenomeno che può verificarsi nelle comunità con basse coperture vaccinali.
In Pakistan e Afghanistan, nonostante oltre tre miliardi di dollari investiti nell’ultimo decennio, la persistenza della malattia è attribuita a una combinazione di fattori, tra cui le interruzioni delle campagne vaccinali durante la pandemia di Covid-19, i problemi di sicurezza che mettono a rischio gli operatori sanitari e la crescente diffidenza di parte della popolazione verso la vaccinazione.
Il peso del contesto geopolitico
Uno degli elementi di maggiore preoccupazione individuati da Nature riguarda il mutato contesto geopolitico. La crescente tendenza verso politiche unilaterali starebbe infatti indebolendo le iniziative multilaterali sulle quali si basa la sanità pubblica globale. In particolare, il ritiro degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità all’inizio dell’anno ha comportato anche l’interruzione del sostegno finanziario americano ai programmi multilaterali di eradicazione della poliomielite, determinando per la Gpei una riduzione del bilancio di circa il 30% nel 2026.
L’editoriale ricorda inoltre che lo smantellamento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (Usaid) ha inizialmente interrotto finanziamenti per circa 85 milioni di dollari destinati ad attività fondamentali come la sorveglianza epidemiologica e la comunicazione sanitaria. Sebbene una parte di queste risorse sia stata successivamente ripristinata dal Congresso degli Stati Uniti, i nuovi finanziamenti vengono erogati prevalentemente attraverso accordi bilaterali con singoli Paesi, riducendo il sostegno ai grandi programmi globali coordinati dalla Gpei.
I nuovi contributi internazionali
Nonostante queste difficoltà, la campagna di eradicazione continua a beneficiare di un ampio sostegno internazionale. Il Congresso degli Stati Uniti mantiene circa 180 milioni di dollari destinati alle attività dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) contro la poliomielite, mentre Rotary International raccoglie ogni anno circa 50 milioni di dollari per sostenere la campagna globale.
Tra i nuovi contributi figurano anche gli impegni annunciati dall’Arabia Saudita, con 500 milioni di dollari, dal Pakistan, con 154 milioni, e dalla Fondazione Gates, che ha promesso 1,2 miliardi di dollari per il programma di eradicazione nel periodo 2026-2029.
Il rischio di cancellare decenni di progressi
Secondo la rivista, sarà però necessario rafforzare anche i meccanismi di responsabilità e di verifica dei risultati. Il messaggio della campagna non dovrebbe limitarsi a sottolineare che l’obiettivo è vicino, conclude l’editoriale, ma ricordare con maggiore forza che un eventuale fallimento consentirebbe al virus di tornare a diffondersi rapidamente, cancellando decenni di progressi nella salute pubblica mondiale.