AGI - Per la prima volta in Europa una sperimentazione su larga scala della Tecnica del Maschio Incompatibile (IIT) ha ridotto dell'88% la capacità della zanzara tigre di produrre uova fertili destinate a superare l'inverno. I risultati arrivano dalla prima fase della campagna sperimentale condotta presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia di Roma, nell'ambito di una collaborazione tra ENEA, Google LLC (progetto Debug) e Sapienza Università di Roma.
La tecnica, basata sul rilascio di maschi resi incompatibili grazie al batterio Wolbachia, rappresenta una strategia sostenibile per contenere le popolazioni di Aedes albopictus senza ricorrere all'impiego massiccio di insetticidi chimici. La zanzara tigre è una specie invasiva che, oltre a rappresentare un forte elemento di disturbo, può trasmettere virus come Dengue, Chikungunya e Zika, malattie sempre più presenti anche in Europa a causa dei cambiamenti climatici.
Come agisce il meccanismo IIT
L'IIT sfrutta un meccanismo naturale: quando i maschi incompatibili si accoppiano con le femmine selvatiche, tutte le uova prodotte risultano sterili, limitando progressivamente la crescita della popolazione. "Questo approccio, applicato esclusivamente alla zanzara tigre, offre un'alternativa concreta all'uso massiccio di insetticidi chimici. Il risultato osservato è particolarmente rilevante perché ridurre in modo stabile la presenza di zanzare in grado di veicolare virus pericolosi significa rafforzare la prevenzione sanitaria, in particolare nei contesti urbani e periurbani più esposti", ha spiegato Riccardo Moretti, ricercatore del Laboratorio Agricoltura 4.0 di ENEA. E ha aggiunto: "Agendo sulla dinamica della popolazione nel tempo, vengono inoltre poste le basi per un controllo più duraturo, efficace e sostenibile, mantenendo le popolazioni al di sotto delle soglie di rischio epidemiologico".
Tra luglio e ottobre 2025 sono stati rilasciati circa 1,6 milioni di maschi incompatibili nei 53 ettari del Centro Ricerche Casaccia. Il monitoraggio, effettuato con ovitrappole e trappole per adulti, ha mostrato una significativa riduzione sia del numero di uova sia della loro fertilità rispetto all'anno precedente e a un'area di controllo monitorata dalla Sapienza. Nell'area trattata la soglia di attenzione di 100 uova per trappola è stata superata soltanto in due campionamenti su 16, contro 12 nell'area di controllo e 14 nella stessa area ENEA nel 2024.
Il controllo biologico
"La sperimentazione si inserisce in una visione più ampia che considera il controllo biologico dei vettori parte integrante delle strategie di transizione ecologica, adattamento ai cambiamenti climatici e rigenerazione urbana", ha sottolineato Maurizio Calvitti, ricercatore della Divisione Sistemi Agroalimentari Sostenibili di ENEA."Il Centro ENEA Casaccia rappresenta un modello pilota trasferibile ad altri contesti operativi, sia in Italia sia all'estero". Nel 2026 la sperimentazione prosegue con rilasci anticipati e dosaggi più elevati per incrementarne ulteriormente l'efficacia, eventualmente integrando la tecnica con la rimozione dei focolai larvali e trattamenti larvicidi compatibili.