AGI - Una variante genetica presente nei bovini da latte potrebbe essere utilizzata come marcatore biologico per identificare gli animali a basse emissioni. A questo curioso risultato giunge uno studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, condotto dagli scienziati della Northwest A&F University di Yangling, in Cina. Il team, guidato da Chenguang Zhang e Ye Liu, ha analizzato i dati multi-omici di 304 mucche Frisone in lattazione.
Attraverso studi di associazione genome-wide (GWAS), i ricercatori hanno considerato il metabolita epatico 6-idrossimelatonina, che stimola la crescita nel rumine del batterio Prevotella bryantii, che abbatte direttamente la produzione di metano. Gli autori hanno scoperto che la sintesi di 6-idrossimelatonina nel fegato è legata a cinque geni candidati, tra cui ITFG2. Il silenziamento di ITFG2 attiva la via di segnalazione mTORC1, che incrementa la produzione di questo metabolita favorendo i batteri benefici nel rumine.
"Una via metabolica del fegato - spiegano gli scienziati - influenza l'attività microbica del rumine e le emissioni di metano nei bovini da latte, offrendo target genetici e metabolici per abbattere le emissioni di gas serra". La variante genetica identificata, 5:106926534, potra' essere utilizzata come marcatore genetico nei programmi di allevamento per selezionare mucche a basso impatto ambientale. Questo approccio, concludono gli autori, potrebbe pertanto offrire una soluzione biologica e sostenibile contro il riscaldamento globale.